Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Valeria Cianciolo - 19/12/2017

Trust e Dopo di Noi. Nota a Tribunale di Roma, Ufficio del Giudice Tutelare, 10 ottobre 2017.

Il provvedimento capitolino è molto breve, ma prende atto di un’evoluzione del nostro diritto in rapida ascesa, ossia, l’adozione di strumenti alternativi agli atti di disposizione classici conosciuti dal nostro ordinamento che comportano una segregazione dei beni.

A riprova di quanto detto basti pensare alla recente L. n. 112 del 2016, comunemente conosciuta come “dopo di noi” che dispone misure atte ad agevolare l’assistenza, la cura e la protezione dei soggetti affetti da disabilità grave dove gli strumenti di articolazione patrimoniale - trust, vincoli di destinazione ex art. 2645 ter e fondi speciali “composti da beni sottoposti a vincolo di destinazione e disciplinati con contratti di affidamento fiduciario” - in concorso con altri strumenti (polizze assicurative, integrano l’intervento pubblico.

Tutti strumenti caratterizzati dall'effetto segregativo dei beni, cosa questa che urta la nostra sensibilità di civilisti perchè percepiamo questo scollamento fra segregazione e proprietà senza trasferimento, come una distorsione giuridica. Sebbene poi si debba notare, come la nozione di separazione patrimoniale, è piuttosto caratterizzata dalla destinazione che dall’attribuzione (soltanto eventuale, anche se di certo non vietata): ai fini del suo perfezionamento, pertanto, il trasferimento a un destinatario, non può neppure qualificarsi come effetto tipico della fattispecie, ma soltanto accessorio.

Il giudice tutelare capitolino ha infatti, autorizzato l'amministratore di sostegno di un soggetto affetto da disabilità all'istituzione di trust e al conferimento in trust, a titolo gratuito, dei beni dell'amministrato. Il Giudice ha autorizzato tale attività proprio in considerazione della compatibilità dello strumento in oggetto, anche per l'introduzione dell'art. 2645-ter  c.c. e per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela, quali quelli dei soggetti con gravi disabilità.

Il provvedimento del Giudice precisa che il trust "è compatibile" con il nostro ordinamento giuridico per effetto della Convenzione de l'Aja del 1985, resa esecutiva in Italia con la legge 364/1989 entrata in vigore l'1.1.1992. Forse non c’era bisogno di questa precisazione posto che lo strumento giuridico del trust è, oramai da tempo, entrato a pieno titolo fra i negozi utilizzabili in Italia per regolare molteplici esigenze nelle quali le possibilità offerte dalla normativa interna sono carenti oppure i risultati raggiunti tramite questa, sono insoddisfacenti o inefficienti con riferimento alle attese degli interessati.

Ed infatti, il trust ha un vasto ventaglio di utilizzazioni: si va dal mantenimento di un patrimonio familiare all’assistenza di soggetti handicappati all’adempimento di obbligazioni morali alla protezione di  figli minori in caso di divorzio o di eredità[1]

E’ sotto gli occhi di tutti il proficuo utilizzo del trust in ambito non profit:

  • nella regolazione della vasta problematica nota come «il dopo di noi», interessante famiglie con congiunti psichicamente o fisicamente disabili (normalmente con livelli di gravità alta e situazione invalidante di tipo permanente);
  • nella tutela di persone prive parzialmente di autonomia o interessate da fenomeni di fragilità;
  • alternativa alla costituzione di enti per svolgimento di attività di tipo solidale

Il Giudice Tutelare capitolino fa anche riferimento all'art. 2645-ter c.c.[2], che disciplina la destinazione di beni immobili (o mobili registrati) per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela, comportando la segregazione dei medesimi e la conseguente loro insensibilità alla azione da parte di soggetti terzi verso il costituente e realizzando così la segregazione patrimoniale relativamente al bene vincolato. L’introduzione nel codice civile dell’art. 2645-ter fu dovuta a una scelta legislativa ardita (o forse soltanto frettolosa), ma discendeva da indifferibili esigenze della prassi negoziale, segnata dalla competizione tra le diverse possibilità in tema di separazione dei patrimoni ormai offerte dalla circolazione dei modelli giuridici. È innegabile, comunque, che la norma abbia imposto una profonda revisione di molte tradizionali concezioni e categorie acquisite, mettendo in discussione consolidate interpretazioni della titolarità di beni, dell’opponibilità dei vincoli su di essi impressi dall’autonomia privata e della conseguente estensione della responsabilità nei confronti dei creditori.

Il Provvedimento romano autorizza l’ istituzione e il relativo conferimento degli immobili "senza corrispettivo":

1) riconoscendo piena cittadinanza al trust nel nostro ordinamento giuridico (semmai ci fosse ancora bisogno di conferme ulteriori),

2) prevedendo che possa essere conferito nel Fondo in Trust un bene immobile,

3) disponendo che il trust sia istituito dallo stesso soggetto disabile, a mezzo dell'amministratore di sostegno,

4) associando due istituti diversi tra loro, quali il trust e il vincolo di destinazione (art. 2645 ter c.c.),

5) autorizzando l'istituzione e il conferimento senza alcun corrispettivo.

 

 

Trib. Roma Sez. IX, Sent., 10-10-2017

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale di Roma

Sezione nona civile

UFFICIO DEL GIUDICE TUTELARE

Il Giudice tutelare, in persona della dott.ssa Eleonora Lombardi:

letta l'istanza sub (...) dell'ADS di (...), nato a R. il (...), con cui si chiede la autorizzazione ad istituire il trust denominato TRUST per V. (allegato alla istanza), dotando il trust del bene immobile sito in R., (...), ed il diritto di nuda proprietà del 50% sull'immobile sito in R., (...), sc.A, piano 4, int.5;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

ritenuto che l'istituto del trust è compatibile con il nostro ordinamento giuridico in virtù della Convenzione dell'Aja del 1/7/85, entrata in vigore per l'Italia il 1/1/1992, e che, con l'introduzione del nuovo art. 2645 ter c.c., la giurisprudenza include altresì il trust, in quanto atto dispositivo che realizza interessi meritevoli di tutela per soggetti con disabilità;

letti gli atti;

P.T.M., visti gli artt. 411, 374 n.2 c.c. e 741 c.p.c.:

AUTORIZZA

L'ADS suddetto a sottoscrivere il trust denominato Trust per V. in conformità alla bozza sub (...)) allegata alla istanza sub 3, e con i conferimenti immobiliari indicati;

AUTORIZZA

L'ADS al trasferimento senza corrispettivo nell'istituendo Trust per V. della/e unità immobiliare /i indicata/e nella bozza e negli atti allegati;

P.Q.M.

DICHIARA

Il decreto immediatamente efficace.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2017.

Depositata in Cancelleria il 10 ottobre 2017

 

[1] Quest’ultimo è il caso che si è presentato all’esame del Giudice Tutelare di Milano che ha accolto con decreto pubblicato in data 11 marzo 2013, il ricorso di una  madre esercente la potestà genitoriale ad istituire un trust per affidare la gestione dell’eredità paterna pervenuta al figlio a due accreditate società quali trustee.

Il caso è molto particolare, in quanto la ricorrente, vedova da tanti anni, con l’approssimarsi della maggiore età del  figlio, utilizza lo strumento del trust per proteggere le risorse finanziarie, fino a quel momento,  oculatamente gestite.

 

[2] Fra i primi commenti apparsi su rivista, appena dopo l’introduzione della norma nel codice civile, cfr., senza pretesa di esaustività: Petrelli, La trascrizione degli atti di destinazione, in Riv. dir. civ., 2006, II, p. 161 ss.; Gazzoni, Osservazioni sull’art. 2645 ter, in Giust. civ., 2006, II, p. 165 ss.; Lupoi, Gli «atti di destinazione» nel nuovo art. 2645 ter c.c. quale frammento di trust, in Riv. not., 2006, p. 467 ss.