Cultura, società - Cultura, società -  Maria Rita Mottola - 10/08/2017

Togliere ai poveri per dare ai ricchi: il microcredito

Con buona pace dei benpensanti e di tanti che hanno veramente creduto all’istituzione del microcredito a favore delle popolazioni povere quale panacea alla loro povertà, il progetto è naufragato miseramente. Scandali, soprusi, usura, sfruttamento e aumento della povertà. Insomma tutto quello che il neocapitalismo realizza ovunque diviene ideologia dominante.

Perché il vero motivo per cui il microcredito non funziona sta proprio nella sua stessa idea dominante: i poveri sarebbero poveri per loro incapacità a essere imprenditori, a darsi da fare. Diamogli una possibilità offriamo denaro così che possano mettere su una piccola impresa informale e possano così riscattarsi dalla povertà. Nulla di più falso. Si basa sul concetto che l’offerta crea la domanda. Teoria economica a dir poco peregrina. Per semplificare: se non vi è un bacino di vendita perché la povertà è diffusa a chi venderò la mia merce?

E allora cosa succede? I creatori delle banche di microcredito acquisiscono donazioni da coloro che pensano, forse in buona fede o forse per lavarsi la coscienza, di fare un’azione filantropica, e iniziano a prestare denaro, i debitori all’inizio provavano a creare una azienda, una attività ma con scarso successo perché non esisteva nei loro paesi e nelle loro zone un substrato sociale e economico di supporto. E nuovamente si indebitavano per pagare il debito. Successivamente il microcredito è stato utilizzato per provvedere ai bisogni spiccioli e spesso a finanziare i viaggi oltremare dei propri figli che, giunti al luogo di destinazione, avrebbero potuto rimettere in patria quanto guadagnato per far fronte ai debiti contrati dai genitori. I colossi che hanno gestito le imprese di microcredito negli scorsi decenni (operazione sostenuta da Bill e Hillary Clinton e Bill Gates of course) hanno pagato somme da capogiro ai propri manager e offerto ottimi risultati ai propri azionisti. E i poveri sono divenuti sempre più poveri.

Nel frattempo alcuni colossali scandali hanno investito le società di promozione, prima in Messico ove si scoprì quanto venivano pagati i manager e quali condotte prive di scrupoli mettessero in essere, e successivamente una serie di notizie scandalose come quando si scoprì che in India veniva consigliato il suicidio per ottenere il versamento del premio assicurativo e così saldare il debito contratto e salvare la propria famiglia dall’usura posta in essere dalle banche stesse di microcredito (40%, 70% e talvolta il 100% di interesse). E non dimentichiamo che Muhammad Yunus e la Grameen Bank indiana ottenere nel 2006 il premio Nobel per la pace poco prima che un’inchiesta Norvegese sostenesse che il promotore indiano del micro credito avesse stornato a proprio favore denaro destinato alla banca dei poveri. Tutto torna come al solito.

Ora il microcredito investito da scandali paradossali e soggetto a bolle finanziare preoccupanti non è destinato a morire come meriterebbe. La Banca mondiale ha predisposto un progetto per il suo salvataggio dal microcredito al micro risparmio (geniale no?).

Tutto questo ha, come dicevano all’inizio, un motivo ulteriore al guadagno dell’élite finanziaria a discapito delle popolazioni povere: intende espandere la propria egemonia culturale e ideologica diffondendo quell’idea di capitalismo selvaggio e grossolano che ha decretato la supremazia del vile denaro sull'uomo, per raggiungere tale obiettivo deve eliminare all’origine le possibili riforme sociali, quelle sì, dirette a costruire un progresso per tutti. Come fermarli?

 

Per chi volesse approfondire troverete uno studio del prof. Milford Bateman, croato, qui

https://www.jacobinmag.com/2015/11/microcredit-muhammad-yunus-bono-clinton-foundation-global-poverty-entrepreneurial-charity

e tradotto in italiano qui http://vocidallestero.it/2017/08/09/il-potere-di-un-dollaro/