Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Francesco Bernicchi - 03/08/2020

Violazione degli obblighi di assistenza familiare e accordo tra coniugi divorziati. Cass. Pen. 5236/2020

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sesta sezione Penale 5236/2020) relativa al tema del reato di Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio e dei suoi collegamenti con la disciplina civile degli accordi tra ex coniugi.

 

Il fatto, in breve: la Corte d'Appello dell'Aquila riformava solo parzialmente la sentenza di condanna emessa in primo grado dal Tribunale che aveva, appunto, condannato Tizio per essersi sottratto agli obblighi di assistenza familiare facendo mancare i mezzi di sussistenza ai tre figli non versando totalmente quanto stabilito con sentenza di divorzio.

In particolare la Corte reputava non rilevante il fatto che gli ex coniugi, nelle more, avessero raggiunto un'intesa per ridurre l'importo dell'assegno di mantenimento fissato dal giudice "del divorzio" perché tale accordo non era mai stato recepito da un provv.to giudiziale.

Il secondo accordo aveva ridotto l'importo date le condizioni lavorative precarie del padre dei figli il quale, per l'appunto, ricorre in Cassazione.

I giudici di Piazza Cavour reputano il ricorso fondato.

Sono del tutto lecite, infatti, le intese economiche raggiunte dalle parti dopo la presentazione della domanda di divorzio e, quindi, ancora più sono legittimi gli accordi raggiunti dopo la sentenza di divorzio, anche se non recepiti da provvedimento giudiziario.

si deve affermare così il principio per cui “non è configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio di cui all’art. 570-bis cod. pen. qualora l’agente si sia attenuto agli impegni assunti con l’ex coniuge per mezzo di un accordo transattivo modificativo delle statuizioni patrimoniali contenute nella sentenza di divorzio, ancorché non omologato dall’autorità giudiziaria”

E’ del tutto assente, infatti, anche il dolo richiesto dalla norma per configurare la fattispecie penale incriminatrice.