Danni - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 13/03/2019

Tecnicismi e automatismi no, fare bene il proprio mestiere di giudici sì

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Non scendo in dettagli, mi rifiuto  però di pensare al nostro sistema penale come a una macchinetta calcolatrice  di plastica, che andrebbe  al 100% in automatico, senza che ci sia  - in ciascuno dei passaggi attraverso cui viene montata la sentenza – congruo spazio  per valutare se e come e quanto dovranno pesare  concretamente (a)  il  rilievo per la persona del reo, (b)  l’attenzione per le modalità del fatto,  (c) il riguardo per  la figura della vittima.

E so  che il nostro sistema penale è proprio come sto dicendo,  cioè qualcosa di vivo, chiaroscurale, articolato, complesso, molto – abbastanza – anche nelle  mani di chi giudica, comunque un ordinamento non robotizzato, non orweliano, non astratto, non  gelido e metallico come una slot machine.

Penso semplicemente che troppo spesso abbiamo dei cattivi giudici, in Italia, non sempre è così ok, ma troppo spesso sì: giudici  un po’ rigidi, un po’ciechi, un po’ storti, i quali  dimenticano - soprattutto - che di vite al mondo ne abbiamo una sola, che la vita è il diritto più importante, e che la Costituzione italiana  parla chiara in proposito (insieme a Dante, Shakespeare e Beethoven).

Tutte quelle poverette che vengono strangolate o bruciate o martoriate ogni giorno dai loro “compagni” ... cosa avrebbero voluto fare (ecco cosa mi domando) queste  ragazze fra un mese, fra un anno, cosa sognavano, desideravano, a chi volevano bene, cosa speravano, immaginavano, verso cosa si muovevano? E le loro mamme, i loro figli? 

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Scrivo perché mi indigno, e perché penso si possa/debba fare qualcosa. Faccio un esempio di diritto privato, che è la mia materia.

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Un settembre un anzianotto insonne va  a fare un passeggiata nottura per una stradicciola di campagna. C’è un temporale. Arriva  un’automobile che al buio lo investe di striscio  e che, non essendosi accorta di nulla,  scompare nella notte. Il poveretto – il quale  prima di svenire è riuscito a prendere la targa, grazie  a un fulmine scoppiato un secondo dopo -  ne esce  malconcio. Dopo due mesi   cita in giudizio l‘automobilista.

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“Bene, lei ha ragione sulla carta, il 2054 c.c. inchioda quel conducente, non c’è bisogno di dimostrare nessuna colpa,  - dice il giudice, - vediamo allora che danni patrimoniali ha subito lei, mi racconti”.

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L’uomo spiega che è  un pensionato e che le spese mediche sono tutte a carico del servizio sanitario. “Il punto, - aggiunge però, - è che da allora  sono mezzo orbo, zoppico, soffro di fitte continue, non cammino più, balbetto, ho tre cicatrici sulle guance, sono depresso, non faccio più neanche quel poco di amore che facevo, anche mia moglie si lamenta …”.

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Sorride comprensivo il  giudice: “Capisco caro signore, lo vedo, - scuote la testa intanto, - ma  io sono un tecnico, lei capisce! Le voci  di cui parla lei sono danni non patrimoniali. I quali  da noi sono risarcibili solo in caso di reato. Reato che in questo caso non c’è:  visto  che  non si sa a che velocità andasse l’auto,  e che non c’è stato formalmente nessun abbandono della vittima, dato  che non è  dimostrato che quello si fosse accorto  dell’incidente”.

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“E quindi, - domanda il poveretto, - cosa  mi riconoscete come risarcimento?”.

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“Zero come patrimoniale più zero come  non patrimoniale uguale zero in totale, - sorride il gudice malinconicamente, - anche l’assicurazione d’accordo”.

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Poco tempo dopo qualche buon gudice inventerà il danno biologico, poi arriverà il danno esistenziale, poi, poi