Legislazione e Giurisprudenza, Persona, famiglia -  Gasparre Annalisa - 2015-04-26

ATTI PERSECUTORI: LEI DECIDE DI SEPARARSI E LUI NON LO ACCETTA - GIP Napoli 31.10.13 - A. GASPARRE

- maltrattamento in famiglia, violenza anche durante la gravidanza: manca la prova

- aggravante della qualità di coniuge e padre

- atti persecutori anche dopo l'esercizio dell'azione penale: negate le generiche

La vittima era moglie dell'imputato ed esponeva di essere sposata da lungo tempo, matrimonio da cui erano nati tre figli di cui uno ancora minorenne. Pur avendo il marito sempre dimostrato di avere un'indole violenta e un temperamento possessivo ed autoritario, il matrimonio andava avanti; la vittima non denunciava le aggressioni fisiche e verbali di cui era stata destinataria anche durante lo stato di gravidanza in quanto temeva le reazioni del  marito. Tutto fino a quando si è convinta a reagire in seguito all'aumento delle aggressioni e alla nuova circostanza della dedizione del marito al gioco d'azzardo.

In alcuni episodi la donna si era dovuta far soccorrere dall'ospedale.

Pure le ingiurie nei confronti della moglie che si era convinta a separarsi era aumentate. Ad alcuni episodi assistevano anche i figli, anch'essi destinatari delle aggressioni verbali del padre che li offendeva dicendo "voi figli mi fate vomitare; non finisce qui".

Dopo la separazione coniugale, l'imputato aveva preso a perseguitare la moglie, infastidendola nei luoghi dove ella si recava e presso la sua abitazione, tanto da procurare un disturbo da "ansia reattiva" oggetto di referto medico. Di qui la contestazione anche del reato di atti persecutori, fatti per i quali veniva emessa una misura cautelare. Durante l'interrogatorio di garanzia, l'indagato negava di aver usato violenza nei confronti della moglie, ammetteva di avere avuto il vizio del gioco e riferiva che la moglie aveva una relazione con un altro uomo.

Secondo il GIP manca la prova che l'imputato sia stato responsabile del delitto di maltrattamenti a lui ascritto.

Il giudice evidenzia che i problemi coniugali esplodevano nel momento in cui la donna decideva di separarsi, comunicazione a cui l'uomo reagiva in modo aggressivo. Manca invece la prova che l'uomo sia stato violento anche in epoca precedente.

Al contrario, risulta provata la responsabilità per i reati di atti persecutori.

Risulta infatti accertato che l'uomo abbia reagito in modo sproporzionato ed ossessivo alla decisione del coniuge di interrompere la convivenza matrimoniale e il presunto tradimento della moglie che - a dire dell'imputato - avrebbero motivato la scelta di interrompere il matrimonio non giustificano il suo agire. Le ragioni del coniuge che decide di separarsi non hanno alcuna rilevanza.

Di più. I comportamenti persecutori proseguivano anche dopo l'esercizio dell'azione penale e non sono giustificabili, sicché non vi è spazio per la concessione delle circostanze attenuanti generiche.

Uff. indagini preliminari Napoli, Sent., 31-10-2013

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI NAPOLI

UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI

SENTENZA

Il G.I.P. presso il Tribunale di Napoli ha pronunciato e pubblicato mediante la lettura del dispositivo la presente

SENTENZA

emessa alla udienza del 29.10.13 nel procedimento penale a margine indicato promosso dal P.M. nei confronti di:

I.G. nato a A. (...)

IMPUTATO

RICHIESTA DI GIUDIZIO IMMEDIATO

(art. 453 e ss. C.p.p.)

Il Pubblico Ministero

letti gli atti del procedimento in epigrafe indicato, iscritto nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. in data 13.. 03. 2013 nei confronti di:

I.G. nato il (...) ad A.(N.) elettivamente domiciliato - ex art. 161 c.p.p. del 02.07.2013 - in Ischia (Na) alla via ------- presso lo studio dell'avv. ----- |vedasi verbale interrogatorio del 02.07,2013);difeso di fiducia dall'avv. ------- (nomina del 24.04.2013)

a) del reato p. e p. dall'art. 572 c.p. e art. 61 nr. 1, nr. 4, nr. 5 e nr. Il c.p. poiché, minacciando la moglie I.F. ingiuriandola e apostrofandola - anche in presenza dei figli - con epiteti offensivi quali: " PUTTANA " "TROIA" "ZOCCOLA "; ed ancora " TU SEI UNA PUTTANA, MI HAI ROTTO IL CAZZO PERCHE' NON TE NE VAIA FANCULO";

- picchiandola violentemente e più volte, anche, in stato di gravidanza;

- sfogando la sua ira su moglie e figli minori a causa delle copiose perdite di denaro al gioco d'azzardo a cui era dedito in maniera ossessiva;

- dilapidando tutti i risparmi e facendo mancare all'intero nucleo familiare i beni di sostentamento causa dell'accanimento al gioco d'azzardo;

- infliggeva alla moglie e ai figli sofferenze fisiche e morali tali da rendere abitualmente dolorosa, mortificante ed intollerabile la convivenza familiare e ogni tipo di relazione affettiva; con raggravante di aver agito per futili motivi, con crudeltà e approfittando della condizione di coabitazione.

In ----(Na) sino al 14.02.2013 (denuncia querela del 23.02.2013)

b) del reato p. e p. dall'art. 612 bis c.p. poiché, con condotte reiterate nel tempo, infliggeva alla moglie I.F., vessazioni morali e materiali tali da indurla ad alterare le proprie abitudini di vita, minacciandola e molestandola in modo da cagionare alla stessa un perdurante e grave stato di ansia e paura generato dal fondato timore per la propria incolumità. Ed invero:

- offendeva ed ingiuriava quotidianamente con frasi del tipo :" BRUTTA TROIA TI DEVO TOGLIERE DI MEZZO , TU VAI A FARE LA ZOCCOLA"

- in data 22.02.2013, si introduceva nell'appartamento della I., ed in preda ad un'ira incontrollabile aggrediva moglie e figlio minore procurandogli una distorsione al piede e danneggiava l'arredo;

- si impossessava delle chiavi dell'appartamento lasciando l'intero nucleo familiare fuori;

- si impossessava, altresì, dell'unica autovettura arrecando grave pregiudizio alla I. e ai figli;

- la seguiva ovunque presso amici e parenti ed (...) particolare, si appostava sotto casa a tutte le ore del giorno e della notte, e sul luogo di lavato ove citofonava continuamente arrecando nocumento alla I. e all'intero nucleo familiare ove la stessa presta la sua attività di collaboratrice domestica;

- la ingiuriava e apostrofava con epiteti offensivi offendendone l'onore e il decoro, pronunciando nei suoi confronti, anche in presenza dello figlia T., di parenti e terzi, le seguenti espressioni "TU SEI UNA PUTTANA, UNA GRANDE ZOCCOLA, TI DEVE VENIRE UN TUMORE SOTTO", "I POLIPETTI CHE HAI SOTTO TI DEVONO CRESCERE OVUNQUE"; ed aggiungeva : TU SEI UNA TROIA "e portatosi sul balcone ripeteva ad alta voce le predette frasi affinché le ascoltassero anche i vicini aggiungendo: " QUI C'E' UNA TROIA " ; "TU VAI AD APRIRE LE COSCE NEI PARCHEGGI" ;

- sempre nella medesima circostanza - in data 14.03.2013 - la aggrediva con calci, pugni e schiaffi al volto e alla testa procurandole le lesioni di cui al capo sub c) e nel contempo le puntava un grosso coltello da cucina alla gola.

- rivolgendosi alla figlia T. la offendeva e la ingiuriava rappresentandole mali ingiusti e pronunciava le seguenti frasi: "VOI FIGLI MI FATE SCHIFO E VOMITARE"; " NON FINISCE QUI".

- minacciava di morie la I. pronunciando le seguenti frasi "TI DEVO AMMAZZARE , TI DEVO TOGLIERE DI MEZZO" " VOGLIO ANDARE IN GALERA MA PRIMA TI DEVO UCCIDERE COSI CI VADO PER UN MOTIVO";

- le procurava un grave stato di ansia reattiva come meglio specificato nel capo sub c) ;

Con l'aggravante di aver commesso il fatto nella qualità di coniuge legalmente separato e padre.

In ----(Na) dal marzo 2013 condotta perdurante (denuncia - querela del 23.02.13, del 31.03.2013 e del 23.04.2013);

b) del reato p. e p. dall'art. 582 e 585 c.p. - in relazione all'art. 576 e art. 61 co. 1 e 2 c.p. - poiché -in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, al fine di commettere il reato di cui al capo che precede - aggrediva con calci, pugni e schiaffi al volto e alla testa lupino F. procurandole lesioni personali giudicate guaribili in giorni uno di cui al referto medico nr. ----- rilasciato dall'Ospedale " A. RIZZOLI" di Lacco Ameno (Na); inoltre con la condotta di cui al capo sub b) cagionava alla l. un grave stato di "ANSIA REATTIVA" come attestato dal dott. ---- dell'ASL NA 2 Nord - Distretto 36 con certificato medico rilasciato in data 22 04.2013

F.C. In ---- (Na) in data 14.03.2013 e in data 22.04.2013

Individuata le PP. OO. in :

1) I.F. nata ad I.(N.) il (...) ed ivi residente alla via ---- ;

- evidenziala l'acquisizione delle seguenti fonti di prova:

- CNR CC. di Ischia (Na) 1.03.2013, del 04.04.2013; del 10.05.2013, del 07.06.2013 ;

- Denuncia sporta da I.F. in data 23.02.1013 e in data 31.03.2013, del 13.06.2013;

- Verbale SIT rese da I.F. in data 21.04.2013;

- Verbale SIT resa da I.T. in data 06.05.2013;

- Verbale SIT resa da D.M.P. in data 09.05.2013;

- Verbale SIT resa da C.N. in data 31.03.2013;

- Verbale SIT resa da D.A. in data 13.06.2013;

- Referti medici

- Annotazione di P.G. del 13.06.2013;

Visti gli artt. 453 e ss. c.p.p.

CHIEDE

l'emissione del decreto di giudizio immediato nei confronti di : I.G. nato il (...) ad A.(N.) elettivamente domiciliato - ex art. 161 c.p.p. del 02.07.2013 - in Ischia (Na) alla via ----- presso lo studio dell'avv. ---- vedasi verbale interrogatorio del 02,07,20.13):

per i reati ivi indicato.

Alla segreteria per gli adempimenti di competenza.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con richiesta di giudizio immediato 23.7.2013, il PM esercitava l'azione penale nei confronti di I.G. in relazione ai delitti indicati in rubrica.

Il Gip emetteva il decreto e l'imputato nei termini di legge avanzava richiesta di rito abbreviato.

Alla odierna udienza è stato celebrato il rito alternativo e all'esito della discussione le parti hanno rassegnato le conclusioni innanzi descritte.

Ricostruzione Storica

I fatti oggetto del presente procedimento originano da una denuncia presentatala I.F., all'epoca dei fatti, moglie dell'imputato.

La I. racconta di aver contratto matrimonio nell'anno 1983; che dal matrimonio sono nati tre figli tra cui uno ancora minorenne.

La donna denuncia che il marito ha subito mostrato un indole violenta e un temperamento possessivo e autoritario; ciò nondimeno non ha mai denunciato le aggressioni fisiche e verbali che il marito reiterava nei suoi confronti (anche durante lo stato di gravidanza) perché temeva la reazione del coniuge a questa sua iniziativa giudiziaria.

Si è poi determinata a presentare denuncia perché le violenza e le aggressioni sono aumentate avendo il marito iniziato a giocare d'azzardo.

Ma soprattutto sono aumentate perché la donna ha manifestato la volontà di separarsi.

Ciò accadeva in data 14.3.2013; la donna era aggredita e malmenata dal marito al punto che è dovuta ricorrere alla cure del locale ospedale (referto medico in atti -contestazione ex art. 582, 585 c.p.).

I.T. figlia dell'imputato e della p.o. è stata in parte presente a quanto accaduto il 14.3.2013; in particolare la ragazza ha sentito il padre che apostrofava la madre in modo molto offensivo.

La ragazza ha anche raccontato che il padre nonostante la separazione è spesso presente fuori l'abitazione coniugale negli orari coincidenti all'entrata o uscita della madre.

Riferisce che una volta si è anche avvicinata al padre chiedendogli di interrompere questo comportamento ma il genitore ha offeso anche lei e l'altro fratello dicendo "voi figli mi fate vomitare; non finisce qui".

Nella denuncia la I. riferisce che anche dopo la separazioni il marito ha continuato a infastidirla con la sua presenza nei luoghi dove la stessa abitualmente si reca e presso l'abitazione.

In relazione a questa situazione deposita certificato medico che attesta "ansia reattiva".

Su questo circostanza è stato esaminato il cognato della I. ( marito della sorella) C.N. che racconta di aver notato l'imputato in data 31.3,2013 alle ore 20,45 nei pressi della sua abitazione (ove si trovava occasionalmente la cognata I.F.) che alla sua vista si nascondeva dietro un muro.

Sulla base degli atti testè riassunti è stata emessa nei confronti di I.G. la misura cautelare degli AA.DD.

In occasione dell'interrogatorio di garanzia lo I. ha negato di aver usato violenza nei confronti nei confronti della moglie; ha ammesso di aver avuto il vizio del gioco; ha riferito che la moglie ha una relazione con un altro uomo.

A sostegno della tesi difensiva sono depositate agli atti le sit rese da M.L. e M.R. colleghi di lavoro dell'imputato.

Entrambi pur non essendo al corrente di eventuali violenze domestiche, riferiscono che lo I.  anche durante l'orario di lavoro, ha sempre manifestato il suo attaccamento alla famiglia; riferiscono che lo I. non ha mai parlato male della moglie sino al febbraio di quest'anno avendo saputo che la donna aveva una relazione extraconiugale.

Così riassunto il contenuto delle riportate dichiarazioni testimoniali occorre evidenziare che l'analisi della attendibilità delle accuse si profila di particolare complessità, posto che le affermazioni non provengono da un teste "neutrale"- compito dell'interprete è di stabilire se il racconto della persona offesa trovi conferma in riscontri esterni al contenuto della dichiarazione.

Ebbene, ad avviso della scrivente non vi è la prova che l'imputato è responsabile del delitto di maltrattamenti.

I problemi in casa I./I. esplodono dopo che la. donna decide di separarsi.

E nel febbraio del 2013, dopo che il marito riceve la comunicazione del legale della moglie per addivenire ad una separazione consensuale, la situazione degenera.

Lo I. reagisce in modo aggressivo.

La donna presenta una diffida.

Dopo l'episodio del marzo 2013 la donna denuncia il marito.

Non vi è prova che lo I. abbia usato violenza nei confronti della moglie anche in poca precedente.

Non vi sono denunce, né referti.

Non vi è prova che lo I. abbia reiteratamente fatto mancare alla moglie e ai figli i mezzi di sostentamento; anzi dall'esame degli atti emergono indizi di segno contrario. D'altronde anche nel ricorso di separazione presentato dalla I. in data 22.3.2013 si legge che la donna decide di separarsi dopo anni di serena e reciproca soddisfazione a causa del carattere dispotico del marito e del suo vizio del gioco.

Deve dirsi provata la penale responsabilità dell'imputato in ordine al reato ascritto al capo b) e c) .

Corretta è la qualificazione giuridica dei fatti considerata la reiterazione e il protrarsi delle minacce (diffida in data 23.2.2013 - denuncia in data 31.3.13 , 24.4.13) il tenore delle offese nonché lo stato di ansia e timore ingenerato nella vittima.

Certo è che lo I. ha reagito in modo sproporzionato ed ossessivo alla decisione della moglie di interrompere la convivenza matrimoniale (anche i colleghi di lavoro dell'imputato riferiscono che lo I. ha reagito in modo eccessivamente emotivo).

Le ragioni addotte dall'imputato (che indica nel tradimento della moglie il motivo per cui la donna ha scelto di interrompere il matrimonio) non giustificano il suo agire.

L'imputato è colpevole del reato ex art. 612 bis c.p. avendo posto in essere una serie di condotte persecutrici nei confronti della moglie che ha deciso di interrompere la convivenza matrimoniale.

La I. è diventata una vittima solo perché ha scelto di interrompere il matrimonio (per ragioni sue personali che alcun rilevo hanno in questa sede).

I comportamenti adottati dall'imputato (che risultano proseguiti anche successivamente all'esercizio dell'azione penale come si ricava dalla denuncia del 13.6.2013, e dall'annotazione del 30.9.2013) come reazione ad una legittima scelta della I. non sono in alcun modo giustificabili e pertanto non vi è spazio per la concessione della attenuanti generiche.

Passando alla determinazione della pena equa è la pena di anni 3 di reclusione aumentate per il reato ex art 582,585 c.p. (capo c) anni 3 mesi 6 di reclusione ridotta per il rito alla pena di anni 2 mesi 4 di reclusione

P.Q.M.

Letti gli artt. 533, 535 c.p.p. dichiara I.G. colpevole del reato a lui ascritto al capo B-C unificate le violazioni sotto il vincolo della continuazione lo condanna alla pena di anni 2 mesi 4 di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali

Letto l'art. 530 cpv c.p.p. assolve I.G. da delitto a lui ascritto al capo A) perché il fatto non sussiste.

Così deciso in Napoli, il 29 ottobre 2013.

Depositata in Cancelleria il 31 ottobre 2013.



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