Legislazione e Giurisprudenza, Previdenza e assistenza -  Redazione P&D - 2013-09-29

ATP PREVIDENZIALE E ABUSO DEL PROCESSO - Natalino SAPONE

Il Tribunale di Reggio Calabria, est. Morabito, con la pronuncia del 5.7.2013, già pubblicata su questa Rivista, ha delineato le coordinate relative al procedimento di accertamento tecnico preventivo obbligatorio previsto dall'art. 445-bis c.p.c., con particolare riferimento alla fase di opposizione. Tale procedimento, com"è noto, costituisce il rito obbligatorio per le controversie assistenziali e per le più importanti controversie previdenziali implicanti l"accertamento del requisito sanitario.

Un primo punto chiarito dal giudice reggino concerne l'oggetto del giudizio che si apre a seguito della contestazione dell'accertamento tecnico preventivo. Tale giudizio, secondo la sentenza in commento, ha ad oggetto non il mero accertamento sanitario bensì il riconoscimento del diritto alla prestazione.

Si tratta di conclusione condivisibile, che trova puntuali riscontri testuali nel dettato normativo. Il primo comma dell'art. 445-bis si rivolge infatti espressamente a "chi intende proporre in giudizio domanda per il riconoscimento dei propri diritti". Vero è che l'oggetto dell'accertamento tecnico preventivo consiste nella verifica delle condizioni sanitarie, ma, precisa il primo comma, si tratta delle condizioni sanitarie "legittimanti la pretesa fatta valere". E la pretesa che si fa valere consiste nel diritto alla prestazione assistenziale o previdenziale o al riconoscimento dello status laddove sussistano i presupposti della rilevanza del medesimo, come ad esempio avviene in caso di handicap.

Non può dubitarsi che il giudizio introdotto dal ricorso previsto dal sesto comma, da depositare entro 30 giorni dalla dichiarazione di dissenso, è il giudizio avente ad oggetto la "domanda per il riconoscimento dei propri diritti", di cui discorre il primo comma.

La previsione del quinto comma, secondo cui gli enti competenti provvedono alla verifica di tutti gli ulteriori requisiti e conseguentemente al pagamento delle prestazioni, concerne l'ipotesi in cui il procedimento si conclude con decreto di omologa dell'accertamento del requisito sanitario. Non può riguardare invece l'ipotesi in cui, a seguito del dissenso e del conseguente ricorso, il procedimento prosegue con l"avvio dell'ordinario giudizio. Dunque è vero che l'accertamento tecnico preventivo ha ad oggetto la verifica preventiva delle sole condizioni sanitarie; ma questo non toglie che il giudizio introdotto a seguito della dichiarazione di dissenso e del conseguente ricorso, sia un ordinario giudizio, avente ad oggetto nella normalità dei casi il riconoscimento di un diritto, salva l'ipotesi di rilevanza di uno status.

Questa ricostruzione, la più coerente con il principio di economia processuale e con l"esplicito scopo deflativo perseguito dal legislatore, implica l"onere dell"assistito di allegare e provare nel giudizio post contestazione i requisiti ulteriori a quello sanitario. Sul punto non può non condividersi l"assunto del giudice reggino secondo cui la posizione di attore sostanziale rimane in capo all"assistito anche quando a proporre l"opposizione è l"ente previdenziale.

Secondo il Tribunale poi il comportamento processuale della parte che propone per la prima volta, nel giudizio di opposizione, contestazioni non avanzate in sede di ATP appare contrastante con la funzione acceleratoria e deflattiva dell"ATP quale dettata dal legislatore, che - osserva il giudice - ha inteso evidentemente "anticipare" l"accertamento sanitario con effetti "conciliativi", al fine di risolvere in quella sede ed ove possibile ogni questione, evitando il ricorso di merito. Il comportamento della parte che abbia quindi omesso di avanzare in sede di ATP le osservazioni al CTU che avrebbero potuto risolvere in quella sede ogni incertezza, rinviando tali osservazioni nel processo di merito, configura condotta processuale suscettibile di "sanzione" ai sensi dell"art. 96 cpc comma 3 cpc.

L'asserto del carattere abusivo del comportamento processuale della parte che avanzi solo nel giudizio di opposizione contestazioni che ha omesso di formulare in sede di ATP è affermazione rigorosa ma non priva di plausibilità sistematica. Con l'istituto dell'accertamento tecnico preventivo obbligatorio delineato dall'art. 445-bis c.p.c. il legislatore persegue uno scopo deflattivo tramite una strategia di riduzione processuale del contenzioso assistenziale/previdenziale implicante l'accertamento del requisito sanitario. La riduzione consiste nel delimitare l'oggetto del contendere al solo requisito sanitario, sul presupposto che la risoluzione di tale nodo dovrebbe portare, nella più gran parte dei casi, alla risoluzione della controversia.

La strategia del legislatore consiste, si può dire, nel ridurre per velocizzare. Ridurre l'oggetto del contendere per velocizzare la definizione della "pretesa fatta valere". Tale riduzione si realizza tramite una scomposizione dell'accertamento: l'accertamento del requisito sanitario viene anticipato rispetto a quello degli altri requisiti. Dunque: ridurre/anticipare per velocizzare.

Cosa succederebbe però se una delle parti assumesse in sede di accertamento tecnico preventivo un atteggiamento meramente passivo, formulando solo nel giudizio di merito, conseguente al dissenso rispetto alle conclusioni del c.t.u. in sede di ATP, tutte le osservazioni e critiche che avrebbe potuto svolgere nel sub-procedimento previsto dall'art. 195 c.p.c., espressamente richiamato dal primo comma dell'art. 445-bis? Un simile atteggiamento parrebbe in effetti contrastante con l'intento del legislatore di velocizzare la definizione della pretesa. Con un simile contegno, infatti, si avrebbe un ridurre per ritardare; vale a dire la riduzione dell'oggetto del contendere in sede di accertamento preventivo si trasformerebbe in un motivo di ritardo della definizione della pretesa. Sarebbe inoltre aggirata quell'anticipazione voluta dal legislatore. La verifica preventiva delle condizioni sanitarie, unico oggetto dell'accertamento tecnico preventivo, si ridurrebbe a passaggio puramente formale, destinato solo a complicare il procedimento. Il legislatore ha scommesso invece su un atteggiamento collaborativo delle parti. Ha rimesso alla loro decisione la conclusione del procedimento di ATP, lasciando al giudice un potere di mero controllo (e non decisorio); ha trasferito il potere decisorio alle parti ma ha scommesso su un uso responsabile di tale potere.

Come dice U. Eco, ogni testo tende a produrre un Lettore Modello. Un testo normativo, si potrebbe dire, tende a produrre un Operatore Modello. L'Operatore Modello, che l'art. 445-bis mira a produrre, è un soggetto che collabora attivamente alla verifica preventiva delle condizioni sanitarie, spendendo in quella sede tutti gli argomenti attinenti all'accertamento del requisito sanitario; quindi in primo luogo formulando tutte le osservazioni in seno al sub-procedimento di cui all'art. 195 cpc.

Non corrisponde a questo identikit chi in sede di ATP mantiene un atteggiamento inerte, rinviando la formulazione delle censure, attinenti al profilo medico, al giudizio post contestazione. Un tale contegno ben può quindi integrare gli estremi dell'abuso del processo. Si fa infatti un uso deviato di un istituto processuale. Vero è che non è prevista dalla norma nessuna decadenza o preclusione conseguente a un tale comportamento; ma l'abuso del processo presuppone per l'appunto una facoltà, di cui però si fa un uso deviato, non corrispondente allo scopo per il quale la facoltà è concessa dal legislatore. Precisamente la facoltà consiste nel formulare o meno osservazioni, contestazioni, censure in sede di accertamento preventivo. È scelta insindacabile della parte formulare o meno tali censure. Può costituire invece comportamento abusivo il rinviare la formulazione di tali censure in una fase successiva a quella deputata alla risoluzione della questione sanitaria.

Ecco quindi la conclusione che qui si suggerisce (corrispondente a quanto enunciato dalla sentenza in commento): fa uso deviato del meccanismo processuale delineato dall'art. 445-bis chi, senza giusto motivo, formula per la prima volta nel giudizio di merito osservazioni e critiche - attinenti al requisito sanitario nei suoi profili puramente medici - che avrebbe potuto svolgere in sede di accertamento preventivo. La conseguenza dovrebbe essere allora l"inammissibilità delle censure in questione.



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