Deboli, svantaggiati  -  Redazione P&D  -  15/07/2021

Teresa - Paolo Cendon

C’è un convento delle Asturie dove le suore trascorrono le loro giornate in letizia. Una giovane novizia, Teresa, arrivata lì da piccola, è la beniamina. Occhi azzurri, naso minuto, le sono affidati i lavori più umili; li svolge tutti con zelo, mai un lamento. Accendere il fuoco, ogni santa mattina d’inverno, raccogliere e spostare le braci, lavare la biancheria, pulire le finestre, lucidare i calici.

Il segreto di quel calore? La devozione che la ragazza porta alla figura della Madonna. E’ la madre di Gesù a ispirare Teresa, a darle serenità: e la nostra (quasi) suorina non smette un secondo di alimentare il colloquio con la Vergine.

Un giorno fa la sua apparizione al convento un giovanotto; è stato assunto per lavori in giardino. Ricciolino, occhi ardenti, una volta che i due sono chini al pozzo lei scivola sopra una zolla, cade in avanti; lui la sostiene, le loro guance si sfiorano.

Scappano insieme dopo una settimana, in una città a cento chilometri. Non durerà più di sei mesi però. Salta fuori che lui era sposato: sporco di natura, trasandato, ubriaco spesso. Una mattina presto Teresa fugge, torna al convento di nascosto.

Sopra ogni altro pensiero la preoccupazione per gli incontri che l’attendono. Cosa diranno le monache … e vorranno accoglierla poi? Tanto tempo via, sarà disposta la superiora a riprenderla?

Invece non succede niente di brutto; nulla di diverso dal solito.

Una prima compagna le accenna al freddo di fuori, brontolando che ha i geloni; la seconda ha in mano un bricco che scotta e borbotta di certe tovaglie, da smacchiare nel pomeriggio: un’altra prega Teresa se potrà aiutarla in un rammendo, più tardi.

Che cos’è, un sogno, una commedia, si erano messe d’accordo? Poco dopo l’incontro con la badessa. Di nuovo il cuore a martellarle, invece niente: risponde all’inchino di Teresa con un sorriso indaffarato, l’aria di chi le aveva dato la buona notte la sera prima.

“Perché un’accoglienza del genere? – dico agli studenti - Chi ce la fa, sforzatevi …”.

Facce attonite, nessuno che respiri.

Perché la Madonna aveva fatto il miracolo.

Nel momento stesso in cui Teresa aveva varcato il cancello, sei mesi prima, la Vergine aveva deciso di prenderne il posto, le sembianze.

E durante tutto il tempo aveva sbrigato, una dopo l’altra, le mansioni che Teresa avrebbe svolto se fosse rimasta: accendere il fuoco all’alba, preparare la tavola per la colazione, dare il pastone alle galline, l’orto, il turno in lavanderia alle otto, i tappeti, tutto il resto.

Nessuno aveva potuto accorgersi della sua assenza.




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