Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 08/10/2019

Tra enti locali e società partecipate non c’è consolidamento del personale – Corte Conti Toscana 319/19

Un comune ha costituito una società in house per la gestione di una farmacia pubblica, in cui sono assunti n. 3 dipendenti con contratto a tempo determinato di durata di mesi 18 ex d. lgs. n. 81/2015.

In prossimità della scadenza dei contrati su indicati, il sindaco ha rivolto i seguenti quesiti alla Sezione regionale di controllo:

“- Se la società partecipata, nel rispetto delle direttive impartite dall'Amministrazione partecipante, possa procedere ad assunzioni a tempo indeterminato di personale senza che ciò vada a diminuire la capacità assunzionale dell'Amministrazione partecipante;

 - se la Società può trasformare i rapporti a tempo determinato in essere in rapporti a tempo indeterminato, in ossequio a quanto previsto dal Jobs act ed in considerazione dei limiti applicativi posti dal Decreto Dignità, in applicazione dell'art. 19, comma 1 del Testo Unico sulle società partecipate (decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175)”.

La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Toscana, con deliberazione n. 319 del 10 settembre 2019, ha evidenziato quanto segue:

-) la legge prevede un meccanismo di calcolo che parte dalla capacità assunzionale “standard”, parametrata sulle cessazioni dell’anno precedente (c.d. turn over), per poi disporre ipotesi di rimodulazione di detta capacità assunzionale in funzione di specifiche variabili, che consentono una flessibilità della misura “standard” in presenza di precisi presupposti;

-) tra le suddette variabili previste dal legislatore c’è il rapporto percentuale tra spesa per il personale e spesa corrente, attualmente disciplinato dall’art. 3, comma 5 quater del D.L. n. 90/2014;

-) l’art. 3, comma 5 del d.l. n. 90/2014 ha abrogato l’art. 76 comma 7 del d.l. n. 112/2008, con cui il legislatore disponeva il divieto in capo agli enti locali di procedere ad assunzioni di personale, a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale, nei casi in cui l'incidenza delle spese di personale fosse risultata pari o superiore al cinquanta per cento delle spese correnti;

-) a seguito dell’abrogazione sopra richiamata, “parrebbe dunque caduto il principio del consolidamento delle spese di personale ai fini della capacità assunzionale”;

-) tuttavia, l’approvazione del TUSP costringe a qualche valutazione ulteriore;

-) l’art. 19, d. lgs. n. 175/2016 dispone che “Le amministrazioni pubbliche socie fissano, con propri provvedimenti, obiettivi specifici, annuali e pluriennali, … tenuto conto … delle eventuali disposizioni che stabiliscono, a loro carico, divieti o limitazioni alle assunzioni di personale…”;

-) alla luce del dispositivo richiamato occorre individuare a quale soggetto (se l’amministrazione socia ovvero la società) riferire i divieti e le limitazioni assunzionali;

-) mentre in passato i divieti assunzionali conseguivano in capo alle società partecipate direttamente dagli enti pubblici partecipanti, ora – in ossequio alle disposizioni del TUSP – i suddetti divieti devono considerarsi “mediati” dagli atti di indirizzo che le società partecipate sono chiamate ad adottare proprio per definire le politiche del personale.

La Sezione, in ultima analisi, in considerazione dell’abrogazione dell’art. 76 sopra citato, non sembra avvallare una interpretazione che renderebbe eccessivamente rigida la capacità assunzionale degli enti locali. Ne consegue che i giudici contabili – in mancanza di “una precisa e chiara formulazione normativa” – ha ritenuto non sussista al momento nell’ordinamento italiano una norma che impone il consolidamento delle capacità assunzionali tra enti locali soci e società partecipate.