Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 08/07/2017

Uso legittimo di armi o altri mezzi di coazione: dal penale al civile

L'attività di polizia, svolta per la tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica, non può ritenersi per sua natura attività pericolosa, ai sensi dell'art. 2050 c.c., in quanto essa si configura come compito indefettibile imposto allo Stato e, quindi, attività assolutamente doverosa e priva di intrinseca attitudine lesiva, siccome esercitata in difesa di beni e interessi dell'intera collettività e volta ad opporsi, dunque, alle potenziali offese che possano essere ad essi inferte da agenti esterni (cfr., amplius, "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017); tale attività può, tuttavia, ricondursi nell'ambito della fattispecie di cui al citato art. 2050 c.c. per la natura dei mezzi adoperati; ove, però, si tratti di armi e di altri mezzi di coazione di pari pericolosità, ai fini della sussistenza della responsabilità ex art. 2050 c.c. occorre riscontrare - in base ad un giudizio di merito non implicante un sindacato sulle scelte rimesse alla discrezionalità amministrativa, ma che attinge ai suoi limiti esterni - l'inoperatività della scriminante di cui all'art. 53 c.p. e ciò, segnatamente, sia in ragione di un uso imperito o imprudente degli anzidetti mezzi pericolosi ovvero del loro oggettivo carattere di anormalità ed eccedenza e, dunque, di sproporzionalità evidente rispetto alla situazione contingente; e, ai fini del riparto dell'onere probatorio, spetta al soggetto danneggiato, che invoca la responsabilità della p.a. per la intrinseca pericolosità dei mezzi effettivamente adoperati (armi o altri mezzi di coazione del pari pericolosi) nell'attività di polizia rivolta alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica, fornire la dimostrazione di quelle concrete ed oggettive condizioni atte a connotare il fatto come illecito, in quanto antigiuridico (oltre a dover fornire la dimostrazione del nesso eziologico tra la pericolosità dei mezzi adoperati ed il danno patito); incomberà, invece, alla p. a. la prova di aver adottato, in ogni caso, tutte le misure idonee a prevenire il danno.

In particolare, l’art. 53 c.p. prevede che, ferme le disposizioni di cui agli articoli 51 e 52 c.p., non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di fare uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona: la stessa disposizione si applica a qualsiasi persona che, legalmente richiesta dal pubblico ufficiale, gli presti assistenza; inoltre, la legge determina gli altri casi nei quali è autorizzato l’uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica; ulteriormente, è necessario non confondere il caso, qui considerato, del pubblico ufficiale che fa direttamente uso od ordina di fare uso delle armi (scriminato in base all’art. 53 c.p.) con quello del soggetto che ricorre all’uso delle armi per ordine del superiore (scriminato in base all’art. 51 c.p.).

Per la configurabilità della scriminante dell'uso legittimo delle armi occorre, pertanto, che si verifichino le condizioni di seguito indicate, in presenza della quali è da escludersi la responsabilità, civile e penale, dell'agente per il verificarsi dell'evento più grave da lui non voluto, anche nei confronti di terzi estranei al reato: (a) che non vi sia altro mezzo possibile; (b) che tra i vari mezzi di coazione venga scelto quello meno lesivo; (c) che l'uso di tale mezzo venga graduato secondo le esigenze specifiche del caso, nel rispetto del fondamentale principio di proporzionalità; così, ad esempio, è stato recentemente precisato come la scriminante dell'uso legittimo delle armi sia configurabile anche quando l'attività dell'agente sia posta in essere nel corso della fuga dei malviventi, purché detta fuga non sia finalizzata esclusivamente alla conservazione dello stato di libertà ma, per le sue modalità, determini l'insorgere di pericoli per l'incolumità di terzi; nella fattispecie, è stata riconosciuta la scriminate giacché i malviventi, nel corso della fuga, avevano continuato ad esplodere colpi d'arma da fuoco nonché preso in ostaggio tre persone: nella specie, in applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha così confermato la decisione di merito, con la quale era stato assolto, dall'addebito di omicidio colposo, un agente della forza pubblica che, nel corso dell'inseguimento di alcuni rapinatori, dopo che questi si erano impossessati, sotto minaccia delle armi, nel tentativo di far perdere le proprie tracce, di un autoveicolo di passaggio, dal quale avevano spinto fuori il conducente, aveva esploso dei colpi di arma da fuoco uno dei quali aveva raggiunto, di rimbalzo, il detto conducente, provocandone la morte; bene - così ha motivato la Suprema Corte - è ritenuta sussistente la scriminante dell'uso legittimo delle armi a fronte della condotta posta in essere da soggetti i quali, dopo aver compiuto una rapina a mano armata, si diano alla fuga con modalità tali da continuare a porre in serio pericolo l'incolumità, oltre che degli appartenenti alla forza pubblica, anche di quanti vengano a trovarsi sul tragitto: in altri termini, affinché possa riconoscersi la scriminante dell'uso legittimo delle armi è necessario che tra i possibili mezzi di coazione venga scelto quello meno lesivo, nel rispetto del principio di proporzionalità e, nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto sussistente la scriminante de quo nella condotta, per l’appunto, di un Carabiniere che, nel corso di un conflitto a fuoco con dei rapinatori, aveva ferito mortalmente un passante, atteso che la situazione di violenza estrema che aveva caratterizzato la fuga dei rapinatori giustificava, in base al principio di proporzionalità, l'utilizzo dell'arma come extrema ratio per tutelare l'incolumità di ostaggi e terzi.

La causa di giustificazione in oggetto è, dunque, una scriminante propria, autonoma e sussidiaria (rispetto alle cause di giustificazione di cui agli articoli 51 e 52 c.p., come prevede la c.d. clausola di riserva contenuta nella disposizione); la norma in esame, in particolare, estende la liceità dell’uso delle armi e degli altri mezzi di coazione fisica, da parte del pubblico ufficiale, oltre i casi già giustificati sulla base degli articoli 51 e 52 c.p., nel senso che il pubblico ufficiale, trovandosi nella necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza, potrà, in primo luogo, beneficiare delle esimenti dell’esercizio di un diritto, dell’adempimento di un dovere o della difesa legittima qualora ne sussistano i requisiti; in secondo luogo, qualora difettino i requisiti ex artt. 51-52 c.p., ricorrere al disposto dell’art. 53 c.p, sempre naturalmente che ne sussistano i relativi presupposti di applicazione; trattasi, inoltre, di scriminante ammessa soltanto a favore dei pubblici ufficiali (non, quindi degli incaricati di un pubblico servizio) che hanno istituzionalmente in dotazione armi o altri mezzi di coazione fisica (non è pertanto ammessa a favore di tutti i pubblici ufficiali di cui all’art. 357 c.p, ma ai soli appartenenti alla cd. forza pubblica), nonché a qualsiasi persona che, legalmente richiesta dal pubblico ufficiale, gli presti assistenza.

Ecco allora perché, per fare un esempio, la giurisprudenza deve affermare che l'identificazione dei responsabili delle infrazioni al codice della strada rientra nell'ambito delle attribuzioni proprie della polizia municipale la quale, pur se non munita di poteri di coazione fisica idonei a legittimare il richiamo alla causa di giustificazione ex art. 53 c.p., deve reputarsi dotata, in ragione dei propri fini istituzionali, dei poteri strettamente funzionali al compimento dell'attività di accertamento delle infrazioni, potendo gli stessi estrinsecarsi, ove necessario, anche nell'atto di fermare i trasgressori al fine di procedere alla contestazione della violazione.

Ad ogni buon conto, scopo dell’art. 53 c.p. è assicurare l’adempimento dei pubblici doveri, al fine di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione, principio riconosciuto dall’art. 97 Cost.; il fondamento giuridico e la giustificazione normativa della disposizione in esame risiedono, così, nella necessità di consentire al pubblico ufficiale l’uso delle armi al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio: ciò significa che l’uso delle armi deve essere strumentale alla eliminazione di tutti quegli ostacoli che si frappongono fra il pubblico ufficiale e il dovere da adempiere.