Cultura, società - Cultura, società -  Patrizio Sisto - 24/09/2017

Visioni curiose e perturbanti dal mondo attuale. Piatti convessi e altri piccoli aiuti al cambiamento

Visioni curiose e perturbanti dal mondo attuale.

Piatti convessi e altri piccoli aiuti al cambiamento

E’ esperienza comune e facilmente riscontrabile per chiunque sia onesto con se stesso, che esista in tutti noi una pluralità di tendenze che, ahimè, si rivelano spesso contraddittorie e in conflitto reciproco, tanto che appare quanto mai appropriato riconoscersi in molte occasioni nella riflessione della Bibbia secondo cui “non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio” (Romani, 7,15)

Il fenomeno, che al di là di considerazioni di stampo etico e morale, investe la totalità della vita psichica dell’essere umano, si traduce di fatto in una miriade di ricadute nella vita quotidiana, dal piano individuale a quello collettivo e pubblico, interessando i comportamenti alimentari, così come gli acquisti compulsivi, fino alle scelte apparentemente avventate di determinati stili di vita o di azioni che un’etica pubblica civile riterrebbe disdicevoli e di cui magari poi ci si pente amaramente…

E’ altresì vero che le chiavi di lettura di tali dinamiche sono molte e possono coesistere: dall’osservazione centrale della psicanalisi lacaniana secondo cui siamo attraversati da una divisione strutturale interna originaria che rende l’io estraneo e alienato rispetto a se stesso, alla constatazione che in noi coesistono diverse “parti” eterogenee che hanno finalità e modalità di funzionamento differenti e potenzialmente conflittuali fra loro.

Se però ci si pone su un piano osservato puramente descrittivo è possibile cogliere un fatto estremamente semplice e univoco: ciò che accade come conseguenza di questi attriti e scontri interiori è la tendenza alla rigidità e ripetitività di molti comportamenti che il soggetto stesso che li pone in atto è spesso portato, per le più svariate ragioni, a odiare, appunto, con esiti di disagio o sofferenza, come ci ricorda il passo biblico sopra citato.

Prendiamo il caso del cibo e del problema dell’obesità. Partendo dalla constatazione che nella lotta contro i chili di troppo il vero nemico non è il cibo, ma l’appetito, si può osservare che mangiare è oggi nel ricco mondo occidentale troppo facile: oggi il cibo è abbondante, ed è molto, troppo facile trovarsi a ingurgitare un pasto in pochi minuti. Molto meno di quanto impiega in realtà il cervello per accorgersi che è il momento di sentirsi sazi. Allora rendere più faticoso il consumo del cibo può aiutare a mangiare meno, e darci più tempo per riflettere sulle nostre abitudini alimentari errate.

Proprio qui si inserisce la geniale quanto semplice intuizione di un giovane designer lituano, Nauris Cinovics, di creare un piatto convesso che trae in inganno l’occhio, dando l’impressione di mangiare più di quanto non accada, e, rincarando la dose, anche di abbinargli posate insolitamente pesanti, di oltre un chilo, che costringono a rallentare il ritmo del pasto.
Si tratta insomma di utilizzare con una strategia diversa, oseremmo dire da cittadini più che da consumatori, uno dei trucchi che il sistema economico dominante e il marketing spesso maliziosamente propinano, capovolgendolo scientemente: invece che fornire stimoli che surrettiziamente inducono a un certo comportamento, al di là della consapevolezza di coloro a cui tali stimoli e inviti al consumo sono indirizzati creare un contesto d’uso che induce a evadere da tali schematismi.

Più in generale il curioso stratagemma ideato dal designer lituano va nella direzione dell’adozione di una serie di “piccole spinte”, per riprendere il titolo del libretto di due economisti statunitensi uscito qualche tempo fa e passato un po’ inosservato, che possono aiutare a sospendere l’inerzia di tanti nostri comportamenti non congruenti con ciò che effettivamente vorremmo o con ciò che sarebbe desiderabile in un’ottica più ampia, un’ottica che ecceda l’ambito delle nostre pulsioni più immediate.

Con un effetto, occorre sottolineare, sorprendentemente liberatorio per chi lo ha sperimentato, di apertura di maggiori gradi di libertà nelle nostre scelte e abitudini, che possono essere così rese oggetto di atteggiamenti più riflessivi e consapevoli. Come dire, un piccolo aiuto esterno a rallentare la frenesia di tanti comportamenti meccanici e automatici, ritrovando una maggiore autonomia interna e riconquistando la consapevolezza di ciò che facciamo e che forse veramente desideriamo.