Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 14/09/2017

Usucapione: l'interruzione del possesso

L'interruzione del possesso idoneo ad usucapire può avvenire solo qualora ricorrano gli atti interruttivi tipicamente previsti dalla legge agli articoli 1165 e 1167 del codice civile (con l’avvertenza che le cause d'interruzione, richiamate dall'articolo 1165 del codice civile, non si applicano al possesso ad interdicta: pacifico pertanto, ad esempio, che l’interruzione civile di cui all’art. 2943 c.c. si applica solo al possesso ‘ad usucapionem’ ai sensi dell’art. 1165 c.c. ma non anche al possesso “ad interdicta”: cfr, anche il capitolo primo, del volume "USUCAPIONE DI BENI MOBILI ED IMMOBLI", Riccardo Mazzon, seconda edizione, Rimini 2017); peraltro, nell'applicare il richiamo che l'articolo 1165 del codice civile opera alle disposizioni generali sulla prescrizione, sulla sospensione, sull'interruzione e sul computo dei termini, è necessario tener conto dell'effettiva compatibilità di queste con la natura stessa dell'usucapione: la conseguenza che ne deriva è l'inefficacia interruttiva di atti che non comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure di atti giudiziali per nulla diretti all'ottenimento, “ope iudicis”, della privazione del possesso nei confronti del possessore che pretende di usucapire, di tal che non rivestono la idoneità a interrompere il termine utile per la prescrizione acquisitiva, diversamente da quanto avviene in tema di prescrizione estintiva dei diritti di obbligazione, ad esempio, la diffida o la messa in mora, per la ragione che può esercitarsi il possesso anche in aperto contrasto con la volontà del titolare; da ritenersi, invece, legittimamente atto interruttivo del termine della prescrizione acquisitiva la notifica dell'atto di citazione con il quale veniva richiesta la materiale consegna di tutti i beni immobili dei quali si vanti un diritto dominicale.

In argomento, osserva spesso la giurisprudenza come, nel giudizio promosso dal possessore nei confronti del proprietario - onde fare accertare l'intervenuto acquisto del diritto di proprietà per usucapione -, la condizione soggettiva del proprietario convenuto, il quale abbia ritenuto di conservare le sue facoltà dominicali, pur non avendo alcun rapporto concreto con l'immobile - né diretto, come effettiva materiale disponibilità "corpore et animo", né indiretto, come disponibilità "solo animo" utilmente mediata dal rapporto con un detentore - è del tutto irrilevante, trattandosi di circostanza che non influisce su alcuno degli elementi - il soggetto, il possesso, il tempo - costitutivi della fattispecie regolata dall'art. 1158 c.c., a meno che si sia manifestata negli atti idonei alla privazione del possesso protratta per un anno, previsti dal comma 1 dell'art. 1167 c.c., ovvero all'interruzione della prescrizione, previsti nei primi due commi dell'art. 2943 c.c. applicabili per rinvio recettizio dall'art. 1165 c.c.: non è consentito, infatti, si ripete, attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli stabiliti nelle citate norme, per quanto con essi si sia inteso manifestare la volontà di conservare il diritto, giacché la tipicità dei modi d'interruzione della prescrizione acquisitiva non ammette equipollenti.

Sulla base di quanto sin qui assunto, non va, ad esempio, riconosciuta alcuna efficacia interruttiva alla domanda diretta ad ottenere il trasferimento coattivo della proprietà per il tramite della sentenza costitutiva di cui all'articolo 2932 del codice civile, in quanto, s'è detto, perché possa ravvisarsi un atto ricognitivo idoneo ad interrompere l'usucapione, ai sensi dell'art. 1165 c.c., è necessario che l'atto, pur non essendo compiuto con l'anzidetta specifica finalità, presenti comunque i requisiti della volontarietà e della consapevolezza dell'esistenza del diritto dell'altra parte; inoltre, il possesso ad usucapione è interrotto dall'attività giudiziale del proprietario diretta ad ottenere "ope judicis" il recupero del possesso e la sua privazione da parte del possessore usucapiente e non già dalla pretesa esercita in giudizio da parte di quest'ultimo: così, ad esempio, va escluso che possa avere efficacia interruttiva della prescrizione acquisitiva la domanda, introdotta dal possessore del bene controverso, diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare in forza del quale il bene anzidetto sia entrato nella sua disponibilità.

Né alcuna efficacia interruttiva può essere riconosciuta ai meri atti dispositivi del diritto dominicale, effettuati da parte del proprietario del bene, in favore di terzi, rappresentando, rispetto al possessore, "res inter alios acta", ininfluente sulla prosecuzione dell'esercizio della signoria di fatto sul bene, non impedito materialmente, né contestato in modo idoneo; ancora, nessuna efficacia interruttiva può essere riconosciuta alla procedura di espropriazione per pubblica utilità, promossa contro l'intestatario di bene immobile, proprio perché  l'interruzione del possesso può derivare solo da situazioni di fatto che ne impediscano materialmente l'esercizio, e non da vicende giudiziali tra l'intestatario della titolarità del bene e i terzi, che non comportano alcuna conseguenza nella continuità del possesso.

Ulteriormente, continuando nell’esemplificazione, nessuna valenza interruttiva va attribuita alla domanda con cui, il proprietario del suolo, chieda (ai sensi dell'articolo 938 del codice civile) il pagamento del doppio del valore del terreno, occupato in buona fede dalla costruzione eretta sul fondo attiguo proprio in quanto, a mente dell'art. 2943, comma 1, c.c., richiamato dall'art. 1165 c.c. in tema di usucapione, la domanda giudiziale ha efficacia interruttiva del decorso del termine utile per usucapire, qualora sia diretta a far valere una pretesa incompatibile con gli effetti derivanti dal trascorrere del termine (tale effetto, dunque, non è prodotto dalla domanda con cui il proprietario del suolo chieda, ai sensi dell'art. 938 c.c., il pagamento del doppio del valore del terreno occupato in buona fede dalla costruzione eretta sul fondo attiguo, in quanto diretta a dismettere il bene, non già a recuperarne il possesso!); ancora, nessuna valenza interruttiva è stata attribuita alla comparsa di risposta con cui il convenuto, nel giudizio possessorio, contesti l'altrui possesso, senza peraltro proporre alcuna specifica domanda, diretta a rivendicare la proprietà o il possesso dello stesso bene (e, in contrario, non rileva il divieto di proporre giudizio petitorio nel giudizio possessorio, previsto dall'art. 705 c.p.c. antecedentemente alla sentenza della Corte cost. n. 25 del 3 febbraio 1992, giacché l'esercizio di tale azione, ancorché irritualmente esperita, sul piano sostanziale è idoneo ad interrompere l'usucapione, costituendo esercizio del diritto di proprietà e manifestazione della volontà del suo titolare di evitarne la perenzione).

Naturalmente, è oramai pacifico come gli atti di diffida e messa in mora siano idonei ad interrompere solo la prescrizione dei diritti di obbligazione e non anche il termine utile per l'usucapione, potendo il relativo possesso esercitarsi anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale; un tanto, per l’appunto, non solo perché, in quest'ultimo caso, difetta un “debitore” in senso tecnico ma, soprattutto, in quanto il possesso può certamente esser esercitato anche in aperto contrasto con la volontà del titolare del diritto reale; e, vertendosi in tema di usucapione ad opera della pubblica amministrazione, va comunque escluso che possa attribuirsi valore interruttivo ad un atto, introducente un procedimento amministrativo, anche se inteso ad accertare l'intervenuto acquisto dell'area di sedime per accessione, ai sensi dell'art. 946 c.c. previgente.

Neppure rientrano nel novero degli atti idonei ad interrompere il possesso la convinzione, da parte del proprietario, di conservare la proprietà di un bene, le ordinanze di sgombero (a nulla rilevando la circostanza che esse provengano dalla pubblica amministrazione), la trascrizione del pignoramento, anche perché l’usucapione estingue e prevale su qualsiasi trascrizione, compresa la trascrizione del pignoramento immobiliare, anche se la trascrizione è avvenuta prima della maturazione del termine "ad usucapiendum" o della domanda di accertamento e della sentenza operata in danno del precedente proprietario: difatti, la trascrizione del pignoramento immobiliare non interrompe il termine per usucapire; in argomento, la giurisprudenza è granitica e Cass. civ. Sez. II, 29/07/2016, n. 15927 recita testualmente, per l’appunto, che gli atti di diffida e di messa in mora, come, ad esempio, la richiesta per iscritto di rilascio dell'immobile occupato, sono idonei ad interrompere la prescrizione dei diritti di obbligazione, ma non anche il termine per usucapire,

“potendosi esercitare il possesso anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale” (Cass. civ. Sez. II, 29/07/2016, n. 15927, CED Cassazione, 2016; conforme: Trib. Palmi 5 dicembre 2006, www.dejure.it, 2007 – quanto alla convinzione, da parte del proprietario, di conservare la proprietà di un bene: Cass. civ., sez. II, 21 maggio 2001, n. 6910, FI, 2001, I,3161; - quanto alle ordinanze di sgombero: Cass. civ., sez. II, 11 giugno 2009, n. 13625, DeG, 2009; GCM, 2009, 6, 911; conforme: Cass. civ., sez. I, 11 settembre 1998, n. 9025, GCM, 1998, 1891 – conforme - Cass. civ., sez. II, 7 luglio 1986, n. 4427, GI, 1987, I, 1, 845; FI, 1987, I, 1219 – conforme - Cass. civ., sez. II, 4 aprile 1985, n. 2316, GCM, 1985, 4 – conforme - Cass. civ., sez. II, 7 maggio 1982, n. 2842, GCM, 1982, 5 – conferma - Cass. civ., sez. II, 10 giugno 1981, n. 3773, FI, 1983, I, 1996; RN, 1983, 1158; conforme: Cass. civ., sez. II, 30 marzo 2006, n. 7509, GCM, 2006, 3; CIV, 2008, 7-8, 20); conforme: Cass. civ., sez. II, 1 aprile 2003, n. 4892, GCM, 2003, 4; conforme: Cass. civ., sez. II, 23 novembre 2001, n. 14917, RGE, 2002, I, 586; GCM, 2001, 2012 – conforme - Cass. civ., sez. II, 2 agosto 1990, n. 7742, GCM, 1990, 8 – conforme: Cass. civ., Sez. U., 13 febbraio 1980, n. 1016, GCM, 1980, 2; conforme: Cass. civ., sez. II, 21 maggio 2001, n. 6910, GCM, 2001, 1019). (Cass. civ., sez. II, 26 marzo 2008, n. 7847, GDir, 2008, 25, 68 - conforme, in un caso di specie ove: Trib. Monza 4 gennaio 2005, CorM, 2005, 507 – conforme - Cass. civ., sez. II, 19 giugno 2003, n. 9845, GCM, 2003, 6; conforme: Cass. civ., sez. II, 11 febbraio 2000, n. 1530, GCM, 2000, 304; DeG, 2000, 7, 27; VN, 2000, 908 – conforme: App. Reggio Calabria 24 novembre 2005, GM, 2006, 7-8, 1693; conforme: Cass. civ., sez. II, 14 maggio 2001, n. 6647, GCM, 2001, 970). (Cass. civ., sez. II, 4 maggio 1990, n. 3716, GCM, 1990, 5; conforme: Cass. civ., sez. II, 6 giugno 1983, n. 3836, GCM, 1983, 6).

Ulteriormente, stesse considerazioni accompagnano l'attività del convenuto diretta a conseguire il mero rigetto della domanda attorea (o anche l'attività dell'appellante diretta alla determinazione dell'oggetto della lite), gli atti di costituzione di ipoteche - quali atti di disposizione del bene - compiuti dal proprietario (non comportando questi alcun trasferimento dello "ius possessionis", che il possessore continua ad esercitare), gli atti interruttivi dell'usucapione compiuti nei confronti di altro compossessore - non applicandosi alla fattispecie in oggetto l'articolo 1310 del codice civile -: il principio di cui all'art. 1310 c.c., infatti, secondo cui gli atti interruttivi contro uno dei debitori in solido interrompono la prescrizione contro il comune creditore con effetto verso gli altri debitori, trova applicazione in materia di diritti di obbligazione e non di diritti reali, per i quali non sussiste vincolo di solidarietà, dovendosi, invece, fare riferimento ai singoli comportamenti dei compossessori, che giovano o pregiudicano solo coloro che li hanno (o nei cui confronti sono stati) posti in essere; principio, quest’ultimo, che non va confuso con quello, ad esempio recentemente affermato da Cass. civ. Sez. II, 12/10/2016, n. 20565, secondo cui l'atto interruttivo del possesso "ad usucapionem", posto in essere dall'unico possessore dell'immobile nei confronti di uno o più dei suoi comproprietari, ha effetto anche verso gli altri; ed altrettanto dicasi per la rinuncia del primo a far valere l'usucapione eventualmente già maturata sul medesimo cespite, atteso che l'esercizio del predetto possesso non è configurabile in modo diverso su quote ideali indivise dello stesso bene, che il riconoscimento del diritto altrui, come atto unilaterale non recettizio incompatibile con la volontà del godere del bene "uti dominus", interrompe il termine utile per l'usucapione anche se effettuato nei confronti di soggetti diversi dal titolare del diritto stesso e che

“l'efficacia della rinuncia postula solo la inequivocità della volontà del rinunciante” (Cass. civ. Sez. II, 12/10/2016, n. 20565, CED Cassazione, 2016; conforme: Cass. civ., sez. II, 5 luglio 1999, n. 6942, GCM, 1999, 1560 -conforme - Cass. civ., sez. II, 7 dicembre 1982, n. 6668, GCM, 1982, 12; quanto all'attività del convenuto diretta a conseguire il mero rigetto della domanda attorea: Cass. civ., sez. II, 21 giugno 1995, n. 7028, GCM, 1995, 6 - quanto all'attività dell'appellante diretta alla determinazione dell'oggetto della lite: Cass. civ., sez. II, 29 aprile 1994, n. 4156 , GCM, 1994, 580; - quanto agli atti di costituzione di ipoteche - quali atti di disposizione del bene - compiuti dal proprietario (non comportando questi alcun trasferimento dello "ius possessionis", che il possessore continua ad esercitare): Cass. civ., sez. II, 14 novembre 2000, n. 14733, GC, 2001, I, 1002; GCM, 2000, 2319; Trib. Nola, sez. II, 20 settembre 2005, www.dejure.it, 2006).