Pubblica amministrazione - Appalti -  Redazione P&D - 17/08/2019

Valutazione offerta anomala e discrezionalità dell’amministrazione pubblica nell’esame della stessa - Consiglio di Stato sent. 6838 del 12 luglio 2018 – G.G.

Riaffermato in questa sede il principio della piena discrezionalità nella valutazione dell’offerta in relazione a quella specifica casistica (proceduralizzata nella legislazione amministrativa sui contratti pubblici) di quella che presenta le caratterizzazione dell’anomalia.
Estraendone dal testo della richiamata sentenza “il giudizio sulla verifica dell'anomalia può essere svolto dal giudice amministrativo nei limiti di un sindacato estrinseco, ovvero al fine di accertare l'eventuale sussistenza di vizi logici del percorso motivazionale, senza poter effettuare valutazioni dirette di convenienza o sostenibilità dell'offerta, riservate alla stazione appaltante. Posto, infatti, che il giudizio della stazione appaltante costituisce espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di macroscopica illogicità o di erroneità fattuale, che rendano palese l'inattendibilità complessiva dell'offerta, il giudice amministrativo non può, quindi, procedere ad una autonoma verifica della congruità dell'offerta e delle singole voci, che costituirebbe un'inammissibile invasione della sfera propria della pubblica amministrazione. (cfr., per tutte, Cons. Stato, Sez. III, 13 dicembre 2013 n. 5984). Tali principi possono trasferirsi anche alla valutazione ex post sull’attendibilità dell’offerta prodotta in gara, come accade nel caso di specie, potendosi estendere a tale operazione la considerazione secondo la quale, nelle gare pubbliche, il giudizio finalizzato alla verifica dell'attendibilità e della serietà della stessa ovvero dell'accertamento dell'effettiva possibilità dell'impresa di eseguire correttamente l'appalto alle condizioni proposte ha natura "globale e sintetica" e deve risultare da un'analisi di carattere tecnico delle singole componenti di cui l'offerta si compone, al fine di valutare se l'anomalia delle diverse componenti si traduca in un'offerta complessivamente inaffidabile; sicché, conclusivamente e ribadendo quanto si è anche sopra illustrato, detto giudizio costituisce espressione di un tipico potere tecnico-discrezionale riservato alla pubblica amministrazione ed insindacabile in sede giurisdizionale, salvo che nelle ipotesi di manifesta e macroscopica erroneità o irragionevolezza, che rendano palese l'inattendibilità complessiva dell'offerta…
… D’altronde il giudice amministrativo può sindacare le valutazioni della pubblica amministrazione sotto il profilo della logicità, ragionevolezza ed adeguatezza dell'istruttoria, senza poter tuttavia procedere ad alcuna autonoma verifica della congruità dell'offerta e delle singole voci, ciò rappresentando un'inammissibile invasione della sfera propria della pubblica amministrazione. Sullo stesso solco argomentativo va poi puntualizzato che anche l'esame delle giustificazioni prodotte dai concorrenti, a dimostrazione della non anomalia della propria offerta ovvero della sua sostenibilità/attendibilità, rientra nell’alveo dell’esercizio di un potere di discrezionalità tecnica attribuito alla pubblica amministrazione, con la conseguenza che soltanto in caso di macroscopiche illegittimità, quali gravi ed evidente errori di valutazione oppure valutazioni abnormi o inficiate da errori di fatto, il giudice può esercitare il proprio sindacato, ferma restando l'impossibilità di sostituire il proprio giudizio a quello dell’amministrazione procedente.”