Changing Society, Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 2016-11-13

Assisi, una settimana in agosto (2a parte) - Mauro Bernardini

Ancora con la musica di Mozart, illustrata da un Filosofo

Siamo sempre ad Assisi, l"8 agosto di quest"anno, nella foresteria delle Suore Benedettine di S.Giuseppe, a occuparci del più grande musicista del Settecento e uno dei più grandi di tutti i tempi.

Siamo alla tornata finale, alla filosofia estetica, con il Prof. Massimo Cacciari; è o non è il titolo del corso "Mozart e il suo tempo tra filosofia e musica"?

Di musica, sapientemente introdotta, ne abbiamo sentita tanta. Ora facciamo un po" di filosofia, con questo bell"uomo, dagli occhi verdi incorniciati in una testa piena di capelli che continuano nella barba scura; come uscito, a sua volta, da un quadro pieno di colori della scuola veneta del Cinquecento.

Aldilà della sua notorietà come persona di cultura, spesso a Bologna, e come ex Sindaco di Venezia, è appassionato di Mozart e, per la giornata assisana, si è ben preparato; sicché, alla fine risulta un "filosofo" chiaro, concreto e pieno di suggestione, con le sue finali accentate in veneto e le sue, ragionate ed esplicate, citazioni in tedesco -in musica e in filosofia è difficile farne a meno-.

Partiamo dunque, con Cacciari, riferendoci a Goethe – già incontrato in Piazza Vescovado - che aveva una predilezione per Mozart.

Pare che il grande tedesco, in punto di morte, abbia ricordato tre nomi di artisti, sopra tutti gli altri: Raffaello, Shakespeare e Mozart, l"unico suo contemporaneo (anche se per un tratto breve della sua esistenza; nato nel 1749, aveva solo sette anni più del salisburghese, ma, a differenza di lui, ebbe sempre successo, raggiunse la vecchiaia e morì a Weimar – ivi, nel mese di giugno, abbiamo visto il suo celebre monumento insieme a Schiller, davanti al Teatro della Città, dove tante volte sono stati rappresentati i loro drammi - nel 1832).

Goethe si sente l"erede delle ultime opere di Mozart, dal Flauto Magico al Requiem.

Per non dire del Don Giovanni, che infatti non è solo un"opera, ma, come dice il Professore, una "opera-epoca".

In un colloquio con Eckermann del 1829 – un distinto poeta della generazione successiva, suo allievo, cultore, assistente e biografo, noto per le "conversazioni" con lui (Gespraeche mit Goethe, tradotte in italiano in diverse edizioni, da ultimo Einaudi, 2008) – l"allievo domanda al maestro "Hai mai pensato ad un"opera (lirica) sul Faust? E il maestro risponde "L"unico che avrebbe potuto comporla era Mozart".

Faust e Don Giovanni, infatti, sono temi frequentati della letteratura mitteleuropea anche del primo Ottocento, in epoca romantica.

Nel 1829, ad es., compare un dramma, Don Juan und Faust, scritto da Grabbe (stimato al suo tempo, poi negletto, poi riesaltato; definito da Heine, suo amico, uno "Shakespeare ubriaco").

Poco dopo, nel 1836 e nel 1850, rispettivamente, compaiono i due distinti poemi Faust e Don Juan di Lenau, significativo poeta austriaco del dolore (Weltschmerz).

E", come si vede, tutto uno sviluppo dei miti "moderni", ispirati a personaggi esemplari, realmente esistiti, trattati da Mozart e da Goethe.

Quanto a Mozart, la forza e l"immagine del "genio bambino", ci ricorda Cacciari, non devono offuscare la profondità, ampiezza e modernità della sua cultura.

Essa ha fatto oggetto di interpretazioni in ogni tempo.

Kierkegaard, ad es., nel 1843, nel suo Aut aut, dedica alcune pagine ("gli stadi erotici immediati, ovvero il musicale erotico") al grande salisburghese.

A suo avviso la musica di Mozart – specie nel Don Giovanni – incarna un principio : la forza della pulsione erotico-sensuale, che emerge come una potenza spirituale immediata. Secondo il filosofo danese ciò può avvenire (per antitesi) solo nel mondo cristiano, non in quello antico, a cui l"idea di un seduttore manca.

"Don Giovanni è invece fondamentalmente un seduttore, Il suo amore non è psichico, ma sensuale e l"amore sensuale, secondo il suo concetto, non è fedele, ma assolutamente privo di fede, non ama una, ma tutte, vale a dire seduce tutte"

Ma questa potenza spirituale dell"erotico-sensuale può esprimersi solo in musica. Nella comunicazione in lingua, discorsiva, essa non può darsi; meno ancora può darsi come potenza spirituale immediata.

Questa interpretazione è ripresa da Ernst Bloch (1885-1977) nell"opera Spirito dell"Utopia, del 1918. La musica è al centro del concetto di utopia. A questa, infatti, è coessenziale una dimensione allargata nel tempo; insieme memoria (del passato) e prefigurazione (del futuro), inseparabilmente.

La comunicazione discorsiva separa invece questi due momenti. Solo la musica, dunque, non il discorso, rivela l"utopia. E la rivelazione della utopicità della musica è Mozart.

Pure Kant, contemporaneo del grande musicista, rileva che l"intelletto umano è come un"isola (topos), che ha il proprio limite. Al dilà dell"isola c"è il non luogo (utopia).

Col linguaggio ciò che è aldilà del limite è indicibile; con la musica diviene dicibile.

Mozart è pienamente immerso nel suo tempo, che, al vertice della cultura, è tempo di Illuminismo (Aufklaerung) e tempo di Massoneria (Freimaurerei), ci ricorda il Professore.

Quanto alle date in cui si può collocare il primo, due anni sono particolarmente significativi; il 1751, quando viene pubblicato il tomo iniziale dell"Enciclopedia di Diderot e D"Alembert - nel 1755, poco prima che Mozart nascesse, il primo scriverà la voce "Enciclopedia" della grande opera collettanea - e il 1784, allorché compare lo scritto di Kant "Cos"è l"Illuminismo?".

Lo stesso Mozart, in persona, volle intrattenere rapporti con il più anziano Diderot, tramite comuni amici. Quando, nel 1788, il grande salisburghese si reca a Parigi, ha già in partenza la ferma intenzione di farsi ricevere da lui, attratto dalla sua opera.

L"Enciclopedia infatti è come un grande albero – un"impresa scientifica in cui tutto si tiene – e può essere solo un"impresa collettiva, un "cervello sociale" (Marx).

Questo sforzo collettivo caratterizza le menti del secolo; tuttavia Kant ritiene che il percorso non sia compiuto. Il Settecento è il secolo dell"Illuminismo, ma "non è un secolo illuminato". Per compiere il cammino occorre prudenza – spesso gli illuministi si devono rifugiare nell"anonimato e nell"ombra della Massoneria, quale società segreta – e nel frattempo, a suo avviso, "è dovuta obbedienza allo Stato".

L"opera di Diderot scrittore, ad es., pur di grande impatto culturale, anche internazionale – si pensi a "Jacques il fatalista e il suo padrone", tradotto in tedesco da Schiller, o a "Il nipote di Rameau", tradotto in tedesco da Goethe, ci spiega il nostro relatore – circola in Francia come un samizdat.

Del resto il primo curatore dell"Enciclopedia, pur coltivando la ragione, è ironico e vede bene anche la bassezza umana; senza esprimere, ad es., l"ottimismo di Rousseau. Egli è, per così dire, a due facce. Un po" come Mozart, nei suoi rapporti con l"altra grande componente culturale del secolo, appunto la Massoneria.

Egli partecipa con convinzione a quella operativa, che si rifà alla corporazione medioevale dei "grandi costruttori". Diviene Maestro, a Vienna, nella loggia Zur gekroente Hoffnung – alla Speranza coronata -; e questa loggia, come dice il nome, è aperta alla speranza.

Da quella operativa peraltro, ci chiarisce Cacciari, deriva e si distingue una Massoneria ideologico-teologico-esoterica.

Già nel 1717, nella capitale inglese, quale esempio di questo tipo, era stata fondata la Premier Grand Lodge o Grand Lodge of London, fusione di quattro precedenti istituzioni, i cui statuti vengono definiti nel 1723.

Si continua, in Francia, con una prima loggia a Parigi intitolata a Saint Thomas (Becket), fondata da liberi muratori inglesi, cattolici e stuardisti. In essa, come ci ricorda il nostro relatore, un illustre massone, Ramsay (André Michel de, nato in Scozia con nome inglese, poi divenuto allievo del vescovo e scrittore francese Fènelon e convertito al cattolicesimo, a sua volta scrittore) tenne, nel 1736, in una prima versione, un famoso "Discorso" sulla Massoneria medesima, la sua origine e i suoi scopi.

Avrebbe dovuto replicarlo, in forma più solenne, nel 1737; ma ciò non avvenne mai, per sopraggiunte difficoltà nei rapporti con l"autorità, civile e religiosa, e anzitutto con il Cardinale Fleury, primo ministro di Luigi XV, su cui egli aveva ingenuamente confidato. Dallo scontro con lui, anzi, iniziò la lotta antimassonica della Chiesa di Roma.

Nel Discorso di Ramsay si inseriscono, dal punto di vista storico, elementi rosacrociani e templari, ricollegandosi alle Crociate; e, dal punto di vista programmatico e ideale, principi di umanità, di morale pura (cioè disinteressata), di amore per le belle arti; unitamente ad un rituale di inviolabile segreto, sull"iniziazione e sugli adepti, che imita i misteri antichi.

"Noi vogliamo riunire tutti gli uomini di uno spirito limpido, di costumi dolci e di un umore gradevole, non soltanto per le Belle Arti, si legge nel Discorso, ma ancor più per i grandi principi di virtù, di scienza e di religione, dove l"interesse della Confraternita diviene quello dell"intero Genere Umano".

I legislatori antichi erano "nazionalisti" e non erano"filantropi"; com"è invece necessario, aldilà di ogni distinzione di Repubblica e di Stato. Occorre, da questo punto di vista, una sola nazione, fondata sulla virtù e la scienza (idee che proseguiranno in Kant).

E occorre che gli scienziati e tutti gli artefici della Fratellanza, delle diverse nazioni, forniscano i materiali di un "Dizionario Universale delle Arti Liberali e delle Scienze Utili, escluse soltanto la politica e la teologia" (prefigurazione della stessa Enciclopedia).

L"estetica, come filosofia dell"arte, nasce in quest"epoca e in quest"ambiente.

Giuseppe II, l"Imperatore figlio di Maria Teresa, è massone; Lorenzo Da Ponte, il famoso librettista di Mozart, è massone; Emanuel Swedenborg (1688- 1772), scienziato, poi filosofo, mistico e veggente svedese, famoso a suo tempo, caduto nell"oblio, poi riscoperto dalla psicologia del Novecento, è massone; lo stesso Kant, sommo filosofo illuminista e non certo mistico, né veggente , e quindi critico di Swedenborg, è massone. E anche Mozart, come si è visto, lo è.

Peraltro in lui manca ogni rigidità ideologica; nulla in lui è dogmatico. La Massoneria era anticlericale, ma lui non lo era.

Ignaz Von Born, ad es., importante scienziato austriaco e influente membro della Confraternita – ritenuto da molti un ispiratore del Flauto Magico per via della sua amicizia col grande salisburghese e delle sue ricerche sulle antiche religioni misteriche, tra cui i misteri egizi – era violentemente anticlericale, ma Mozart, diversamente da lui, non lo era.

Aloys Blumauer, poeta, critico di tutto il mondo ecclesiastico, in particolare dei Gesuiti, di cui era stato novizio, ed ammiratore di Giuseppe II, autore di una parodia dell"Eneide (Avventure del pio eroe Enea), che ebbe a suo tempo vasta popolarità, a sua volta massone ed amico di Mozart, presenta con lui, invece, maggiori affinità. Ritiene infatti che dovere e piacere possano coincidere.

E" una speranza condivisa dal grande musicista, che però la intende in tutta la sua fragilità. Ecco perché la musica di Mozart è in certo modo dialettica, insieme gioiosa e malinconica. Egli è partecipe di tutti gli ideali della sua epoca, ma non è "ideologico". Li vive nella loro criticità e ne vede già la crisi.

Sforzo di liberazione dell"uomo e sua attrazione per la luce (della ragione), certo; ma insieme timore per la fragilità di queste aspirazioni.

V

E" stata una mattinata intensissima. E" vero che, per meglio serrare il discorso, il relatore non ci ha concesso neppure la pausa caffè.

Ma è incredibile, a pensarci bene, che questo lungo viaggio nel secolo dei lumi, nella filosofia, nella massoneria e, naturalmente, nella musica del tempo, in specifico di Mozart, da cui poi tutto muove, sia avvenuto in poche ore!

Quanti ricordi, talvolta scolastici, sono riaffiorati; quanti elementi nuovi, si sono appresi oggi; quante messe a punto, quanti ragionamenti, quanto storicizzare, attualizzare e filosofare si è fatto in qualche ora; viaggiando in lungo e in largo, con un buon maestro, per quella Mitteleuropa "che nel cor (ci) sta"!

Unico intervallo posticipato, la pausa pranzo. Cacciari resta con noi solo un giorno e mezzo, ma sta…….facendo sul serio.

Alle 16,30 ci ritroviamo tutti nella grande sala delle conferenze, per non perdere una parola della relazione, che si snoderà, tappa dopo tappa, come la scalata di una montagna; tutti cerchiamo di restare in cordata.

"Nell"immaginazione di Mozart, riprende il Professore, ha grande importanza la contrapposizione luce-tenebre", cara alla simbologia massonica. Il tuo inizio, uomo, è nelle tenebre e tu devi trovare, nell"oscurità, la forza straordinaria per uscirne.

Negli ambienti massonici si legge Paracelso e si coltiva una sorta di medicina massonica. Si coltiva pure una peculiare filosofia della natura, di carattere fisico-medico, insieme materiale e spirituale. Anche per l"iniziazione dell"adepto occorrono entrambi gli elementi.

Ci si interessa di alchimia e cioè di quella scienza che consente la separazione dell"elemento volgare e corruttibile dall"elemento aureo. La natura stessa è in evoluzione e in continuo cambiamento e, in qualche modo, è sospinta da un processo spirituale ed ideale che tende ad un culmine. E il culmine dello spirito è il cervello umano.

Il percorso faticoso di dissociazione dell"uomo dalle tenebre è esemplificato da Tamino nel Flauto Magico.

La derivazione è, tra l"altro, dal poeta Wieland (1733-1813), che Mozart certamente leggeva, oltre a Diderot. Verso il 1780, Wieland aveva pubblicato una raccolta di racconti fantastici tra cui un Lulu o il Flauto magico, scritto da August Jacob Liebeskind, suo  genero ; tema che fu appunto musicato da Mozart nel 1791 e dove compaiono chiari elementi tratti dalla mistica massonica.

Questo autore, Wieland, si pone in rottura con la corrente religiosa pietistica, imperante in Germania, entusiasta e sicura di sé fino al sogno (la c.d. Schwaermerei).

Da essa, anzi, egli deriva per educazione; ma poi la respinge e aderisce con convinzione all"Illuminismo, con un gusto ironico e sensuale della vita. Nel 1764 sviluppa questo gusto e dedica un"opera alla vittoria della natura sul pietismo (Der Sieg des Natur ueber die Swaermerei o Don Sylvio).

Rifacendosi ai classici – egli è ottimo traduttore in tedesco delle lettere di Cicerone e dei Dialoghi degli Dei (Goettergespraech), dello scrittore satirico greco, del II secolo, Luciano di Samosata, ma anche di Shakespeare, che contribuì a far conoscere in Germania –persegue la piena riabilitazione dell"istinto, di cui va capita, a suo avviso, la intrinseca spiritualità; esso infatti, a ben vedere, è accordabile sia con la ragione, sia, appunto, con lo spirito.

Wieland, nel 1766, scrive una Storia di Agathon, che Mozart ha nella sua biblioteca.

E" il primo romanzo di formazione (Bildungsroman) della letteratura tedesca, in cui il protagonista non è un eroe nobile, con il destino assegnato, ma un "borghese" senza nobiltà. Che costruisce il suo destino, mediante la virtù illuministica(Tugend). Agathon è un fanciullo educato a Delfi, buono e bello – la bontà stessa, come dice il nome - il migliore di tutti, tuttavia ancora ingenuo e perfettibile, che si innamora di Psiche, vergine fanciulla.

Ma è catturato dai pirati e venduto a un sofista, Ippia, che trovandolo bello (lo chiama Callias), si prende ogni cura di lui, lo educa a suo modo e lo"forma". Soprattutto si prefigge di allontanarlo da una sua connaturata Schwaermerei e dalla correlativa tendenza a concepire il rapporto con le donne in modo platonico

Così gli fa conoscere Danae, una etera nel pieno della carriera e della femminilità, dotata di ogni charme (o, alla tedesca, Kunst der Galanterie), dalla quale Agathon è irresistibilmente attratto. Poiché, a ben vedere, in una conoscenza profonda, Psiche, la donna ideale, poteva essere Danae, la donna carnale, e Danae poteva essere Psiche.

Quindi non giudicate (dall"apparenza); le nature si intrecciano, possono mutare; le affinità reciproche si intrecciano e, per converso possono mutare le nature solo in apparenza.

Forse le fidanzate napoletane di Guglielmo e Ferrando sono diventate cattive solo perché si innamorano dei giovani ufficiali turchi(albanesi), come capita nell"opera mozartiana "Così fan tutte"?

La relazione di oggi è finita. Ma il pubblico, e molti di noi, ormai messi in moto, non lasciano subito in pace il Professore. Il piatto forte lo si vuole continuare a gustare. E così si intrecciano domande e risposte forse banali, nella loro brevità, forse profonde

Chiede uno

-Winckelmann (1717-1768, l"autore della Storia dell"Arte dell"Antichità, massone a sua volta), ripropone nel Settecento gli ideali e le forme classiche, e dunque appartiene ancora all"Illuminismo o piuttosto al Neo-classicismo?

-Illuminismo, indubbiamente, è il termine più ampio e comprensivo.

Chiedo io

-Sia nel Cristianesimo sia nell"Illuminismo il fondamento è l"amore per l"uomo. Ma c"è una differenza?

-C"è questo comune fondamento; le tragedie del tempo sono percorse da una caratteristica compassione, un soffrire insieme o mitleiden. Ma nel Cristianesimo si ama l"uomo e le creature come immagine di Dio; nell"Illuminismo l"uomo si ama per sé stesso (filantropia;); anche se nell"Illuminismo critico non si ama l"uomo come tale, ma come potenza di umanità razionale.

Richiedo

-Gli illuministi e i massoni credono in Dio?

-Sì, ma come causa prima di tutte le cose, razionalità e natura, non come Persona e Padre

Chiede un altro ancora

-Wieland, come traduttore di Shakespeare, ha influenzato Mozart?

-In effetti molti spunti de "La Tempesta" si ritrovano nel Flauto Magico.

Chissà quanto si continuerebbe. Vicino c"è Padre Giovanni Bertuzzi, che è sempre stato con noi in tutti questi giorni – il fondamento del Cristianesimo è la Rivelazione, osserva -, il collega Massimo, pure sempre attento e presente, Mara, Silvia e tanti altri. Ma bisogna pur sciogliersi e poi andare a cena.

Si riprende la mattina seguente, a mente fresca. E ce n"è bisogno!

Cacciari ci parla del Don Giovanni, la seconda delle tre opere in italiano di Mozart, dopo le Nozze di Figaro e prima di Così fan tutte; composta dall"autore a trentuno anni, nel 1787, su libretto di Lorenzo Da Ponte (K 527).

Commissionata dallo stesso Imperatore Giuseppe II, essa è forse il capolavoro del grande musicista e uno dei massimi della storia della musica e della cultura occidentale.

Anche i contemporanei più avveduti ne avvertirono la somma importanza, poiché parlava alla sensibilità di tutti. Essa fece epoca (epokè = arresto del tempo).

Il tema ha, nel Seicento, illustri antecedenti spagnoli e poi francesi, rispettivamente nelle opere drammatiche di Tirso de Molina e di Molière. In quest"ultima Don Giovanni giuoca il ruolo di un filosofo libertino, impenitente ed ateo, moralmente condannato dall"autore. Ne parlano, poco dopo, come si è visto, anche Grabbe e Lenau. Il primo contrappone Don Giovanni, come amante della vita, a Faust, espressione di volontà di potenza.

In Lenau, invece, Don Giovanni della vita è stanco, è sempre malcontento e si trova costantemente in passaggio da un"esperienza finita ad un"altra, pure finita. Al termine si lascia uccidere. In lui ha prevalso la noia (Langweil). Egli vorrebbe ogni volta andare alla fonte e rinascere; ma constata che ciò è impossibile. Nella visione di Kierkegaard, poi, in lui sottentra addirittura l"angoscia (Angst).

In Mozart/Da Ponte Don Giovanni non è un filosofo. Non si pone alcuna esplicita ideologia. Egli è un uomo singolo, un cavaliere libertino, assolutamente solitario.

In attesa della statua del Commendatore alla cena fatidica, egli è solo e, da solo, si contrappone all"ordine costituito, rappresentato dagli altri personaggi; ordine certo differenziato al suo interno, ma caratterizzato, a suo modo, da un popolo e da una sua legge.

Don Giovanni, di quell"ordine, non vuole, non può fare parte; di qui, osserva il relatore, la sua singolare eroicità. D"altronde, costituitosi e organizzatosi il popolo, l"individuo deve realizzarsi al suo interno (secondo la stessa visione di Rousseau; ripresa nella Critica della Ragion Pratica di Kant, del 1788, il tempo stesso dell"opera mozartiana, dell"anno precedente).

L"eroe libertino, invece, rifiuta questa integrazione, poiché contraddirebbe la (sua) ricerca della piena felicità: D"altra parte, chi è fuori dell"ordine costituito, non sa dare la felicità, anzi rende infelici (in un trionfo del negativo).

L"Ouverture dell"opera – il maestro Modugno ricorda che fu scritta da Mozart la notte prima della rappresentazione, in forma di sonata – esprime, insieme, un anelito di felicità, una speranza, ed immagini di lutto; evocatrici del delitto del cavaliere libertino e del tragico ritorno della sua vittima, in forma di statua.

Nell"opera, poi, si svolgono i diversi caratteri.

Anzitutto Donna Anna, la figlia del Commendatore, eroina della vendetta. Vuole a tutti i costi una rappresaglia, sommaria e immediata, per l"uccisione del padre, che la difendeva. E" una Erinni, una furia disperata.

A lei si contrappone il fidanzato, Don Ottavio, che invece (prudentemente) cerca di far valere il diritto (il reo andrà denunciato e assicurato alla giustizia).

Poi c"è Donna Elvira, la nobildonna precedentemente sedotta da Don Giovanni, che ne va costantemente alla ricerca. Ella rappresenta l"eros, in qualche modo accomodabile anche nel nuovo ordine. Tuttavia ama senza alcuna condizione (eros, non agàpe, è il suo sentimento). E" affine e speculare al cavaliere libertino, ma ama uno solo, in termini assolutamente gratuiti.

Quindi il celeberrimo Leporello, servo e scudiero di Don Giovanni, che mostrerà, come uno specchio, la sconfitta del suo padrone. Non senza averne a suo modo tessuto le gesta, come quando canta a Donna Elvira il famoso elenco delle sue conquiste femminili. "Madamina il catalogo è questo…….In Italia seicento e quaranta; in Alemagna duecento e trentuna; cento in Francia, in Turchia novantuna; ma in Ispagna son già mille e tre"

Il protagonista è lui, il cavaliere libertino, eroe negativo e tragico; ma, come tutti gli eroi sconfitti, talvolta ad un passo dal comico, conformemente al sottotitolo dell"opera "dramma giocoso".

Egli si muove verso l"utopia, nella ricerca della felicità; corteggia Zerlina, la bella campagnola, fidanzata di Masetto, senza avvedersi che il tempo – dell"unica giornata dell"opera – passa inesorabilmente.

Dopo l"invito al ballo da lui organizzato per il matrimonio di Zerlina e Masetto, in cui vuol sedurre proprio Zerlina, Don Giovanni, travestito da Leporello, dedica le sue attenzioni alla cameriera di Donna Elvira e le canta una serenata.

"Deh vieni alla finestra, o mio tesoro, deh vieni a consolar il pianto mio"; quasi una canzonetta, con un "intensa nostalgia dell"Italia, osserva Modugno.

Ma a chi canti Don Giovanni?, riprende il relatore, non c"è più nessuna donna alla finestra. E si va verso l"inesorabile finale.

Morale, secondo l"autore. Alla ricerca assoluta della felicità, o eudaimomismo, dobbiamo saper rinunciare. Altrimenti si diventa "Il dissoluto punito, ossia Don Giovanni", come recita il titolo originale dell"opera.

Anche Tamino e Pamina, nel Flauto Magico, non possono darsi subito il piacere; devono prima evolversi e formarsi eticamente – la formazione o Bildung , il tema classico del Bildungsroman di questa epoca – operando una vera e propria rinuncia (Entsagung) al piacere puro e semplice. Su questo tema, del resto, il pendant di Mozart è Goethe.

La conclusione del dramma è nota. Don Giovanni, pur invitato dalla statua del Commendatore, rifiuta di pentirsi e sprofonda nell"inferno. E qui il maestro Modugno ci suona, al pianoforte, un saggio della scena finale, una delle più importanti della storia della musica e del teatro. Secondo Cacciari, un vero e proprio "dramma espressionista".

Siamo concentrati ed emozionati, ma è finita. Recuperata la calma, nel pomeriggio, torneremo a casa, nella nostra Bologna.

Passiamo, per una breve visita, da S.Damiano, subito fuori delle mura di Assisi, uno dei luoghi più suggestivi di S. Francesco e S.Chiara, con i suoi ambienti piccoli, solidi e vissuti, con i suoi ingenui affreschi e i suoi dipinti su tavola, con tante memorie, piccole e grandi del Cantico delle Creature; per il quale Francesco compose anche una musica, purtroppo andata perduta

Ancora vicino ad Assisi, acquistiamo olio umbro – altri prodotti caratteristici li avevamo acquistati in precedenza – e, in un pomeriggio a tratti un po" piovoso, non particolarmente caldo, percorriamo la E 45, per tutta l"alta Val Tiberina – deve averci lavorato, su questa strada, proprio il console Caio Flaminio, quello stesso della sfortunata battaglia del Trasimeno -.

E" ben poco trafficata, tutta immersa nel verde, a perdita d"occhio, e si snoda sui fianchi delle montagne, fino all"Appennino romagnolo e a Cesena.

Qui imbocchiamo l"autostrada A 14, parallela alla Via Emilia – ma sono sempre strade romane! - fino a S.Lazzaro e al centro della nostra città.

Siamo infine a casa, …..con qualcosa!



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