Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-03-29

ASSOCIAZIONI NON PROFIT ED ESENZIONE IVA – Corte UE C-22/15 – Alceste SANTUARI

La Corte di giustizia dell"Unione Europea non ha riconosciuto l"esenzione IVA concessa dall"ordinamento tributario olandese a favore di associazioni che gestiscono servizi nautici resi ai soci.

Con la sentenza del 25 febbraio 2016 (causa C-22/15), la Corte UE si è pronunciata in ordine ai limiti entro cui gli Stati membri possono subordinare la concessione ad organismi diversi dagli enti di diritto pubblico, dell"esenzione da Iva per talune prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell"educazione fisica.

Nel caso di specie, i Paesi Bassi, muovendo dal presupposto che le attività nautiche o ricreative potessero essere assimilate alla pratica dello sport e dell"educazione fisica, hanno previsto l"esenzione da Iva per i servizi di noleggio di posti ormeggio e deposito per imbarcazioni, resi ai soci di associazioni nautiche che per rendere i predetti servizi non si avvalgono di una o più persone impiegate presso di esse.

L"ambito applicativo dell"agevolazione non è stato ritenuto legittimo dalla Commissione europea, che ha presentato ricorso alla Corte di giustizia affinché quest"ultima si pronunciasse in merito al contrasto con la normativa europea della disciplina olandese. In particolare, la Commissione ha contestato i due seguenti profili di illegittimità della posizione olandese:

-) l"esenzione deve considerarsi troppo ampia poiché essa risulta estesa anche alle attività nautiche o ricreative che non possono essere assimilate alla pratica dello sport e dell"educazione fisica;

-) l"esenzione è troppo ristretta in quanto per poter usufruire della stessa, le associazioni non profit non possono assumere personale.

La Corte di Giustizia ha ritenuto il ricorso della Commissione fondato nella sua interezza ed ha, quindi, ritenuto la disciplina olandese non conforme alla normativa dell"Unione relativa all"Iva. Nel dettaglio, i giudici di Lussemburgo hanno evidenziato come la direttiva Iva obbliga gli Stati membri a concedere un"esenzione per talune prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell'educazione fisica, fornite da organismi senza fini di lucro alle persone che esercitano lo sport o l'educazione fisica. Preme evidenziare che la Corte ha inteso richiamare la finalità dell"esenzione in parola: si tratta di un"esenzione definita non solo in relazione al contenuto delle operazioni considerate, bensì anche in funzione di determinate caratteristiche che i prestatori devono soddisfare. E", in questo senso, che si deve considerare la centralità degli organismi non lucrativi quali beneficiari dell"esenzione IVA, che distinguono gli stessi da altri operatori.

In relazione alla portata di detta esenzione, l'articolo 133, primo comma d), della direttiva 2006/112 consente agli Stati membri di subordinare la concessione della stessa, per i servizi resi da enti diversi quelli di diritto pubblico, a condizione, tra l"altro, che tale concessione non sia tale da provocare distorsioni della concorrenza a danno delle imprese commerciali soggette all"Iva. La Corte ha tuttavia sottolineato che questa possibilità offerta agli Stati membri non consente, tuttavia, di limitare la portata di tale esenzione.

Sul punto, la Corte di Giustizia ha richiamato il proprio orientamento giurisprudenziale secondo cui tale facoltà concessa agli Stati membri, la cui portata deve essere valutata nel contesto che risulta dalle condizioni di cui all"articolo 133, primo comma, lettere da a) a c), della direttiva 2006/112, non consente di adottare misure che limitano l"ambito di applicazione delle esenzioni, subordinando l"esenzione ad una o più condizioni tali da modificarne il campo di applicazione delineato dalla normativa europea (Corte di giustizia, sentenze: 19 dicembre 2013, C‑495/12; 7 maggio 1998, C‑124/96). Come a dire, non è nella disponibilità degli Stati membri modificare i presupposti sulla base dei quali riconoscere l"esenzione di cui trattasi.

Sulla base dei predetti principi, riguardo al caso concreto in esame, la Corte è giunta a ritenere la disciplina olandese non conforme alla normativa dell"Unione europea, relativa all"Iva.
Sotto un primo profilo, la Corte evidenzia che l'esenzione dall'Iva prevista a livello europeo non è applicabile a quei servizi, ancorché resi da organismi senza fini di lucro, connessi ad attività che non possono essere equiparate con la pratica dello sport o dell'educazione fisica. In particolare, la Corte esclude che possano essere considerati connessi con la pratica dello sporto o dell"educazione fisica i servizi di noleggio di posti ormeggio e deposito per imbarcazioni, resi ai soci di associazioni nautiche (non profit) che fanno un uso soltanto ricreativo o addirittura soltanto in loco, senza lasciare l"ormeggio, dell"imbarcazione situata nel posto barca noleggiato.

Sotto un secondo profilo, la Corte ha rilevato il contrasto della normativa olandese con i principi europei nella misura in cui la normativa olandese esenta da Iva i soli servizi prestati da associazioni sportive (non profit) a condizione che le stesse non si avvalgano di una o più persone alle proprie dipendenze. In tal modo, il Regno dei Paesi Bassi aggiunge una condizione, ulteriore a quelle previste dalla direttiva Iva, che limita la portata dell"esenzione.

Tale condizione determina, a giudizio della Corte, una limitazione, per alcune organizzazioni non profit, dell"esenzione da Iva, che, invece è obbligatoria per i servizi connessi con lo sport o l"educazione fisica resi da tutte le organizzazioni senza scopo di lucro.

Infine, l"evidente contrasto con la normativa europea ha escluso per i giudici la necessità di verificare se la condizione prevista dalla disciplina olandese fosse ingiustificabile quale misura finalizzata a prevenire distorsioni della concorrenza.



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