Cultura, società - Cultura, società -  Patrizio Sisto - 31/07/2017

Turismo per interposta persona

Turismo per interposta persona

Il filosofo francese Jean Guitton raccontava che il suo rapporto con i libri spaziava dalla normale esperienza diretta di lettura al frequente ascolto, da amici, conoscenti e interlocutori come il suo barbiere, dei sunti, delle trame e impressioni relative a tutti quei testi, romanzi o saggi, a cui lui in prima persona non riusciva ad accostarsi in modo diretto vuoi per mancanza di tempo, di un interesse sufficiente o semplicemente di una conoscenza della loro esistenza.

E concludeva con la riflessione che, a fronte del tempo necessario per le attività dedicate al lavoro, al riposo e alla cura di sé che riempiono la quotidianità, la vita media dell’uomo lascia di fatto un tempo circoscritto e limitato da dedicare alla lettura, in misura largamente insufficiente rispetto a desideri e aspettative.

Io, mi accorgo, ho involontariamente trasposto questa strategia alla dimensione del viaggio: sempre più negli ultimi anni ho affidato alle conversazioni con amici o con persone appena conosciute le mie fonti conoscitive in merito e in qualche modo le mie esperienze. I racconti di viaggio catturati al volo, magari davanti a un boccale di birra, sono così divenuti pian piano, per me, un modo per viaggiare, sia pur per interposta persona.
Volendo nobilitarla in termini attuali, si potrebbe forse definire quella che ho perseguito come una pratica del turismo ecocompatibile, relazionale, narrativa, marcata da un equilibrio fra il coinvolgimento nell’esperienza vissuta del narratore-protagonista e la distanza riflessiva del ricordo che si trasfonde poi nel racconto.

In attesa di concedermi qualche esperienza effettiva in loco, sulla scia delle impressioni, evocazioni, tracce lasciate in me dai volti e dalle parole che ho così spesso incontrato a due passi da casa, mi piace così pensare che in qualche modo ho compiuto in questi anni tanti viaggi, anche in luoghi esotici e lontani dalle mie predilezioni personali.
Viaggi virtuali, sì, ma anche inconfondibilmente infusi dell’impronta di una miriade di parole, sguardi, intonazioni della voce … in definitiva delle immagini ed emozioni che appartengono a chi le porta con sé come tracce viventi di incontri e luoghi venati di nostalgia per un altrove, che di rimando finisce per echeggiare anche in me.