Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 29/11/2019

Te lo do io il Photoshop!

Oggi, lo sappiamo, il gradimento di una persona, di una società, di un gruppo rock etc, è misurato in termini di “like” e di “followers”, più se ne hanno sui propri profili social, e più si conta nel mondo, nel mercato e nello showbiz. Ne sa qualcosa anche Sarah Tabar, ventiduenne iraniana che aveva (notare il verbo al passato) sulla propria piattaforma social più di 15mila follower. Tanta attenzione mediatica, è proprio il caso di dire, le è stata funesta, o diversamente-propizia come si deve dire di sti tempi. Innanzi tutto, che cosa pubblicava sui propri profili Sarah per avere tanti giovani che la seguivano? Travestimenti ...tutto qua. La giovane è infatti diventata famosa su Instagram dove si mostrava con guance infossate, sorriso gonfio e naso arricciato cercando di assomigliare tanto ad Angelina Jolie quanto alla “Sposa cadavere” protagonista del film di Tim Burton. Ma non solo, l'ex influencer aveva postato anche decine di fotografie che la ritraevano con le sembianze di un “fantasma”, il tutto grazie ad una sapiente modifica del suo volto grazie al trucco e al montaggio digitale. La Tabar, pacioccando le proprie foto, aveva anche assunto le sembianze deformi di un lugubre cartone animato dell’orrore, modello “Ghoul” (entità soprannaturale che ama frequentare i cimiteri, termine divenuto famoso nel mondo nel 2018 grazie a una miniserie televisiva indiana creata e diretta da Patrick Graham). All’inizio della vicenda la leggenda metropolitana raccontava che la ragazza avesse subito più di 50 interventi di chirurgia plastica, ma poi lei stessa aveva spiegato che la maggior parte delle foto nei suoi post erano state solo modificate digitalmente. In buona sostanza Sarah non faceva altro che giocare a modificare la propria immagine sui social come fanno milioni di giovani in tutto il web. La cosa però non è passata inosservata in patria, e chi di dovere ha subito preso draconiani provvedimenti in merito. Sarah è stata arrestata a Teheran con l'accusa di blasfemia e istigazione alla violenza, avendo insultato i simboli islamici, tra i quali l'hijab (ovvero il velo che, nella tradizione islamica, viene allacciato sotto la gola dalle donne per coprire il capo e le spalle). Le uniche cose che sappiamo del di lei arresto sono che l'autorità giudiziaria l'ha fermata dopo alcune denunce per blasfemia, istigazione alla violenza, acquisizione illegale di proprietà, insulto al codice di abbigliamento del Paese e, infine, incoraggiamento dei giovani alla corruzione. Subito dopo il suo arresto, i suoi profili su Instagram e su Facebook sono stati oscurati. Sarah Tabar è l'ultima di una (lunga) lista di influencer e blogger di moda iraniani che sono stati fermati dalla Legge, ma la notizia della sua detenzione ha scatenato la denuncia online delle autorità iraniane che, notoriamente poco propense al sarcasmo, hanno confermato la notizia del di lei arresto (notare: a mezzo twitter) ironizzando sul fatto che Sarah avrebbe fatto meglio a cimentarsi in attività meno sobillatrici ...come ad esempio “l'appropriazione indebita e l'omicidio”. Il vecchio adagio per cui: “Paese che vai, usanza che trovi”, anche nell'era di internet e del mondo virtuale senza confini, come abbiamo visto, è più che mai attuale.