Deboli, svantaggiati  -  Redazione P&D  -  14/01/2022

Volontarietà e consenso informato in psichiatria: una prospettiva sovranazionale - Angelo Fioritti - Fulvio Fantozzi

Abstract

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 segna l’inizio di un diverso dimensionamento della riflessione dottrinaria sui diritti umani, aprendo la prospettiva sovranazionale, ossia la discussione e le definizione di criteri universali negli ambiti delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e delle associazioni internazionali scientifiche, professionali e di cittadinanza in senso lato. Diversi documenti con valore vincolante per gli Stati membri che li hanno ratificati hanno avuto un impatto importante sulla legislazione e sulla pratica psichiatrica, soprattutto relativamente ai temi della volontarietà, del consenso informato, della capacità e
dei processi decisionali supportati. In questo lavoro si ripercorre questo itinerario sovranazionale che si snoda attorno a tre documenti principali delle Nazioni Unite:
la Dichiarazione Universale, gli MI Principles del 1991 e la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) del 2006. In particolare la CRPD ha introdotto
una visione unificante di tutte le forme di disabilità rispetto ai diritti umani e civili che pare superare l’approccio “categoriale” delle legislazioni nazionali, con normative differenziate per le disabilità fisiche, mentali e psichiatriche. Con la CRPD si è di fatto creata una situazione analoga a quella introdotta dalla Dichiarazione Universale nel 1948, di spiazzamento delle legislazioni esistenti, con la necessità nei prossimi anni di rivederle alla luce di concetti di volontarietà e consenso radicalmente nuovi. In questa
luce assumono grande valore le normative sui processi di decisione supportata come
C la legislazione italiana sull’amministrazione di sostegno che sembrano già in linea con questa nuova tendenza sovranazionale.

In allegato il documento integrale


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