Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Redazione P&D - 12/07/2020

Umanità dolente in fila per una prestazione medica e diritti negati - Carmela Bruniani

La mattina alle 6.30, in fila davanti ad un qualunque laboratorio di analisi e prestazioni mediche convenzionate, per staccare le scontrino elimina code.
Un’umanità smarrita, dolorosa, stanca, malata che rimane in piedi, fuori, ad aspettare il suo turno per ore.
La signora anziana sola che si trascina con la sua mascherina al contrario tentando di entrare prima o di accelerare i tempi, redarguita violentemente da un giovane, pallido, senza luce negli occhi che difende a denti stretti il suo scontrino e il suo turno.
La figlia di un malato grave chiuso in macchina perché non riesce a scendere, che chiede disperatamente informazioni sui tempi, le modalità, le procedure di questa lunga attesa.
Un signore che arriva trafelato perché ha bevuto litri di acqua per un’ecografia e non resiste, deve andare in bagno, tenta di entrare senza numero ma rischia il linciaggio e, quando, arriva in sala accettazioni, tra le imprecazioni di tutti, scopre che il suo esame non prevedeva la vescica piena.
Tutti siamo al corrente di tutto, ogni particolare, il tipo di esame, la patologia, il colore degli slip.
Arriva anche una ragazza con le sue disabilità su una sedia a rotelle che piange, urla, ha paura non vuole entrare, la mamma anziana stanca, la voce spenta, non riesce a calmarla.
Una donna cerca di intervenire aggravando la situazione, la ragazza ritorna in macchina, per oggi niente esame.
Un tipetto basso è preoccupato gli hanno perso qualcosa, si tratta, si capirà subito dopo, delle feci da analizzare.
Subito dopo verremo messi a conoscenza, quisque de populo, delle sue abitudini mattutine, serali o pomeridiane di procedere ai normali bisogni fisiologici mentre lo spiega, candidamente, all’infermiera che, inutilmente, amplifica il volume di ogni domanda.
Piccole risse, prima di ogni esame, all’interno, dove non c’è l’elimina code, incomprensioni, sorpassi a destra, ansia.
Nessuna saletta riservata, nessuna privacy, tutto è di tutti, un dolore solidale che confonde e innervosisce. Qualcuno deve fare esami urgenti ma l’impegnativa è sbagliata, il codice non va bene, bisogna rifarla.
La frustrazione è enorme, la tensione altissima, sui visi rugosi scendono lacrime nervose, volano parole pesanti.
Una mattinata persa, un’altra fila da fare presso il medico di base, il tempo che passa e la malattia che avanza.
Un microcosmo di disperazione, una massa indistinta, numeri senza volto abbarbicati dietro una porta nel momento più difficile del proprio percorso di vita, quello del dolore, della malattia, della paura.
Un’umanità stanca, claudicante, con le spalle curve, il viso smunto e gli occhi senza luce assembrata in spazi angusti, in mezzo alla strada, la mattina presto con le mascherine usurate, a volte nuove, sotto il mento, sulla fronte o inutilmente in mano.
Persone che fanno parte di una civiltà evoluta, soggetti di diritto senza diritti, portatori di situazioni giuridiche soggettive mistificate, apparenti.
Un affresco drammatico dell’affermarsi nelle società odierne delle “politiche dell’indegnità” che hanno calpestato le politiche dei diritti.
I diritti sono tali non quando sono meramente individuati sulla carta, attraverso la scrittura di sontuose forme espressive, per lo più incomprensibili, con l’apposizione di un timbro in ceralacca e di una firma in calce, più o meno mutevole ma quando esistono, in concreto, una serie di prestazioni finalizzate a soddisfare una serie essenziale di bisogni umani.
In realtà, il principio di dignità, individuato dalle Costituzioni del dopoguerra, lascito di un secolo drammatico, continua ad essere violato anche oggi in forme inconsuete, rendendo così indispensabile una sua nuova affermazione, quale vincolo indissolubile, per la politica e le istituzioni.
Non basta quindi il diritto alla prestazione medica e, se vi sono i presupposti, il diritto alla sua gratuità ma è necessario riconsiderare anche il diritto ad un approccio dignitoso al sistema sanitario che garantisca ad ognuno, in base alle sue necessità, tempi, spazi, sedie, riservatezza, ausili medici, garbata consulenza, umanità.
Non vi è diritto senza il rispetto del principio dell’inviolabilità della persona da considerare in ogni momento del suo percorso di vita ed in ogni luogo.