Articoli, saggi, Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 2014-06-22

ATTI DI CONVEGNO - REGGIO EMILIA 6 GIUGNO 2014 - Annalisa GASPARRE

Il minore vittima di reato è stato per lungo tempo neppure considerato vittima. Ciò che avveniva all'interno delle mura domestiche, come noto, là rimaneva, nascosto agli occhi esterni, alla società, alla legge e, quindi, anche privo di ogni tutela. Come risaputo, nel diritto romano, il minore era sottoposto al potere del paterfamilias, unico soggetto di diritti, era una sua proprietà, figuriamoci se aveva tutela come persona. Le cose non sono tanto cambiate molti secoli dopo con il Codice Rocco, così com'era improntato alla tutela della famiglia intesa come stirpe e non come comunità di individui con propri diritti. Quella del "minore" era una categoria non protetta. Ciò che oggi etichettiamo come abuso o violenza non era neppure considerato tale e, secondo alcuni studiosi, neppure era avvertito come illecito da parte delle stesse vittime.

Questo era frutto di una visione adultocentrica, incrinata poco alla volta, come ogni conquista giuridica destinata a durare.

Infatti, nel tempo, grazie alle Convenzioni internazionali, si è fatta strada una tutela specifica del minore.

Mi è stato chiesto di fare dei flash e allora ho pensato ad una "pioggia" di considerazioni, di spunti di riflessione che necessiterebbero più tempo.

Da un punto di vista criminologico, intanto, vengono in rilievo i luoghi in cui si manifestano attentati alla persona del minore: sono proprio i luoghi in cui dovrebbe essere protetto (famiglia, scuola, circoli sportivi, religiosi ecc.). Poi, i rapporti con l'autore dei reati: di solito la vittima non è infungibile, anzi. Qui, la "relazione" con il minore è la chiave per comprendere (e, forse, prevenire) le occasioni di reato. Quasi sempre è la "relazione" che agevola la commissione del reato. Il mostro è quasi sempre conosciuto dalla vittima minore. In questa prospettiva, forse, possono essere lette le iniziative volte a verificare, quantomeno, che determinati soggetti (educatori in primis) che hanno quotidiani contatti con i minori siano privi di precedenti o segnalazioni per reati contro i minori.

Rispetto al contenuto degli illeciti contro i minori, possiamo sfiorare solo per citazione un elenco, davvero allarmante, di ipotesi di reato che riguardano specificamente il minore, accanto a reati che possono avere come soggetto passivo chiunque: sottrazione di minore, sottrazione di incapace, infanticidio, pratiche di mutilazione genitale femminile, prostituzione e pornografia minorile, accattonaggio, adescamento di minori e altro.

Per le peculiarità del caso, vorrei citare la sentenza sulla violenza sessuale con abuso di autorità Cass. pen. n. 14545/2014 (una delle più recenti e che trovate pubblicata per esteso su Personaedanno), caso che ha riguardano un ragazzo straniero costretto a subire pratiche sessuali con un prete. Il sacerdote è stato condannato anche per aver abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica derivanti dalle differenze di età e dal divario culturale, economico e sociale, nonchè della fragilità personologica della persona offesa, nonchè abusando dei doveri inerenti alla sua qualità di ministro di culto e dell'ospitalità.

Occorre, poi, fare i conti anche in questa materia con l'ingresso di nuove culture che si innestano sul modo di concepire il diritto e elementi extranormativi, nei casi in cui ciò possa avere rilevanza. In proposito, segnalo la sentenza Tribunale Reggio Emilia (Pres. Caruso) in tema di violenza sessuale su minore. La pronuncia si è lungamente soffermata sugli aspetti del significato culturale che taluni gesti possono assumere: nella specie, si discuteva di un bacio della durata di pochi secondi dato dal padre, cittadino albanese, sull'organo genitale del minore di 4-5 anni, descritto come privo di connotazioni morbose. La sentenza ha posto in luce il conflitto culturale sottostante la decisione di assolvere il padre imputato. L'apparato argomentativo del Giudice segnala anche un profilo di vittimizzazione ulteriore da considerare in ogni processo e che, nel caso di specie, veniva descritto in termini di esclusiva vittimizzazione data dal processo in rapporto all'assenza di turbamento per la condotta familiare posta in essere (si afferma che "il gesto del padre finisce col diventare fattore di turbamento sessuale più per gli effetti esterni indotti con il processo e le relative conseguenze che per la sua effettiva valenza nel contesto familiare").

Un'altra storia che si potrebbe raccontare è quella della figlia di un Carabiniere che, in un contesto di conflittualità tra i genitori che aveva portato all'allontanamento dell'uomo dalla casa familiare, aveva in seguito assistito ad atti auto ed eterolesivi (tentativo di auto-defenestramento, sfondamento della porta). La vicenda è particolare (e mi lascia perplessa) rispetto al profilo delle relazioni perchè il Tribunale di Milano ha condannato l'uomo per maltrattamenti in famiglia, senza - curiosamente - menzionare, in qualità di vittima, la minore che aveva assistito ai fatti oggetto di imputazione, quasi che fosse mera "testimone" del reato contro la famiglia che si è andato a perfezionare sotto i suoi occhi. Non solo. Il Tribunale dei minori ha concesso l'affido condiviso...

Infine, da buona outsider, non posso sottrarmi ad almeno una provocazione. Non parlerò dei bambini vittima sacrificale nelle liti e pretese dei genitori che si separano e che utilizzano presunti reati commessi dai genitori per affondare l'altro, nè di come, secondo alcuni (e io sono tra questi) anche il minore autore di reato sia una vittima. Tutto noto, niente di nuovo. L'accenno che voglio fare è relativo ai minori non riconosciuti vittima (indiretta) di reati che sembrano posti a tutela di beni giuridici diversi dalla personalità del minore. Il riferimento è, ad esempio, ai delitti contro il sentimento di pietà degli animali. Un esempio a caso è quello del medico e insegnante di un istituto milanese che, nell'ambito di un'esercitazione di biologia, uccise a martellate due conigli in fin di vita davanti agli studenti non ancora maggiorenni. Condanna per maltrattamento e uccisione di animali, va bene. Licenziamento e va bene. Ma i danni arrecati ai minori spettatori di uno spettacolo degno da film horror?

I casi, in realtà, sono vari. Si pensi, ancora, ai riflessi di un'educazione allo sfruttamento di animali cui assistono passivamente - e inconsapevolmente - i bambini che frequentano i circhi. Lo sfruttamento, la violenza, la manipolazione, come noto, sono comportamenti "appresi" che, poi, confluiscono in un'ulteriore vittimizzazione del minore che, talvolta, appunto, diventa egli stesso autore di reato. La storia di noti serial killer ce lo suggerisce, ma ce lo dice anche la cronaca che - proprio in questi giorni - ci parla di bambini rifiutati da campus perchè affetti da sindrome di Down o perchè "spaventano". Ecco, l'abitudine alla derisione del "diverso" (sia un animale o un uomo), al disconoscimento di messaggi di sofferenza (che naturalmente devono essere guidati e esplicati) sono ostativi allo sviluppo dell'empatia e propongono una "risposta incongrua, divertita alla pena, al disagio e all'ingiustizia". In questi termini si è espresso un gruppo di studio, guidato da una psicologa Annamaria Manzoni, in un documento sottoscritto da oltre 500 psicologi in riferimento alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali e che comportano che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie.

Insomma, credo che l"attenzione verso i minori vittima di reato debba essere molto più profonda di quanto appare finora, pur riconoscendo i notevoli progressi sul tema.



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