Varie, Reato -  Redazione P&D - 2013-11-12

ATTI PERSECUTORI. LA MISURA CAUTELARE DEL DIVIETO DI AVVICINAMENTO AI LUOGHI FREQUENTATI DALLA PERSONA OFFESA - CASS. PEN. 14297/2013 - Eleonora MONTARULI

Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso avverso l"ordinanza con la quale il Tribunale rigettava l"istanza di riesame proposta dall"indagato, confermando l"ordinanza di applicazione della misura cautelare di cui all"art 282 ter c.p.p. Tale ordinanza era stata emessa dal gip nei confronti del ricorrente, in quanto indagato per il reato di cui all"art 612 bis c.p., al quale era fatto divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa ed ai prossimi congiunti di quest"ultima.

La difesa dell"indagato propone ricorso per cassazione avverso l"ordinanza del Tribunale sostenendo come quest"ultimo avesse erroneamente applicato la disciplina di cui all"art 282 ter c.p.p, in quanto l"ordinanza di applicazione della misura cautelare non identificava le persone indicate quali prossimi congiunti, né specificava i luoghi di dimora o di lavoro cui era vietato l"avvicinamento. La corte di Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso.

Quest"ultima ha ritenuto, infatti, che dovesse ritenersi corretta la decisione del Tribunale laddove riteneva non necessaria una specifica predeterminazione dei luoghi frequentati dalla vittima e interdetti all"indagato. Ciò in ragione del fatto che tale predeterminazione risulterebbe dissonante con le finalità stesse della misura, in quanto finirebbe per tradursi in una inammissibile limitazione della vita sociale della persona offesa. Quest"ultima si vedrebbe di fatto costretta a contenere la propria libertà di movimento nell"ambito dei luoghi indicati ovvero ad essere esposta, al di fuori di essi, a quella condizione di pericolo per la propria incolumità che si presuppone essere stata riconosciuta sussistente anche al di fuori di tali luoghi.

La Corte conclude, dunque, ritenendo che le suddette prescrizioni, anche nel generico riferimento in cui sono state formulate, mantengono un contenuto coercitivi sufficientemente definito nell"essenziale imposizione di evitare contatti ravvicinati con la vittima, la presenza della quale in un certo luogo è sufficiente ad a indicare lo stesso come precluso all"accesso dell"indagato.

Analogo discorso deve valere, secondo la Suprema Corte, con riferimento all"individuazione dei soggetti legati alla persona offesa da rapporti di parentela, di lavoro o di natura affettiva: una specifica elencazione non sarebbe possibile, di talché la natura necessariamente generica del contenuto della prescrizione.

Data la sua recente introduzione, i precedenti applicativi della norma in esame sono tutt"altro che numerosi.

Si cita, in senso conforme Cass. pen., sez V, 16 gennaio 2012, n. 13568, in Cass. pen. 2012, 10, 3466. "In tema di misure cautelari personali, il provvedimento con cui il giudice dispone, ex art. 282 ter c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa o il mantenimento di una determinata distanza non deve necessariamente indicare i luoghi oggetto del divieto, ma può riguardare tutti i luoghi dallo stesso frequentati, quando le modalità della condotta aggressiva comprendono comportamenti quali il costante pedinamento della vittima, da parte del soggetto agente, anche in luoghi nei quali la prima si trovi occasionalmente".

Si segnala, tuttavia, in senso contrario Cass. pen., sez. IV, 7 aprile 2011, n. 26819, in Ced Cass. Pen. 2011 n. 250728, la quale aveva così ritenuto: "In tema di misure cautelari personali, il provvedimento con cui il giudice dispone, ex art. 282 ter, c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa deve necessariamente indicare in maniera specifica e dettagliata i luoghi oggetto del divieto, perché solo in tal modo il provvedimento assume una conformazione completa, che ne consente l'esecuzione ed il controllo delle prescrizioni funzionali al tipo di tutela che si vuole assicurare".



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