Responsabilità civile - Colpevolezza imputabilità -  Fabbricatore Alfonso - 25/01/2016

TRUFFA DEL BANCOMAT: ANCHE LA BANCA È RESPONSABILE NEI CONFRONTI DEL CORRENTISTA - Cass. 806/16 - di A.F.

Cassazione, Sez. I, sentenza del 19 gennaio 2016, n. 806, Pres. Di Palma, Rel. Acierno

La banca risponde di eventuali truffe perpetrate in danno dei correntisti che usufruiscono del servizio di prelevio bancomat, qualora non si attivi per scongiurare il rischio di "attacchi" nei confronti dei correntisti e presti tutte le dovute precauzioni dovute relativamente al grado di diligenza richiesta in conformità alla prestazione convenuta.

La vicenda vede protagonista un correntista che, recatosi ad un bancomat, non riesce ad effettuare l"operazione di prelievo in quanto lo sportello restituisce un messaggio di errore e trattiene la carta senza restituirla al legittimo proprietario. Quest"ultimo provvede ad avvisare prontamente dell"accaduto un dirigente della filiale ove era ubicato lo sportello: il funzionario lo invita a far ritorno il giorno seguente.

Seguite le istruzioni ricevute, il correntista fa ritorno il giorno successivo in filiale e si accorge che dal proprio conto è stata prelevata una ingente quantità di denaro.

Com"è logico intuire, il malcapitato si rivolge immediatamente alla banca per avere chiarimenti e, resosi conto di essere stato vittima di una truffa, chiede la restituzione delle somme. La banca deduce la tardività della segnalazione e della denuncia del fatto. Intrapresa una azione legale nei confronti dell"istituto, l"attore vedeva rigettata la propria domanda in quanto il Giudice di prime cure  rilevava che non era stata eseguita regolare comunicazione entro 48 ore dall'accaduto così come prescritto dalle condizioni generali di contratto.

Ugualmente la Corte d'Appello confermava il rigetto, argomentando che l'indebito prelievo fosse ascrivibile in via esclusiva alla responsabilità dell'appellante. Le riprese video della fase del prelievo hanno evidenziato che il correntista è stato vittima di una truffa da parte di persona ignota che si è avvicinata a lui e, con il pretesto di volerlo aiutare nell'operazione, ha evidentemente visto e memorizzato il PIN, avendo in precedenza manomesso il funzionamento dell'apparecchio in modo da poter recuperare la disponibilità della carta rimasta al suo interno. 

L'appellante ha commesso l'imprudenza di digitare il PIN sotto gli occhi del truffatore, senza aver tempestivamente attivato il blocco, mediante numero verde così come sollecitato dal funzionario, limitandosi ad allertare il direttore della filiale della mancata restituzione della carta ma omettendo di far menzione della presenza di un terzo.

Ricorre, dunque, in Cassazione, lamentando che la decisione resa dalla Corte d"Appello si è posta in contrasto con il canone di buona fede, dal momento che aveva immediatamente avvisato la banca del cattivo funzionamento dello sportello bancomat e del trattenimento della carta. Non è stato, di conseguenza, preso in considerazione il grave difetto di diligenza dell'istituto all'esito di tale segnalazione in quanto non è stata posta in essere nessuna cautela atta ad evitare il danno a fronte della segnalazione dello spossessamento. Da parte della banca, si precisa, è stata attuata una condotta radicalmente omissiva in violazione dell'art. 1176 c.c., comma 2. 

Infatti, lo sportello era costantemente ripreso da una telecamera e conseguentemente poteva essere verificato agevolmente come si era svolta effettivamente l'operazione. L'istituto poteva essere a conoscenza delle truffe ma nulla aveva posto in essere. Secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza di legittimità, la banca avrebbe dovuto porre in essere strumenti idonei a garantire gli impianti da manomissione, rispondendo in mancanza dei relativi rischi. 

Inoltre, secondo il ricorrente, la Ccorte territoriale non ha considerato le contestazioni specifiche in ordine all'ammontare dei prelievi effettuati da ignoti in misura ben superiore ai limiti giornalieri (2.500 Euro) e la previsione contrattuale secondo la quale in caso di mancata comunicazione tempestiva dell'indebito o illecito uso della carta restano a carico del titolare le conseguenze pregiudizievoli fino ad un massimo di 300 Euro.      

In particolare, sempre nelle condizioni generali di contratto, è previsto che in caso di smarrimento, furto o sottrazione della carta o del PIN, il titolare deve darne immediata comunicazione alla banca con qualsiasi mezzo. Entro le 48 ore deve seguire conferma scritta da presentare direttamente o mediante lettera raccomandata, corredata da copia conforme della denuncia sporta alle autorità competenti. Ove la comunicazione avvenga dopo l'uso indebito o illecito, le conseguenze pregiudizievoli rimangono a carico del cliente fino a 300 Euro.

I motivi posti alla base del ricorso risultano fondati ed infatti, secondo i Giudici di legittimità:

"Ai fini della valutazione della responsabilità contrattuale della banca per il caso di utilizzazione illecita da parte di terzi di carta bancomat trattenuta dallo sportello automatico, non può essere omessa, a fronte di un'esplicita richiesta della parte, la verifica dell'adozione da parte dell'istituto bancario delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni, nonostante l'intempestività della denuncia dell'avvenuta sottrazione da parte del cliente e le contrarie previsioni regolamentari;

infatti, la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve essere valutata tenendo conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento ed assumendo quindi come parametro la figura dell'accorto banchiere". (Cass. 13777 del 2007). 

Nel presente giudizio il ricorrente ha espressamente affermato (e provato con la riproduzione delle conclusioni dei due gradi di merito) di aver contestato puntualmente e tempestivamente la violazione dell'art. 1176, secondo comma, cod. civ. La manomissione dello sportello costituisce una circostanza incontestatamente derivante dal mancato rinvenimento della carta al suo interno e dalla sua sottrazione ed utilizzazione da parte di terzi. Risulta pertanto evidente l'omesso accertamento della violazione del dovere di diligenza specifica derivante dal rapporto contrattuale e dalla peculiarità degli obblighi di custodia dello sportello bancomat. 

Come precisato nella sentenza sopra citata la diligenza professionale nella specie deve valutarsi non solo con riferimento all'attività di esecuzione contrattuale in senso stretto ma anche in relazione ad ogni tipo di atto e operazione oggettivamente riferibile ai servizi contrattualmente forniti. Nella specie, è stata del tutto elusa dalla corte d'Appello l'indagine volta a verificare se la banca sia tenuta a garantire la sicurezza del servizio bancomat dalle manomissioni di terzi anche quando il titolare della carta non abbia rispettato l'obbligo di chiedere immediatamente il blocco della medesima o abbia favorito la conoscenza del PIN da parte di terzi. 

L'art. 1176 secondo comma, cod. civ. lascia imprecisata la questione della misura della diligenza nelle obbligazioni inerenti l'esercizio di un'attività professionale ma la sua valutazione di carattere tecnico deve essere commisurata alla natura dell'attività ed in particolare alla specificità dell'obbligo di custodia di uno strumento esposto al pubblico avente ad oggetto l'erogazione di denaro. Ad integrare l'indagine non eseguita dalla corte territoriale devono essere inclusi non solo i comportamenti omissivi della banca (l'omessa verifica continuativa della manutenzione dello sportello mediante le telecamere in uso) ma anche quelli commissivi consistenti nella specie nell'ambigua indicazione, sollecitata dall'immediata lamentela del cliente relativa alla sottrazione della carta, di tornare il giorno dopo per la riconsegna, sulla base di un ragionevole affidamento della sua insottraibilità unita al suggerimento non univoco del blocco. 

Del tutto ignorata, infine anche la circostanza del prelievo in misura molto superiore al plafond contrattuale da ritenersi un ulteriore profilo di malfunzionamento del sistema da valutare ai fini di un esame complessivo della diligenza professionale posta a carico della banca.