Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-03-17

ATO, COMUNI SINGOLI E GESTIONE SII – Corte Cost. 32/15 – Alceste SANTUARI

La legge nazionale ha affidato alle Regioni il potere di definire gli ATO

A seguito dell"individuazione degli ATO, i comuni trasferiscono agli stessi le competenze in materia di SII

La Corte costituzionale ha riconosciuto l"illegittimità di una norma della Regione Liguria laddove ha lasciato la possibilità di gestione "singola" ai comuni sotto una certa soglia demografica

La Corte costituzionale, sentenza 12 marzo 2015, n. 32 ha riconosciuto l"illegittimità costituzionale di una norma della Regione Liguria con la quale il legislatore regionale aveva attribuito la gestione del SII anche ai singoli comuni al di sotto di una certa soglia demografica.

Nel dettaglio, la Regione Liguria ha individuato gli ambiti territoriali ottimali ai fini dell"organizzazione del SII, attribuendo, all"interno di ciascun ATO, tutte le funzioni in materia di servizio idrico integrato stabilite dal d.lgs. n. 152 del 2006 ai Comuni in esso compresi che le esercitano attraverso l"Ente d"ambito, chiamato, entro quattro mesi dalla costituzione, a predisporre il relativo piano.

E" interessante evidenziare che la Regione Liguria ha difeso il proprio operato richiamando l"esito del referendum popolare che ha abrogato l"art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall"art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall"art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e l"internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia) e dall"art. 15, comma 1, lettere a) e a-bis) del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 (Disposizioni urgenti per l"attuazione di obblighi comunitari e per l"esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee), convertito, con modificazioni, dall"art. 1, comma 1, della legge 20 novembre 2009, n. 166. Per effetto di tale abrogazione, ha affermato la Regione "si riespande la possibilità – per il livello locale – di decidere quale strumento utilizzare nella gestione dei servizi» essendo stato, per primo, il legislatore statale ad escludere il SII dalla normativa pro-concorrenziale in forza dell"art. 4 del d.l. n. 138 del 2011."

Sempre secondo la Regione, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 199 del 2012 avrebbe "affermato la legittimità dell"ipotesi di gestione diretta del servizio pubblico da parte dell"ente locale direttamente rifacendosi ai criteri fissati dal diritto comunitario".

Ma i giudici costituzionali non hanno inteso accogliere la linea ricostruttiva seguita dalla difesa regionale, in quanto "[…]trascura di considerare che si verte nell"ambito delle competenze esclusive statali "tutela della concorrenza" e "tutela dell"ambiente" di cui questa Corte ha tracciato i contorni nella materia dell"affidamento della gestione dei servizi pubblici locali." Al riguardo, dunque, la Corte ha richiamato che "il servizio idrico integrato è stato qualificato come «servizio pubblico locale di rilevanza economica» (sentenza n. 187 del 2011) e che la disciplina dell"affidamento della gestione dei servizi pubblici locali – inclusa la forma di gestione del servizio idrico integrato e le procedure di affidamento dello stesso – rientra nella materia di competenza esclusiva statale della tutela della concorrenza «trattandosi di regole "dirette ad assicurare la concorrenzialità nella gestione del servizio idrico integrato, disciplinando le modalità del suo conferimento e i requisiti soggettivi del gestore, al precipuo scopo di garantire la trasparenza, l"efficienza, l"efficacia e l"economicità della gestione medesima"» (sentenza n. 325 del 2010)."

In quest"ottica, ha sottolineato la Corte, "l"affidamento della gestione del SII attiene, altresì, alla materia della tutela dell"ambiente, parimenti riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (ex plurimis, sentenze n. 62 del 2012 e n. 187 del 2011). Ne consegue che nell"alveo della ricostruita disciplina statale devono svolgersi le competenze regionali in materia di servizi pubblici locali (sentenze n. 270 del 2010, n. 307 e n. 246 del 2009), e che sono ammissibili «effetti pro-concorrenziali» degli interventi regionali nelle materie di competenza concorrente o residuale «purché [...] "siano indiretti e marginali e non si pongano in contrasto con gli obiettivi posti dalle norme statali che tutelano e promuovono la concorrenza" (da ultimo, sentenze n. 45 del 2010 e n. 160 del 2009)» (sentenza n. 43 del 2011)."

Nel proprio reasoning, la Corte ha altresì rimarcato che "a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell"art. 4 in esame (sentenza n. 199 del 2012) si è prodotto l"effetto, come rimarcato da questa Corte, di «"escludere l"applicazione delle norme contenute nell"art. 23-bis che limitano, rispetto al diritto comunitario, le ipotesi di affidamento diretto e, in particolare, quelle di gestione in house di pressoché tutti i servizi pubblici di rilevanza economica (ivi compreso il servizio idrico)" (sentenza n. 24 del 2011) e di consentire, conseguentemente, l"applicazione diretta della normativa comunitaria conferente» (così la citata sentenza n. 199 del 2012). Pur essendosi quindi ritenuto che, a seguito delle vicende abrogative, alla materia dell"affidamento in house «si deve ritenere applicabile la normativa e la giurisprudenza comunitarie [...] senza alcun riferimento a leggi interne» (sentenza n. 50 del 2013), non può sfuggire che «la normativa comunitaria consente, ma non impone, agli Stati membri di prevedere, in via di eccezione e per alcuni casi determinati, la gestione diretta del servizio pubblico da parte dell"ente locale» (sentenza n. 325 del 2010)."

Ne consegue – secondo il giudizio della Corte – che non "può pertanto condividersi l"assunto della resistente in base al quale l"applicabilità diretta del diritto comunitario non porrebbe limiti all"affidamento in house del servizio idrico, giacché, secondo l"insegnamento di questa Corte, il sistema normativo interno basato sull"art. 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull"ordinamento degli enti locali), come modificato dall"art. 14 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell"andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall"art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2003, n. 326, induce a ritenere che «i casi di affidamento in house, quale modello organizzativo succedaneo della (vietata) gestione diretta da parte dell"ente pubblico, debbono ritenersi eccezionali e tassativamente previsti» (sentenza n. 325 del 2010)."

La Corte sembrerebbe, dunque, dopo anni di dibattito, riportare "indietro le lancette" alla configurazione dell"in house providing quale modello eccezionale e non alternativo alle modalità tradizionali di affidamento dei servizi pubblici locali.

Per quanto riguarda la gestione del SII, la Corte ricorda che la razionalizzazione della stessa "è stata attuata dal legislatore statale consentendo alle Regioni di definire gli ambiti territoriali ottimali ed istituire strutture diversamente denominate (enti, comitati, autorità) alle quali sono trasferite le competenze degli enti locali che necessariamente vi fanno parte (sentenze n. 307 e n. 246 del 2009)."

La Corte ha altresì chiarito che la disciplina tesa al superamento della frammentazione verticale della gestione delle risorse idriche, demandando ad un"unica Autorità preposta all"ambito le funzioni di organizzazione, affidamento e controllo della gestione del SII, è ascrivibile alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza, essendo diretta ad assicurare la concorrenzialità nel conferimento della gestione e nella disciplina dei requisiti soggettivi del gestore, allo scopo di assicurare l"efficienza, l"efficacia e l"economicità del servizio (sentenze n. 325 del 2010 e n. 246 del 2009).

Al tempo stesso, la disciplina in esame rientra nella sfera di competenza esclusiva statale in materia di tutela dell"ambiente in quanto «l"allocazione all"Autorità d"ambito territoriale ottimale delle competenze sulla gestione serve a razionalizzare l"uso delle risorse idriche e le interazioni e gli equilibri fra le diverse componenti della "biosfera" intesa "come "sistema" [...] nel suo aspetto dinamico" (sentenze n. 168 del 2008, n. 378 e n. 144 del 2007)» (sentenza n. 246 del 2009).

Alla regioni dunque spetta soltanto "disporre l"attribuzione delle funzioni delle soppresse Autorità d"àmbito territoriale ottimale (AATO), "nel rispetto dei princípi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza", e non spetta, di conseguenza, provvedere direttamente all"esercizio di tali funzioni affidando la gestione ad un soggetto determinato. Da ciò deriva, in particolare, che, in base alla normativa statale, la legge regionale deve limitarsi ad individuare l"ente od il soggetto che eserciti le competenze già spettanti all"AATO» poiché «la normativa statale non consente che la legge regionale individui direttamente il soggetto affidatario della gestione del SII e che stabilisca i requisiti generali dei soggetti affidatari di tale gestione (così determinando, indirettamente, anche le forme di gestione)» (sentenza n. 62 del 2012).

La motivazione dunque per la quale la legge regionale deve essere ritenuta illegittima dal punto di vista costituzionale risiede nel fatto che il legislatore regionale "ha direttamente disposto in ordine ad una modalità di gestione «autonoma» del servizio idrico escludendo, in relazione all"ipotesi contemplata, «che l"ente individuato dalla Regione come successore delle competenze dell"AATO deliberi, con un proprio atto, le forme di gestione del servizio idrico integrato e provveda all"aggiudicazione della gestione del servizio» (sentenza n. 228 del 2013)." Per tale ragione la norma censurata si pone in contrasto con il principio, espresso dalla normativa interposta, di unitarietà e superamento della frammentazione verticale delle gestioni, e quindi viola l"art. 117, secondo comma, lettere e) ed s), Cost.

Sulla scorta delle osservazioni sopra riportate, la Corte ha ritenuto pertanto che la previsione regionale non "sia rispettosa della opzione derogatoria successivamente dettata dal legislatore statale in materia di gestione autonoma del SII, sia sotto il profilo dell"individuazione dei Comuni ai quali tale facoltà è concessa (venendo ampliata, nella disposizione regionale, la platea ai comuni «con popolazione inferiore o uguale a tremila residenti» a fronte dei Comuni «con popolazione fino a 1.000 abitanti» previsti dal 5 comma dell"art. 148 e dal novellato comma 2-bis dell"art. 147 del d.lgs. n. 152 del 2006) sia per quanto concerne il «previo consenso della Autorità d"ambito competente», previsto dalla legge statale e non già dalla norma regionale in scrutinio."



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