Articoli, saggi, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-12-28

ASTICI SU GHIACCIO: UNA CONDANNA ANTESIGNANA - Cass. pen. 18428/2007 - Annalisa GASPARRE

Certe sentenze, chissà perchè, passano inosservate... E' il caso - sempreverde - della detenzione di astici su ghiaccio.

Una sentenza del Tribunale di Vicenza, nel lontano 2006, aveva aperto le porte alla condanna penale della detenzione di astici su ghiaccio, condannando un ristoratore ad una pena pecuniaria, ai sensi dell'art. 727 c.p.

In particolare, il ristoratore era ritenuto responsabile perchè "incrudeliva verso numerosi astici, detenendoli, vivi, sul ghiaccio in una teca frigorifero, e, così, sottoponendoli a sofferenze a causa di lenta asfissia". Il giudice si era soffermato sul sistema nervoso centrale comune agli invertebrati, e quindi anche agli astici, condizione che "li rende sensibili agli stimoli esterni e capaci di percepire dolore" e ravvisando nel "sistema di conservazione adottato dall'imputato" una situazione "tale da cagionare agli stessi inutili sofferenze, provocandone lentamente la morte per asfissia; sofferenze che si sarebbero potute evitare adottando altri sistemi di conservazione, quali la completa immersione nel ghiaccio o la contenzione in apposite vasche dotate di un impianto di ossigenazione e comunque idonee a ricreare le condizioni ambientali necessarie per assicurarne la sopravvivenza, come richiesto da numerosi regolamenti comunali in materia".

La Cassazione, pur dovendo prendere atto del decorso del tempo in cui era maturata la prescrizione del reato, ha precisato che il reato contestato è "inequivocabilmente riferibile anche alle specie di animali selvatici e comprende nella sua previsione l'incrudelimento verso gli animali".

Cass. pen. Sez. III, (ud. 18-04-2007) 15-05-2007, n. 18428

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico - Presidente

Dott. PETTI Ciro - Consigliere

Dott. LOMBARDI Alfredo Maria - Consigliere

Dott. FRANCO Amedeo - Consigliere

Dott. AMOROSO Giovanni - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.C., n. a (OMISSIS), res. in (OMISSIS);

avverso la sentenza in data 24.4.2006 del Tribunale di Vicenza, con la quale venne condannato alla pena di Euro 688,00 di ammenda, quale colpevole del reato di cui all'art. 727 c.p..

Visti gli atti, la sentenza denunziata ed il ricorso;

Udita in pubblica udienza la relazione del Consigliere Dott. Alfredo Maria Lombardi;

Udito il P.M., in persona del Sost. Procuratore Generale Dott. Izzo Gioacchino, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio della sentenza per prescrizione.

Svolgimento del processo

Con la sentenza impugnata il Tribunale di Vicenza ha affermato la colpevolezza di S.C. in ordine al reato di cui all'art. 727 c.p., ascrittogli perchè, in qualità di amministratore unico del ristorante-pizzeria "(OMISSIS)", incrudeliva verso numerosi astici, detenendoli, vivi, sul ghiaccio in una teca frigorifero, e, così, sottoponendoli a sofferenze a causa di lenta asfissia.

Il giudice di merito ha affermato che gli invertebrati, alla cui categoria appartengono gli astici, sono dotati di un sistema nervoso centrale che li rende sensibili agli stimoli esterni e capaci di percepire dolore; che il sistema di conservazione adottato dall'imputato era tale da cagionare agli stessi inutili sofferenze, provocandone lentamente la morte per asfissia; sofferenze che si sarebbero potute evitare adottando altri sistemi di conservazione, quali la completa immersione nel ghiaccio o la contenzione in apposite vasche dotate di un impianto di ossigenazione e comunque idonee a ricreare le condizioni ambientali necessarie per assicurarne la sopravvivenza, come richiesto da numerosi regolamenti comunali in materia.

La sentenza ha altresì affermato che vi è continuità normativa tra le previsione della fattispecie contravvenzionale di cui all'abrogato art. 727 c.p. e quella conseguente alla riforma di cui alla L. 20 luglio 2004, n. 189.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso l'imputato, che la denuncia per violazione di legge e vizi della motivazione.

Motivi della decisione

Con il primo mezzo di annullamento il ricorrente denuncia la violazione ed errata applicazione dell'art. 727 c.p., come modificato dalla L. 20 luglio 2004, n. 189.

Si deduce, in sintesi, che la norma incriminatrice, come modificata dalla novella citata, risulta applicabile ai soli animali domestici o usi alla cattività, e non anche gli animali selvatici destinati, come nel caso delle specie ittiche, alla macellazione per uso alimentare.

Con il secondo mezzo di annullamento si denuncia la sentenza per carenza o manifesta illogicità della motivazione.

Si osserva che il giudice di merito ha affermato che gli astici di cui alla contestazione erano detenuti "in condizioni incompatibili con la loro natura produttive di gravi sofferenze", a causa della inosservanza delle prescrizioni contenute nei regolamenti comunali di alcune località italiane. Si deduce, quindi, che il giudice di merito ha illogicamente attribuito rilevanza penale a non meglio specificati regolamenti comunali e ha attribuito all'imputato una condotta concretatasi nello incrudelimento verso gli animali in assenza di prove afferenti all'elemento psicologico di tale condotta, che peraltro non è più prevista dalla attuale formulazione dell'art. 727 c.p., e della effettiva idoneità di quella accertata a produrre sofferenze nella specie ittica di cui si tratta. Con l'ultimo motivo di gravame il ricorrente lamenta la mancata assunzione di una prova decisiva, costituita da una indagine peritale in ordine alla natura della particolare specie animale di cui si tratta; prova necessaria al fine di accertare la effettiva capacità di sofferenza di detta specie. Nel prosieguo del motivo si riporta sul punto l'elaborato di uno specialista in patologia generale delle varie specie animali, nel quale si afferma, in estrema sintesi, che gli invertebrati, con particolare riferimento agli astici, sono dotati esclusivamente di un sistema nervoso periferico, sviluppato a livello dei gangli, che determinano reazioni riflesse di fuga o difesa di fronte a determinate situazioni già memorizzate in precedenza, ma non sono capaci, in tali situazioni, di elaborare una sensazione di sofferenza propria delle specie superiori, dotate di un sistema nervoso centrale; che anche in relazione a tali specie animali sono in corso di elaborazione protocolli per procedere alla macellazione delle stesse, in modo da assicurare una condizione di minore stress;

protocolli nei quali è previsto proprio l'abbassamento repentino della temperatura per procedere alla loro macellazione.

La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perchè il reato è estinto per prescrizione.

Dalla data di commissione del fatto ((OMISSIS)), invero, è interamente decorso in data 23.3.2005, prima della stessa sentenza di merito, il termine di prescrizione di cui all'art. 157 c.p., comma 1, n. 6), nella formulazione vigente alla data della violazione, e art. 160 c.p..

Per completezza di esame va rilevato che non sussistono cause di inammissibilità del ricorso, non ravvisandosi in particolare la manifesta infondatezza dei motivi di gravame, nè le condizioni per il proscioglimento dell'imputato con formula ampia ex art. 129 c.p.p., comma 2.

E' necessario rilevare su tale ultimo punto che, secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa Suprema Corte, vi è continuità normativa tra la formulazione dell'abrogato art. 727 c.p. e quella risultante dalla riforma di cui alla L. 20 luglio 2004, n. 189; che, inoltre, l'art. 727 c.p., comma 2, nella formulazione attualmente vigente (detenzione degli animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze), a differenza delle ipotesi di cui al comma 1, è inequivocabilmente riferibile anche alle specie di animali selvatici e comprende nella sua previsione l'incrudelimento verso gli animali sanzionato dalla norma nella sua formulazione antecedente; che, nel resto, i rilievi del ricorrente richiedono un ulteriore esame di merito incompatibile con l'immediato effetto estintivo del reato derivante dalla intervenuta prescrizione.

P.Q.M.

La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.

Così deciso in Roma, nella Pubblica Udienza, il 18 aprile 2007.

Depositato in Cancelleria il 15 maggio 2007



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati