Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Annalisa Gasparre - 06/07/2020

Violenza sessuale e non violenza privata se lei non gradisce i toccamenti – Cass. pen. 18456/20

Un uomo è stato condannato per violenza sessuale in danno di una giovane. La vittima aveva raccontato che lui aveva accompagnato lei e la sorella a casa per portare le borse e che lei lo aveva seguito a casa per avere in regalo un pesciolino; mentre lui era andato a prendere un contenitore per metterlo dentro, lei si era avvicinata all'acquario per vedere i pesciolini; lui quindi l'aveva presa in braccio fingendo di metterla nell'acquario, poi l'aveva abbracciata e messo le mani nelle tasche, quindi le aveva dato un bacio sulla guancia.
I giudici avevano ritenuto credibile il racconto della persona offesa in ordine ai toccamenti lascivi subiti. La Corte osserva che il fatto che il giorno dopo, la ragazza, avendo rivisto l'uomo, aveva deciso di raccontare tutto alla madre ed alla sorella era indicativo del turbamento ed imbarazzo subiti.
Trascurabili, ad avviso dei giudici, sono state le sbavature dei racconti delle tre donne perché aventi  ad oggetto particolari. Inoltre non sono emersi intenti ritorsivi e calunniosi né sono stati ravvisati profili di incapacità della giovane a percepire quanto avvenisse attorno alla ragazza o a rappresentarlo correttamente. Neppure sono emersi elementi di ambiguità nella condotta della ragazza che ha subito i toccamenti non voluti ed al di fuori di un contesto di condivisa affettuosità.
In merito alla qualificazione giuridica del fatto, la Corte ha ritenuto corretta l’imputazione di violenza sessuale perché non sussistono gli estremi dell'adombrata violenza privata che ricorre invece quando la violenza fisica o morale prescinde dalla concupiscenza sessuale.


Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 4 marzo – 17 giugno 2020, n. 18456 - Presidente Liberati – Relatore Macrì
Ritenuto in fatto
1. Con sentenza in data 31 maggio 2019 la Corte d'appello di Torino ha confermato la sentenza in data 21 settembre 2017 del Tribunale di Biella che aveva condannato Ol. Ca. Lo. alle pene di legge per il reato di violenza sessuale, consistente in toccamenti, ai danni di una giovane, incapace di reagire o di reagire con efficacia di fronte ad una condotta improvvisa e non prevedibile, in Biella il 2 ottobre 2014.
2. Con il primo motivo di ricorso l'imputato deduce il vizio di motivazione, in termini di travisamento della prova dichiarativa. La persona offesa aveva raccontato che lui aveva accompagnato lei e la sorella a casa per portare le borse e che lei lo aveva seguito a casa per avere in regalo un pesciolino; mentre lui era andato a prendere un contenitore per metterlo dentro, lei si era avvicinata all'acquario per vedere i pesciolini; lui quindi l'aveva presa in braccio fingendo di metterla nell'acquario, poi l'aveva abbracciata e messo le mani nelle tasche, quindi le aveva dato un bacio sulla guancia; non era vero che c'erano stati due baci e non era vero che lo aveva respinto.
Aggiunge che non era emerso dalle dichiarazioni un netto rifiuto ed imbarazzo.
Lamenta che i Giudici di merito avevano omesso qualsiasi riferimento in ordine all'attendibilità della persona offesa, perché era impossibile che avesse preso la busta con l'acqua ed il pesciolino e l'avesse al contempo sollevata. Evidenzia che la ragazza, che aveva accettato di essere presa per mano, aveva ritenuto inappropriato che lui l'avesse presa in braccio, e lo scherzo l'aveva pietrificata.
La denunciante aveva dichiarato di non sapere come si comportavano i ragazzi, di non aver mai avuto un ragazzo, anzi di avere un ragazzo a distanza, di vivere sola con le sorelle prendendosi cura della sorella più piccola ed andando da sola a fare la spesa a distanza di km 5. Sostiene che era rilevante il fatto che la persona offesa non aveva palesato il suo disagio o disappunto, ma si era fatta prendere per mano, lo aveva seguito in casa, si era lasciata prendere in braccio, non aveva detto nulla non si era allontanata né si era lamentata, quindi non v'era stata alcuna costrizione o violenza.
Al rifiuto di ricevere un bacio sulla bocca, aveva ricevuto un bacio sulla guancia. Insiste sul fatto che i Giudici avevano frainteso le dichiarazioni.
Aggiunge che, successivamente, la giovane donna aveva consentito che lui l'accompagnasse per mettere il pesciolino nell'acquario. Se le cose fossero andate, come descritto, la persona offesa si sarebbe dovuta allontanare di corsa; al contrario, aveva percorso la strada in sua compagnia, in tutta tranquillità e si era ulteriormente intrattenuta per sistemare l'acquario. Inoltre, aveva dichiarato di aver fatto finta di nulla davanti alla sorella. Osserva che la ragazza aveva pianto durante la testimonianza a distanza di 2 anni dai fatti e, nell'imminenza degli stessi, dopo esser rimasta impietrita, terrorizzata, bloccata, avrebbe permesso a chi le aveva fatto del male di accompagnarla a casa, di intrattenersi in sua compagnia e di non dire nulla alla sorella.
Censura la motivazione nella parte in cui aveva affermato che le sostanziali differenze tra le dichiarazioni della persona offesa, della madre e della sorella erano delle semplici sbavature, quando invece le testimonianze si contraddicevano grossolanamente, perché la sorella aveva detto che lui aveva chiesto il permesso di prenderla in braccio, mentre la denunciante aveva riferito di un'azione improvvisa. La madre poi aveva raccomandato alle figlie di muoversi sempre insieme, mentre la persona offesa si era recata da sola a casa sua.
Lamenta che i Giudici di merito avevano pretermesso la valutazione del fatto che non vi era stata una manifestazione di "assenza del consenso". Sostiene che non si trattava di violenza sessuale, ma di violenza privata. Evidenzia che, contraddittoriamente, la Corte territoriale aveva prima descritto un fatto tentato per poi giungere alla conferma della condanna per il reato consumato.
Considerato in diritto
3. Il ricorso è manifestamente infondato perché consiste in generiche censure di fatto già adeguatamente vagliate e disattese dai Giudici di merito con motivazione solida e razionale.
La Corte territoriale ha confermato la sentenza di primo grado ritenendo credibile il racconto della ragazza in ordine ai toccamenti lascivi subiti. Il fatto che il giorno dopo, avendo rivisto l'uomo, aveva deciso di raccontare tutto alla madre ed alla sorella era indicativo del turbamento ed imbarazzo subiti. Le sbavature dei racconti delle tre donne hanno avuto ad oggetto particolari ritenuti dai Giudici trascurabili.
La persona offesa, di anni 21 al momento della deposizione, ha reso delle dichiarazioni scevre da intenti ritorsivi e calunniosi né sono stati ravvisati profili di incapacità della giovane a percepire quanto avvenisse attorno a lei o a rappresentarlo correttamente.
Non sono emersi elementi di ambiguità nella condotta della ragazza che ha subito i toccamenti non voluti ed al di fuori di un contesto di condivisa affettuosità.
Corretta pertanto è la qualificazione giuridica del fatto, non sussistendo gli estremi dell'adombrata violenza privata che ricorre invece quando la violenza fisica o morale prescinde dalla concupiscenza sessuale.
Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per il ricorrente, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento.
Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.