Varie, Reato -  Redazione P&D - 2013-11-05

ATTI PERSECUTORI. CONSUMAZIONE E SUCCESSIONE DI LEGGI PENALI. - Cass. pen. 10388/2013 - Eleonora MONTARULI

Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazione confermava la sentenza del Giudice d"appello nella parte in cui condannava l"imputato, ritenendolo colpevole del reato di cui all"art 612 bis c.p. in danno della moglie.

La difesa dell"imputato, proponendo ricorso per cassazione, invitava la Corte a riformare la sentenza del giudice d"appello, poiché la consumazione del reato contestato era da collocarsi in un momento anteriore all"introduzione della fattispecie di reato di cui all"art 612 bis. La tesi del ricorrente si fonda sulla considerazione per cui, trattandosi di reato di evento, consistente nell"insorgere dello stato di turbamento nella vittima, il giudice di appello avrebbe dovuto accertare se tale evento si fosse verificato successivamente all"entrata in vigore della nuova norma incriminatrice o se, seppure sorto anteriormente, si fosse in seguito aggravato. La difesa sosteneva, infatti, che le azioni tipiche messe in atto dall"imputato successivamente all"entrata in vigore della norma non fossero idonee a realizzare una nuova consumazione del reato, rispetto a quella già compiutasi anteriormente all"introduzione dell"art 612 bis.

La corte di Cassazione ha ritenuto che le azioni poste in essere dall"imputato sotto la vigenza della nuova norma incriminatrice fossero da qualificarsi quali comportamento tipici, penalmente rilevanti ai sensi dell"art 612 bis. Il giudice di appello ha correttamente ritenuto, con una valutazione razionale, che tali condotte abbiano cagionato nella vittima un grave stato di ansia e di paura, nonché fondati timori per l"incolumità fisica propria e del figlio, tali da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.

Secondo la Corte, infatti, lo stato di turbamento psicologico ingenerato nella donna, seppur penalmente irrilevante nella sua precedente esistenza, viene ad acquisire valenza offensiva in seguito all"introduzione del reato di atti persecutori. Tale reato si è dunque perfezionato nel momento in cui si è realizzata la rilevanza giuridica di quel turbamento.

Il Supremo Collegio ha quindi concluso che l"inizio della condotta di persecuzione in tempo antecedente all"entrata in vigore del reato stalking non può proiettare la propria irrilevanza penale su atti successivi del frazionato comportamento invasivo, quando sia accertata la reiterazione di atti di aggressione e di molestia, idonei a creare nella vittima lo status di persona lesa nella propria libertà morale e sia quindi accertata la sussistenza, in epoca posteriore alla creazione della uova fattispecie incriminatrice, di atti tipici idonei a causare l"evento di danno.

Il numero di pronunce in materia di atti persecutori, stante la breve vita della fattispecie in oggetto, è davvero esiguo. Sullo specifico tema, inerente alla successione di leggi penali, si segnala la pronuncia con cui la Corte ha ritenuto che "pur essendo indiscusso che la legge si applichi solo ai fatti commessi dopo la sua entrata in vigore, la preclusione concerne l'evento da cui dipende l'esistenza del reato. Ai fini del reato complesso di cui all'art. 612 bis c.p., integrato da reiterate condotte criminose consistenti nella "ripetizione" di "atti" qualificati "persecutori", di per sé costitutivi di condotte di minaccia o molestia ed il cui insieme cagiona l'evento ulteriore assorbente del reato indicato, può essere decisivo che in diversa occasione altra persona, già molestata, sia oggetto diretto di nuova molestia da parte dell'agente" (Cass. pen., sez. V, 07 aprile 2011, n. 20895, in Resp. civ. e prev., 2012, 6, 2002).



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