Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Valeria Vagnoni - 2016-12-03

Assenze ingiustificate e disinteresse per le mansioni: legittimo il licenziamento – Cass. civ. 24572/16 – Valeria Vagnoni

Numerose assenze ingiustificate e disinteresse palese per i compiti affidatigli: i comportamenti del lavoratore sono ritenuti gravi e sufficienti per considerare impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

La società datrice di lavoro licenziava il dipendente, contestandogli numerose assenze ingiustificate e disinteresse per i delicati compiti affidatigli. Il lavoratore impugnava il licenziamento disciplinare, ma, sia il Tribunale che la Corte di appello, respingevano le contestazioni mosse dal dipendente. Quest'ultimo proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che i comportamenti a lui attribuiti non sarebbero stati tanto gravi da giustificare il licenziamento e che non sarebbe stata certa l'affissione in azienda del cosiddetto codice disciplinare, fondamentale per valutare il peso delle condotte tenute dai lavoratori.

La Corte di cassazione ritiene che il motivo di ricorso è infondato, visto che gli addebiti mossi al lavoratore erano infrazioni alle più elementari regole di diligenza, fedeltà e rispetto del patrimonio aziendale che presiedono al rapporto di lavoro (cfr. artt. 2104 e 2105 c.c.), in quanto tali sanzionabili anche a prescindere dalla previa affissione del c.d. codice disciplinare perché la loro illiceità è riconoscibile dal dipendente senza che sia necessaria una specifica previsione contrattuale (cfr. Cass. civ., sez. lav., n. 16291/16). La Suprema Corte aggiunge, poi, che le contestazioni disciplinari, nel caso di specie, devono ritenersi pure specifiche e tempestive.

Sulla scorta delle suesposte considerazioni, la Suprema Corte ha ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore, ritenendo i comportamenti addebitati gravi e sufficienti per considerare impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.



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