Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Gambuli Giulia - 2013-10-02

ATTI EMULATIVI E DIRITTO DI PROPRIETÀ - Cass. Civ. 6823/13 - Giulia GAMBULI

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 6823/13 depositata in data 19 Marzo) concerne il tema del diritto di proprietà e relativi limiti, con particolare riferimento all'articolo 833 il quale disciplina il divieto di atti di emulazione.

Il fatto, in breve: Tizio, con atto di citazione del giugno 1990, premettendo di essere proprietario di un appezzamento di terreno sito in Castellamare del Golfo, conveniva in giudizio Caio e Sempronio proprietari del confinante fondo i quali avevano realizzato una discarica depositando materiale alto 16 metri e con ciò avevano sia invaso parte del fondo di Tizio, sia creato pericolo di crollo degli immobili e di incolumità alle persone.

Le richieste di Tizio di fronte al Tribunale di Trapani erano le seguenti: accertamento dell'invasione del terreno da parte del terrapieno creato dai convenuti; determinazione del danno conseguente; ordine ai convenuti di ripristino dello status quo ante con determinazione precisa dei confini tra i due fondi.

I convenuti si costituiscono in giudizio evidenziando che la discarica fosse opera di ignoti e che, anzi, per fare un gentilezza all'attore loro si erano semplicemente limitati a ricoprirla con terriccio.

Il Tribunale in primo grado accoglieva le domande dell'attore e condannava Caio e Sempronio al ripristino dei luoghi con la rimozione del terrapieno; determinava, giudizialmente, i confini tra i due fondi; condannava i convenuti al pagamento di una somma di risarcimento per riduzione di visuale

Contro tale sentenza i due soccombenti proponevano appello che la Corte di Appello di Palermo accoglieva, rigettando la domanda di risarcimento del danno e eliminando l'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi.

Per la Corte palermitana, infatti, la sentenza di primo grado non era adeguatamente motivata in relazione al pregiudizio subito dal fondo dell'attore, tenuto conto che fosse un fondo agricolo e vieppiù tale situazione era priva di qualsiasi fondamento giuridico atteso che Tizio non era mai stato titolare di una servitù di panorama che, infatti, non era mai stata provata in giudizio.

In conclusione, per il collegio di seconde cure, non esisteva un generale divieto di non pregiudicare il panorama visibile da altro fondo. L'eventuale limitazione della sopraelevazione poteva trovare fondamento solo con la costituzione di una servitus altius non tollendi che mai era stata dedotta e, pertanto, era inesistente.

Ricorso in Cassazione di Tizio per quattro motivi (di cui analizzeremo i due principali):

I motivo = la richiesta di risarcimento dei danni si fondava su presupposti giuridici diversi da quelli inerenti una supposta violazione di un'inesistente servitù, ma era frutto di una compressione della facoltà di godimento connaturate al diritto di proprietà così come cristallizzato dall'articolo 42 Cost. e 832 c.c.

Motivo ritenuto infondato dalla Corte di Cassazione.

La domanda di risarcimento e di riduzione in pristino va inquadrata guardando alla normativa in tema di rapporti tra vicini. Per questi, come affermato costantemente da dottrina e giurisprudenza, sussistono limiti alla proprietà che il legislatore giustifica in base alla regola del nemimen laedere.

In sostanza, infatti, sulla base del principio di solidarietà (art. 2 Cost.) il diritto vigente identifica a carico e allo stesso tempo a tutela degli interessi di ogni singolo proprietario una triplice serie di divieti generali:

a) divieto di atti emulativi; b) divieto di immissioni di fumo, calore, esalazioni, rumori se superano la normale tollerabilità; c) disciplina articolata con riferimento a distanze tra costruzioni su fondi finitimi.

Il fondo del vicino può essere sottoposto a limiti mediante accordi tra i proprietari confinanti così come, in piena autonomia negoziale, le parti possono dare vita ad un diritto di servitù di vario genere come p.e. la servitus altius non tollendi.

Nel caso di specie, come ben osservato dalla Corte d'Appello la creazione di un terrapieno non rientra in uno di quei divieti e in particolare in quello di altius non tollendi; pertanto, la presenza dello stesso, non era limitazione della facoltà di godimento di Tizio.

II motivo = A parere del ricorrente la Corte palermitana avrebbe errato non tenendo conto che ex articolo 42 Cost. e 840 c.c. l'oggetto del diritto di proprietà non è assoluto, ma limitato intrisicamente perchè ad "esso sono estranei tutti quei comportamenti che anche se compiuti nell'ambito del proprio fondo possono comportare un danno per i terzi o eccedano dai criteri di normalità nell'utilizzo dello stesso".

Per Tizio, dunque, la realizzazione del terrapieno era illegittima perchè da una parte aveva compresso la sua facoltà di godimento della proprietà e dall'altra parte non rispondeva ad un'utilizzazione normale del fondo stesso da parte dei proprietari perchè mancava il coordinamento con l'esercizio della proprietà vicina e sussisteva, invece, una non conformità della costruzione con il suolo e con i criteri di normalità.

Tizio evidenzia che lo stesso articolo 840 comma 2 c.c. afferma il principio secondo cui il diritto di proprietà comporta la facoltà da parte del proprietario di trarre dalla cosa tutti i vantaggi possibili, purché senza danni a terzi e in base a criteri di normalità.

La Cassazione ritiene tale motivo infondato.

Per i giudici di Piazza Cavour i caratteri del diritto di proprietà (oltre a realità, elasticità, imprescrittibilità e perpetuità) sono principalmente la pienezza e la esclusività del godimento.

Tuttavia, la legge stessa prevede dei limiti allo stesso e uno dei principali, risalente al diritto romano, è quello del divieto di atti emulativi (art. 833 c.c.) che è concretizzazione del divieto di abuso del diritto.

"Il proprietario non può utilizzare la cosa per compiere atti che non abbiano altro scopo se non quello di nuocere o recare molestia agli altri" (p.e. è vietato piantare alberi al solo fine di togliere la veduta panoramica al vicino).

Proprio alla luce di tali principi non può dirsi che, nel caso di specie, vi sia stato un abuso visto che il terrapieno in un terreno agricolo non è compromissione della facoltà di godimento della proprietario del vicino.

Non esiste nel nostro ordinamento giuridico un generale divieto del proprietario di un fondo di non sopraelevare lo stesso. C'è divieto se tale operazione ha come unico fine il pregiudicare il panorama visibile da altro fondo ovvero se esiste un servitus altius non tollendi, altrimenti è ammesso.

In definitiva, il ricorso va rigettato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 gennaio 2013.

Depositato in Cancelleria il 19 marzo 2013





Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati