Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 23/11/2017

Una nuova Carta dei diritti sociali: un’opportunità di crescita per il non profit

Nel recente vertice di Goteborg dedicato ai temi sociali da venti anni a questa parte, i 28 Stati Membri (compresa la Gran Bretagna) hanno convenuto di sottoscrivere una nuova carta dei diritti sociali.

Il documento, ancorché non vincolante, rappresenta una tappa importante nel riconoscimento di un’Europa costruita non soltanto sulle dinamiche di mercato. Per vero, fin dalla sua istituzione, il progetto europeo intendeva essere prevalentemente un progetto sociale. Il mercato unico, infatti, quale dimensione spaziale per costruire relazioni e coesione sociali. In questo senso, l’economia sociale di mercato è sempre stata una delle caratteristiche fondamentali dell’Unione Europea.

Il documento in parola consta di tra macro capitoli: l’accesso al mercato dell’occupazione; condizioni eque di lavoro e protezione sociale. Alcuni Paesi membri hanno già annunciato l’intenzione di approvare piani di azioni operativi per raggiungere gli obiettivi della Carta.

Nel corso di una tavola rotonda, il Presidente francese Macron ha proposto di condizione l’uso e quindi l’erogazione dei fondi europei al rispetto di criteri sociali.

La Carta e i programmi nazionali di convergenza sociale che potranno essere approvati nei prossimi anni dai singoli governi nazionali costituisce indubbiamente un passaggio importante sulla strada già tracciata in molte dichiarazioni e documenti ufficiali approvati in passato (si pensi per tutti, alla Carta europea dei diritti fondamentali).

Come è noto, i diritti sociali non soltanto sono spesso vincolati finanziariamente, ma risultano anche spesso “oggetto” di difficile implementazione, sia per gli assetti istituzionali che caratterizzano i singoli sistemi giuridici europei sia a causa di una certa indeterminatezza nella loro identificazione.

Il riconoscimento ufficiale e formale dei diritti sociali potrà permettere, inter alia, anche uno sviluppo delle imprese sociali e delle organizzazioni non profit che quei diritti sono chiamati, nell’ambito di contesti di cooperazione con le istituzioni pubbliche, ad assicurare a mezzo dei servizi e degli interventi che esse sono in grado di realizzare.