Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-12

ASSOCIAZIONI DEI DISABILI: LEGITTIMAZIONE AD AGIRE E TUTELA DEI LEPs – Alceste SANTUARI

Una "speciale" funzione di (talune) associazioni non profit attiene alla loro legittimazione di agire per la difesa di interessi dei loro associati, specie se persone fragili, quale peculiare mission associativa. Invero, le associazioni non riconosciute, al pari di quelle riconosciute e dei comitati, in quanto portatori di interessi diffusi cui possa derivare un pregiudizio da un provvedimento amministrativo, possono, ai sensi dell"art. 9 della l. 7-8-90, n. 241, intervenire nel procedimento amministrativo. Alle organizzazioni non profit è riconosciuta la legittimazione ad agire in quanto esse tutelano beni e diritti della personalità di ciascuna persona. Si tratta di una legittimazione che discende dal contenuto degli artt. 2 e 3 Cost. quali norme che hanno posto le condizioni per una nuova legittimazione innanzi al giudice amministrativo (M.R. Spasiano, Interessi pubblici e soggettività emergenti. Gli organismi non lucrativi di utilità sociale, Gianni Editore, Napoli, 1996, p. 161).

Ciò implica, come previsto dall"art. 10 della l. 241/90, che tali soggetti giuridici possono prendere visione degli atti del procedimento, nonché di presentare memorie scritte e documenti.

I giudici amministrativi, in tema di disciplina sull"accesso, hanno più volte ribadito che le associazioni dei consumatori possono esercitare la loro legittimazione ad agire ai soli fini di tutelare l"interesse alla conoscenza e non l"interesse ad effettuare un controllo generico e generalizzato sull"attività dell"amministrazione, allo scopo di verificare la possibilità di eventuali, future lesioni della sfera dei privati (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 5.10.2001, n. 5291; Sez. VI, n. 2314 del 2007). E sul tema, ancora il Consiglio di Stato ha statuito che: "la titolarità (o la rappresentatività) degli interessi diffusi non giustifica un generalizzato e pluricomprensivo diritto alla conoscenza di tutti i documenti riferiti all"attività di un gestore del servizio ma solo degli atti, relativi a servizi rivolti ai consumatori, che incidono, in via diretta ed immediata, e non in via meramente ipotetica e riflessa sui loro interessi" (Cons. St., sez. III Quater, 7.4.2011, n. 3102).

Si aggiunga che le associazioni, siano esse riconosciute ovvero non abbiano ottenuto o richiesto il riconoscimento della personalità giuridica, in virtù dell"art. 91 c.p.p., sono legittimate a costituirsi parte civile nel processo penale anche se non parti lese, così potendo agire a tutela e difesa di interessi collettivi e sociali. E" quanto stabilisce il Codice dei Consumatori, laddove specifica che: "Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell"elenco di cui all"articolo 137 sono legittimate ad agire, ai sensi dell"articolo 140, a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti. oltre a quanto disposto dall"articolo 2, le dette associazioni sono legittimate ad agire nelle ipotesi di violazione degli interessi collettivi dei consumatori contemplati nelle materie disciplinate dal presente codice, nonché dalle seguenti disposizioni legislative:

a) legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni, ivi comprese quelle di cui al testo unico della radiotelevisione di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 17779, e legge 30 aprile 1998, n. 122, concernenti l"esercizio delle attività televisive;

b) decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, come modificato dal decreto legislativo 18 febbraio 1997, n. 44, e legge 14 ottobre 1999, n. 362, concernente la pubblicità dei medicinali per uso umano. (d. lg. 6.9.2005, n. 206, art. 139, co. 1)".

Le associazioni di tutela dei diritti dei consumatori possono agire richiedendo al tribunale:

"a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti;

b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate;

c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o più quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicità del provvedimento può contribuire a correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate.

(d.lg. 6.9.2005, n. 206, art. 140, art. 1).

Tuttavia, come ribadito dalla giurisprudenza amministrativa, la legittimazione ad agire riconosciuta in capo alle associazioni di tutela dei diritti dei consumatori non integra "un generale potere di accesso a fini ispettivi, ma esplicitamente limita la tutela degli interessi collettivi ad ipotesi specifiche" (TAR Lazio, sez. III Quater, 7.4.2011, n. 3102).

Pur con tutti i caveat sopra richiamati, alle associazioni non profit è riconosciuta una funzione per così dire "strategica", soprattutto quando si tratta di intervenire a difesa e a tutela di interessi e diritti che afferiscono alla sfera soggettiva dei singoli cittadini-associati. E" questo il caso de diritti essenziali alle prestazioni sociali (LEPs), di cui all"art. 117, comma 2, lett. m) della Costituzione.

Si tratta di quei livelli che il legislatore statale ha inteso prevedere per assicurare un equo e omogeneo accesso ai servizi (es. socio-sanitari e trasporti) su tutto il territorio nazionale. Affermare i livelli essenziali delle prestazioni significa introdurre nelle dinamiche istituzionali dello Stato e degli locali territoriali che lo compongono, i quali sono responsabili dell"implementazione di detti livelli essenziali, due componenti, segnatamente una componente di natura programmatoria ed una di natura finanziario-economica. Si tratta, quindi, di richiamare una capacità degli enti locali, in particolare, che sul territorio di competenza, in stretta connessione con le organizzazioni non profit, alla luce del principio di sussidiarietà di cui all"art. 118 Cost., u.c., di programmare e coordinare gli interventi sociali. Ma si tratta altresì di potenziare gli interventi e i servizi oggetto della responsabilità istituzionali degli enti locali attraverso adeguati meccanismi di finanziamento.

Ed è su questa frontiera dei diritti soggettivi che le associazioni non profit di rappresentanza (advocacy) riscoprono uno spazio di intervento importante ed essenziale, come di recente confermato nella sentenza del Tar Piemonte, sez. II, 29 agosto 2014, n. 1456, di cui ci occuperemo in altro contributo su questo sito.



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