Fragilità, Storie, Diritti, Malati fisici, psichici -  Casoria Elisa - 2015-07-20

ASTRID TORNERÀ A CAPRI – Elisa CASORIA

Astrid, pur avendo un nome straniero, è una bella ed elegante signora napoletana, alta, con i capelli e gli occhi castani, la carnagione chiara, anziana. Sempre sorridente, adora andare nella sua amata Capri e indossare i vestiti più carini acquistati nelle botteghe artigiane dell"isola, abbinando  gioielli in tinta. Ben truccata la sera, al mare porta un cappello di paglia a falda larga, come si usa a Capri, dello stesso colore del copricostume. L"estate vissuta così, in quel posto a cui è affezionata, le scalda il cuore per tutto l"inverno, quando puntualmente ricompare la malattia, le allucinazioni, i tentativi di suicidio.

Astrid è una donna buona, generosa, altruista, fragile…

Ha lo sguardo perso nel vuoto, sta facendo uso di psicofarmaci per non agitarsi, non camminare a carponi, non sentirsi addosso i serpenti. Come e dove affrontare tutto questo? Vigono due orientamenti in psichiatria: l"uno fondato sul paradigma biologico-organicista, che mette il focus sulla malattia e riconosce la cura nel ricovero ospedaliero e nei farmaci, che pretende luoghi per la crisi e per la cronicità, separati dai luoghi della vita, e l"altro, basato sul paradigma della deistituzionalizzazione, che pone al centro le persone inserite nel loro contesto sociale, sviluppa servizi e percorsi nella comunità orientati all"emancipazione e al rafforzamento delle persone, capaci di connettere risorse saperi e soggetti che di norma, nelle politiche sanitarie e sociali, sono rigidamente separati (in tal senso e per un approfondimento della problematica: "…e tu slegalo subito" Sulla contenzione in psichiatria della dottoressa Giovanna Del Giudice, medico psichiatra, pag. 136, Archivio critico della salute mentale 180).

La sua amica del cuore caprese, Camilla, va a trovarla un pomeriggio nella struttura medica dove si trova per scelta dei suoi familiari. Entra nella stanza, si guarda intorno: nessuna grata alla finestra ma una bellissima vista su un giardino, un albero di magnolie in fiore proprio lì fuori. L"ambiente è pulito, luminoso, le pareti color pastello. Questi luoghi devono essere organizzati secondo l"architettura del "ritorno alla vita" , ossia colori, luce, qualità, nessuna sbarra alle finestre, porte aperte, giardini, proprio per garantire ai pazienti psichiatrici, ai quali spesso i diritti sono negati, anche il diritto al bello. Così, Camilla pensa tra sè che la struttura sia idonea.

Astrid arriva dopo pochi minuti, le va incontro camminando a piccoli passi, con il supporto dell"assistente, pallida, dimagrita, capelli scoloriti ben pettinati all"indietro, più lunghi di come li porta di solito, camicia da notte celeste, sguardo perso. Nonostante la malattia, la riconosce, l"abbraccia, inizia a piangere a singhiozzi e Camilla, con il cuore a pezzi, trattenendo a stento le lacrime, la rincuora: "Guarirai, un mesetto e tornerai a casa, devi avere un po" di pazienza". Astrid ripete a se stessa "Solo un mese".

Ripreso l"aliscafo per tornare a casa, Camilla si documenta sulla gestione dei pazienti psichiatrici. Legge, sperando non sia questo il caso, che negli istituti medico assistenziali, pubblici e privati, è routinario legare, imobilizzare con l"uso delle tradizionali fascette ai polsi e alle caviglie, ma anche con fasce pelviche, corsetti con bretelle, tavolini servitori per carrozzine. Agli anziani allettati che rischiano di cadere, perché confusi, irrequieti, agitati, a quelli che tendono alla fuga, è frequente apporre bandine ai letti. Se chi è allettato cerca di alzarsi durante la notte, si usa sedarlo con ansiolitici, mettendo al letto le bandine per evitare il rischio di cadute, aumentato a causa dell"ansiolitico. L"immobilizzazione poi produce ulteriore agitazione e quindi la necessità di somministrare altri tranquillanti, che a loro volta aumentano il rischio di cadute in un circolo vizioso. La persona anziana, inoltre, si agita anche per la perdita dei suoi quotidiani punti di riferimento, spaziali e temporali, ha come unico obiettivo quello di tornare nella propria casa, così vaga per i corridoi, va verso le porte e le vie di uscita, rimane ferma in agguato presso una porta del reparto aspettando che si apra. Gli operatori così giustificano il ricorso alla contenzione (ossia all"utilizzo di tecniche per trattenere la persona entro limiti spaziali e interiori, dall"immobilizzazione del paziente alla somministrazione di psicofarmaci) con la necessità di prevenire danni o con il rischio di peggioramento del paziente, ma in realtà legare può solo peggiorare le patologie preesistenti e l"agitazione psicomotoria. Peraltro gli esiti di eventuali cadute dell"anziano che scavalca le bandine sono ben più gravi, addirittura infausti (in tal senso e per un approfondimento della problematica: libro citato ".. e tu slegalo subito" della dott.ssa Giovanna Del Giudice pag. 193 e seguenti).

Dopo alcuni giorni, le dicono che nella struttura Astrid è caduta, ha una frattura a una gamba, allettata, non può muoversi, devono operarla. Camilla chiede spiegazioni sull"accaduto, ma ha già le sue risposte. La sua amica è fuori di sè, peggiorata, bloccata si sente in gabbia. Riprende l"aliscafo per Napoli. Arriva nella stanza, vede apposte due bandine al letto come sbarramento. Ne toglie subito una e si siede accanto al letto, tenendola mano nella mano; Astrid ha una crisi, le stringe forte il braccio affondandovi le unghie, inizia a gridare, vuole scendere altrimenti la uccide. In quel momento a Camilla vengono in mente le parole di uno psichiatra: "I nostri pazienti hanno sempre dei momenti di lucidità, sia pur brevi, momentanei, e bisogna far leva su quelli per comprendere la loro volontà, per contrattare". Così le parla con serenità: "Ascoltami Astrid, altrimenti ti rimettono la bandina, ti spiego perché non puoi scendere. Hai la gamba destra rotta, guarda questa (la tocca), non puoi poggiare i piedi a terra, devono operarti, se scendi cadi di nuovo". Comprende, accetta di non muoversi, si tranquillizza, si addormenta. Astrid non ha perso la possibilità di contrattazione, ora occorre garantirle un rapporto di cura basato su reciprocità, riconoscimento di parità sociale e relazionale, affinchè non sia mai ridotta a corpo domato.

Nei giorni successivi le comunicano che Astrid ha superato l"intervento ma è agitata, devono aumentare la dose di psicofarmaci, l"assistenza, sta peggiorando. Il mese sta per scadere, la promessa non potrà mantenerla, la sua amica del cuore dovrà restare in ospedale.

Camilla, preoccupata e triste oggi l"aspetta, con la speranza che ancora una volta la criticità si attenui. Si sente sola e a chi le chiede di lei, al mare, in chiesa o in piazzetta, risponde sempre: "Quest"anno Capri non vedrà Astrid, ma Astrid tornerà a Capri".



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