Danni - Generalità, varie -  Patrizia Ziviz - 01/02/2021

Verso l'attuazione dell’art. 138 cod. ass.

1. La tabella unica nazionale relativa alle macrolesioni – applicabile ai danni derivanti da sinistri stradali e dalla responsabilità sanitaria - sembra destinata a uscire dal limbo dove è rimasta confinata da quasi vent’anni. Ricordiamo, in effetti, che l’emanazione di una tabella per le lesioni comprese tra il 10 e il 100% è stata, in prima battuta, prevista dall’art. 23, comma 4, della l. 12 dicembre 2002, n. 273, per essere successivamente ribadita – con l’entrata in vigore del Codice delle assicurazioni private – dall’art. 138 cod. ass.: norma la quale, nelle more della relativa attuazione, è stata radicalmente modificata, qualche anno fa, dall’art. 1, comma 17, della l. 124/2017.
Nelle prime settimane del 2021, risulta essere stata avviata dal Ministero dello Sviluppo economico (Mise) una pubblica consultazione relativa allo schema del provvedimento attraverso il quale si punta ad applicare il dettato di quest’ultima disposizione, la quale stabilisce:
 “1. Al fine di garantire il diritto delle vittime dei sinistri a un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori, con decreto del Presidente della Repubblica, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della giustizia, si provvede alla predisposizione di una specifica tabella unica su tutto il territorio della Repubblica:
a) delle menomazioni all'integrità psico-fisica comprese tra dieci e cento punti;
b) del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità comprensivo dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso.
2. La tabella unica nazionale è redatta, tenuto conto dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo i seguenti principi e criteri:
a) agli effetti della tabella, per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito;
b) la tabella dei valori economici si fonda sul sistema a punto variabile in funzione dell'età e del grado di invalidità;
c) il valore economico del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e l'incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato cresce in modo più che proporzionale rispetto all'aumento percentuale assegnato ai postumi;
d) il valore economico del punto è funzione decrescente dell'età del soggetto, sulla base delle tavole di mortalità elaborate dall'ISTAT, al tasso di rivalutazione pari all'interesse legale;
e) al fine di considerare la componente del danno morale da lesione all'integrità fisica, la quota corrispondente al danno biologico stabilita in applicazione dei criteri di cui alle lettere da a) a d) è incrementata in via percentuale e progressiva per punto, individuando la percentuale di aumento di tali valori per la personalizzazione complessiva della liquidazione;
f) il danno biologico temporaneo inferiore al 100 per cento è determinato in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.
3. Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati, l'ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella unica nazionale di cui al comma 2, può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 30 per cento.
4. L'ammontare complessivo del risarcimento riconosciuto ai sensi del presente articolo è esaustivo del risarcimento del danno conseguente alle lesioni fisiche.
5. Gli importi stabiliti nella tabella unica nazionale sono aggiornati annualmente, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall'ISTAT.”

2. Benché il titolo del provvedimento utilizzi un riferimento al singolare, in quanto menziona la tabella delle menomazioni all’integrità psicofisica comprese fra 10 e 100 punti di invalidità, le tabelle da approvare sono, in realtà, due:
 a) la prima si prefigge di tradurre in punti percentuali le varie tipologie di menomazioni riguardanti l’integrità fisica, il cui impatto sia suscettibile di superare la soglia delle micropermanenti (mentre per queste ultime si tratta di fare riferimento alla tabella a suo tempo emanata con d.m. 3.7.2003, in attuazione dell’art. 5, comma 5, l57/2001);
b) la seconda individua, in corrispondenza a ogni percentuale di invalidità compresa tra 10 e 100, il valore pecuniario del punto.
Ora, mentre la prima tabella si presta a essere oggetto di rilievi specifici da parte dei medici legali, qualche osservazione di carattere prettamente giuridico può essere mossa per quanto concerne la “Tabella dei valori economici per macroinvalidità”. Va rammentato che il relativo contenuto è stato definito dalle strutture tecniche del Ministero dello sviluppo economico, con il supporto dell’Istituto di vigilanza IVASS: il cui intervento, come segnala la relazione illustrativa, dovrebbe assicurare che venga realizzato – secondo quanto previsto dall’art. 138 cod. ass. - un equo bilanciamento tra la l’esigenza di garantire un pieno risarcimento del danno non patrimoniale alle vittime e la necessità di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori.
La tabella normativa deve essere stilata tenendo conto dei “criteri di valutazione del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità” (art. 138, comma 2, cod. ass.): il che significa, secondo quanto affermato dalla relazione illustrativa, un’attuazione della delega che tenga conto, da un lato, della bipartizione del danno non patrimoniale, attraverso la distinzione tra componente biologica e morale, e che aderisca, dall’altro lato, alle tabelle giurisprudenziali redatte dal Tribunale di Milano, posto che “il criterio milanese del punto variabile è stato ritenuto non solo valido ma anche supplettivo alla tabella unica nazionale dalla Corte di Cassazione”. In verità, l’adesione alla tabella milanese rappresenta una mera dichiarazione di principio, che non trova applicazione sul piano concreto. La stessa relazione, del resto, si premura di precisare come quel riferimento debba venir adeguato, intervenendo “al fine di garantire sia il rispetto del criterio della crescita più che proporzionale del valore del punto rispetto al crescere del grado di invalidità, sia il riconoscimento di propria autonomia al danno morale rispetto a quello biologico”. Sul piano concreto, si finisce allora per abbandonare qualsiasi aggancio alla tabella milanese: ciò con riguardo sia al valore economico del punto base, sia alla costruzione della curva dei moltiplicatori, sia alla determinazione della componente morale del danno e sia, infine, alla personalizzazione del pregiudizio.

3. Per quanto riguarda il valore economico del punto base, viene preso a riferimento quello previsto dall’art. 139 cod. ass. (nel valore raggiunto attraverso i successivi aggiornamenti)  e non già il punto base utilizzato dalla giurisprudenza di merito milanese. Tale scelta viene motivata come risposta “ad un’esigenza di coerenza e continuità nel passaggio da micro (fino a 9 punti) a macro (dai 10 ai 100 punti di invalidità)”, per cui sarebbe necessario fare riferimento “al limite inferiore imposto dalla normativa delle micropermanenti, allo scopo di evitare un eccessivo dislivello in corrispondenza del nono e decimo grado di invalidità”. Una scelta del genere è ben lontana dall’attuare l’applicazione dei criteri perseguiti dalla consolidata giurisprudenza di legittimità: la quale ha scelto di individuare i valori della tabella milanese come quelli meglio atti a rispecchiare l’equità, suscettibili come tali di garantire quel pieno risarcimento della vittima che il dettato normativo dichiara di perseguire. Non così accade laddove si punti a perseguire una continuità con i valori previsti dalla tabella delle micropermanenti: la quale, com’è stato riconosciuto dalla stessa Corte costituzionale, è stata costruita secondo una logica di limitazione del risarcimento, giustificata in ragione della tenuità delle lesioni. Perseguire una continuità con quella tabella significa, allora, proiettare anche nel campo delle macrolesioni una logica limitativa priva di giustificazione. L’agognata continuità, del resto, viene comunque resa impraticabile – sul piano concreto – dal diverso impianto posto alla base della tabella di cui all’art. 139 cod. ass.: all’interno della quale il riscontro per la componente morale del pregiudizio non appare assicurato da alcun moltiplicatore, ma rimane compresso negli angusti margini di una personalizzazione (comprensiva degli aspetti.dinamico-relazionali) confinata  nei limiti del 20%.

4. Per quel che concerne la componente morale del pregiudizio (riferendosi alla quale la relazione incappa in un clamoroso svarione, in quanto la descrive nei termini di danno psichico e  dinamico-.relazionale), si procede all’incremento della componente di danno biologico in via percentuale e progressiva, attraverso l’individuazione di un moltiplicatore. Diversamente da quanto previsto dalla tabella milanese, non si procede per un incremento a scaglioni, bensì all’applicazione di incrementi crescenti per ciascun grado di invalidità”. Non solo: come precisato dalla relazione, “al fine di garantire una specifica personalizzazione del danno, sono state previste, in analogia con quanto stabilito dalla tabella adottata dal Tribunale di Roma, fasce di oscillazione in aumento o diminuzione dei valori incrementali previsti”. In tal modo, si opera una personalizzazione (questa sì a scaglioni) della componente morale, applicata in maniera distinta (e prioritaria) rispetto a quella riguardante la componente dinamico-relazionale: distanziandosi anche lungo questo profilo dal sistema meneghino.

5. Infine, per quanto riguarda la personalizzazione, questa viene correlata a specifici aspetti dinamico-relazionali documentati e obiettivamente accertati, tali da differenziarsi dalle attività ordinarie intese come aspetti dinamico-relazionali comuni a tutti. Tale personalizzazione, in applicazione del (non condivisibile) orientamento perseguito negli ultimi anni dalla Cassazione, parrebbe praticabile esclusivamente in presenza delle compromissioni di attività straordinarie. Non appare, pertanto, fondata l’affermazione – tratta dalla relazione illustrativa - secondo cui l’apparente distanza dei risarcimenti prodotti dal modello regolamentare, più bassi rispetto al liquidato totale del mercato, “verrebbe potenzialmente colmato dalla personalizzazione del giudice”: tale integrazione, infatti, sarebbe destinata a operare in una serie molto limitata di casi. A confermare la distanza dalla tabella milanese, interviene inoltre la fissazione di un limite costante di personalizzazione – nella misura del 30% - che rappresenta un confine invalicabile (diversamente da quanto previsto nel sistema meneghino, dove il giudice può derogare al tetto in presenza di gravi motivi). Infine, come più sopra accennato, l’operazione di personalizzazione degli aspetti dinamico-relazionali interviene su un valore del punto il quale contiene una quota di danno morale non già standardizzato (come accade nel sistema milanese), ma assoggettato alla personalizzazione per scaglioni. Ciò implica che la quantificazione del danno morale finisce per influenzare la determinazione del tetto previsto per la personalizzazione della componente dinamico-relazionale, secondo una logica che disattende quell’affermata autonomia tra le due voci, così chiaramente ribadita in questi ultimi tempi dalla Cassazione.