Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 12/07/2017

Verso dove

Gli impegni per lo studioso. 

 Lealtà col legislatore, sincerità verso le fonti. I preconcetti da dismettere. Non fare dell’accademia uno strumento ad excludendum, tanto più in zone “affluenti” come la famiglia, il presidio degli inermi, la responsabilità civile.

 Non irridere ciò che mira a fornire senso alle neo-salvaguardie - tenere a freno i propri automatismi, piuttosto, resettare le categorie patriottiche, guardare oltre l’orto di casa, misurarsi col lato dei dogmi che non si conosce.

 La felicità, spesso canzonata, non corrisponderà ad un vero “diritto” - anche se è talora il legislatore a parlarne - rappresenta però il filo conduttore di tante posizioni, in grado di illuminarle (fertilità, fecondità, florealità). La salute,  non si tratta del solo bene sulla terra, come la follia non è l’unico male, tanti risarcimenti sono possibili senza dover psichiatrizzare la vittima. Il fare non cancella il sentire o l’avere, è tuttavia una cifra ricorrente nei rapporti. La realizzazione fornisce coibenti ad una serie di tutele, che altrimenti galleggerebbero, in modo sparso o disordinato.

 Nuove parole, vecchie espressioni ritrovabili, altre accezioni per i termini di sempre; carità, impedimenti, ricadute emotive, epiteti, qualità della vita, contenzione, presa in carico.

 Inchieste affidate anche alle gambe, alla fatica del mestiere. Beneficiandi riottosi,   cercarli in cima alle scale, dietro la porte chiuse, ai bordi dei padiglioni, sui graffiti, presso ogni   corte dei miracoli.   L’esperienza quale banca-dati principale, l’oralità quale veicolo costante. Dimestichezze cresciute col tempo, nient’altro se non la memoria per contestualizzare tanti segnali, le sfumature di giornata.

 Chi fa, è stato detto, come un noi stessi - anche chi fa poco o quasi niente. Quando infermo non dovrà soffrire, venir messo da parte, morire prima del tempo; finché piccolo va aiutato a crescere; se non capisce, peggio per gli altri