Ambiente, Beni culturali - Generalità, varie -  Maria Cariello - 12/03/2019

Xilella

C’era una volta la Puglia, gli ulivi secolari e un pugliese che amava la sua terra.

Un giorno alcuni ulivi iniziarono ad ammalarsi e quella malattia colpì il Salento, quello del mare cristallino, del barocco leccese, di Otranto e di Gallipoli.

C’erano una volta degli amministratori, distratti e dormienti.

Oggi quel Salento non esiste più. Quel polmone di ossigeno non esiste più.  Al suo posto, ettari di cimitero dove di notte, senti le urla straziate di quei tronchi laceri.

Servilismi politici, opportunismi ingenui, tesi complottiste, tecnicismi farraginosi, no alla tutela del paesaggio, insomma il non aver voluto vedere la morte in casa propria, ha creato altri morti.

A fronte di un calo di produzione di olio pugliese nel 2018 del 58% (stime Ismea), di un incremento della disoccupazione in agricoltura, della distruzione di un paesaggio naturale, di un danno ambientale attenzionato dai turisti, nulla e dico nulla,  – al di là dei farraginosi espianti delle piante infette, è stato fatto.

Un batterio che distrugge, al ritmo di un chilometro a settimana, paesaggi, aziende, produzioni, non è meno grave di un terremoto, di un Pinturicchio incendiato, di case abbattute perché una creatura, più è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta. E l’ambiente, indifeso, lo è.

E qui, gli effetti dell’inattività sono devastanti; le piante producono ossigeno, immagazzinano CO2, ospitano specie vegetali e animali: è l’ecosistema che muore.

Sfugge, a strati consistenti della popolazione il fatto che quei morti, non erano solo degli agricoltori ma erano e sono, di ognuno di noi perché “ la peggior emergenza fitosanitaria al mondo” riguarda  il mondo. 

Caro Piemontese, ligure, toscano, marchigiano, molisano, friulano, questa non è una questione di Maria o di Peppino: gli ettari distrutti sono anche vostri, indispensabile uno scatto di orgoglio di cervelli pensanti su gambe ardentemente recalcitranti.

Vero è che storicamente, il successo nella difesa di beni ambientali è transitato dalla coesione di tanti soggetti (ambientalisti non in competizione, esponenti del mondo scientifico disponibili ad esporsi, massa critica di cittadini attivi, media solerti nel non abbassare le luci), tenaci sino al raggiungimento dell’obiettivo o dall’interessamento di un personaggio pubblico (v. Lucio Dalla per le trivelle alle Isole Tremiti).

E’ proprio necessario scomodare Madonna, Bono Vox, Vasco Rossi o il buon vecchio Albano ?

Presidente Emiliano, dov’è hai riposto la divisa gallonata dell’uomo di legge, dello Sceriffo d’azione, che tanto amavi sventolare?

Assessore Capone, non sono gli uliveti, il Brand pugliese più conosciuto all’estero? Perché così sensibile Tu, non hai avuto il coraggio e la furbizia di utilizzare questa immane tragedia, per creare un movimento di azione, transnazionale a difesa dell’Ulivo pugliese, della Puglia?

Se vai all’estero e chiedi ad un francese o ad un belga: cosa conosci della Puglia? Certamente ti risponderà il mare, senza sapere quale (Ionio o Adriatico?) ma subito dopo ti parlerà del cibo e dell’olio extravergine pugliese, quello si che lo conosce e sa anche cos’è e quant’è buono.

Problema atavico quello dell’Italia che non si ama, che dimentica la storia dei territori: un olio extravergine apprezzato nel mondo, figlio del sapiente lavoro di migliaia di piccole aziende, frantoi,  custodi e narratrici di quella Puglia, definita non da Maria, ma dal National Geographic …una delle regioni piu’ belle del mondo, ma noi, solo noi, non lo sappiamo.

Non credi.  milanese, padovano, romano, campobassano che questo patrimonio da proteggere, basterebbe da solo a uscire dal tepore della tua vita, a porre in essere iniziative martellanti, sul tuo account facebook, Instagram, twitter, contro le contumelie dei superbi, le timidezze dei più dotati, le cabale della legge e i vilipendi all’ambiente che il merito paziente soffre, dall’abbietto lassismo?

Non sapete che mentre i pensieri dei nostri governatori, viaggiano con il rapido delle 20.00, la Xilella (gli adulti di P. spumarius possono spostarsi di oltre 30 metri in unico volo in presenza di condizioni aeree favorevoli) viaggia in Frecciarossa ?

Molti vivaisti hanno spostato parte della produzione dalla zona infetta verso un’altra parte della Puglia con costi enormi; altri si sono spostati in Albania, altri hanno modificato l’oggetto delle attività dedicandosi alla realizzazione di giardini. Un terzo delle aziende ha chiuso, incapaci di affrontare i costi di queste trasformazioni. Certamente i recenti estremi climatici sono impattanti, chiaro che condizioni estreme di riscaldamento o raffreddamento, congelamento o essiccazione possono danneggiare lo sviluppo delle piante. La temperatura media nel Mediterraneo è aumentata di 1,4° rispetto ai livelli preindustriali e le precipitazioni sono diminuite del 2,5%.

Gli alberi di ulivo si indeboliscono con questi shock e, diventano vulnerabili alle epidemie dei batteri di Xylella fastidiosa ma la tragedia è, che non si mette mano ad un Piano per il cambiamento climatico e sostenere la produzione.

Forse a Roma, non è la Xilella ad essere fastidiosa, che dite?

Il problema ancora per poco sarà regionale; le ultime delibere parlano di 110 espianti (piante infette) a San Vito dei Normanni, 56 ad Ostuni, 162 a Carovigno, San Michele Salentino ma sappiamo che i tempi di incubazione del batterio sono lenti. Xilella è arrivata nella Piana degli Ulivi Millenari.

Non attendiamo che quel Frecciarossa raggiunga la Basilicata, la Calabria, o il Molise,  evidente che la questione e le misure devono essere adottate a livello nazionale tra tutti i dicasteri coinvolti ( Economia, Agricoltura, Sud, Turismo e Lavoro) perché tramite un Commissario ad acta dell’Emergenza, perché di emergenza si tratta, si adottino strategie e risorse per espianti veloci, per il  ristoro delle aziende colpite, per aiuti ai reimpianti e agli innesti con le specie resistenti, per i controlli rigorosi nella applicazione delle pratiche agricole, per la creazione di una tax force (internazionale ?), per la formazione degli  agronomi e degli  imprenditori perché la cultura, la Santa Cultura, è la prima  vera arma di difesa.

Alla Manifestazione di Lecce del 9 marzo, non avrebbero dovuto esserci solo gli agricoltori ma anche la gente comune, il mio vicino di casa, la signora Pina con il suo scialle, Gianni il disoccupato, Laura la cuoca, Barbara l’avvocato, Don Silvio della Parrocchia, il prof. Santone e la dott.ssa Pistillo, Donatello dell’asilo nido e tutti, tutti i sindaci.

Sarebbe servito a qualcosa? Le risposte non le troveremo al caldo del nostro divano o nella quiete dei nostri miseri diletti ma certamente, abbiamo la possibilità di lasciare qualcosa ai nostri figli: l’Esempio.

Perché rammento a me e a Voi che, senza impeto, senza vampate (non da menopausa) ad accendermi,senza azione, in questa Italia faticosa ed ostacolante, non avrei combinato niente nella mia vita.

Non smettere mai di arrabbiarti ma Sii tu, il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.