Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-09-14

ATTI PERSECUTORI NEI CONFRONTI DELLA MADRE DI SUO FIGLIO: (PER ORA) AMMONITO DAL QUESTORE - TAR Veneto, 6.2.2013 - Annalisa GASPARRE

- stalking

- ammonimento Questore

- rigetto del ricorso contro il provvedimento

Il Questore di Rovigo provvedeva con ammonimento nei confronti di un uomo invitandolo a mantenere una condotta conforme alla legge e ad astenersi dal compiere atti persecutori nei confronti della ex con cui aveva avuto una stabile relazione affettiva e un figlio.

Proposto prima ricorso gerarchico, l'uomo, davanti al rigetto del Prefetto, impugnava il provvedimento davanti al TAR.

Il Tribunale ha precisato che la motivazione del provvedimento di ammonimento faceva riferimento a condotte che effettivamente integravano i presupposti di urgenza che giustificavano l'omesso adempimento dell'apporto procedimentale del destinatario del provvedimento che non era stato avvisato dell'avvio del procedimento.

Anche "nel merito" il ricorso non era accoglibile nel senso che, come noto, il provvedimento di ammonimento, avendo la finalità dissuasiva di scoraggiare nel contesto di relazioni affettive e sentimentali contegni violenti o disdicevoli potenzialmente idonei a ledere i valori giuridicamente tutelati dall'art. 612 bis c.p. prima che vengano commessi, non richiede che si sia raggiunta la prova del reato, ma che si faccia riferimento ad elementi dai quali è possibile desumere un comportamento persecutorio o gravemente minaccioso che abbia ingenerato nella vittima un forte stato di ansia e di paura.

Non è dunque necessario che il Questore compia un analitico riscontro dell'avvenuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale incriminatrice, individuabile nella libertà morale, compromessa dallo stato di ansia e timore che impedisce alla vittima di autodeterminarsi senza condizionamenti perchè tale compito compete ad altro giudice.

Inoltre, il ricorrente censurava che i fatti segnalati non erano recenti. Per il TAR, tuttavia, la Questura aveva ravvisato un'attualità dello stato di timore e ansia nella ex compagna, determinato dalla preoccupazione della reiterazione di tali condotte in occasione del prossimo avvio di un'azione civile che la medesima si era determinata a promuovere per ottenere la soddisfazione di alcune pretese patrimoniali.

Quali erano questi comportamenti? Secondo il fratello della ex compagna, l'uomo era stato trovato intento a fotografare il citofono della nuova abitazione della sorella, e negli anni ha assistito a diversi diverbi nel corso dei quali il ricorrente mancava di rispetto alla compagna, senza curarsi della presenza del figlio o dei parenti e dello stato di sofferenza che tutto ciò cagionava. Agli atti vi era anche la registrazione di un colloquio nel corso del quale il ricorrente risultava aver rivolto plurime offese ed anche minacce di morte alla ex compagna in occasione di una delle discussioni aventi ad oggetto la gestione del figlio nato dalla coppia, nonché un verbale del pronto soccorso dal quale emergeva l'esistenza di una lesione cutanea, con evidente eritema ed ecchimosi mandibolare e lieve tumefazione, che l'ex compagna già allora aveva dichiarato di essersi procurata in un'occasione in cui è stata percossa e morsa dal convivente. Vi erano inoltre numerose mail dalle quali emergeva l'esistenza di uno stato fortemente conflittuale, soprattutto in relazione ai contrasti sulla gestione dei rapporti con il figlio, che spesso sconfinava in comunicazioni aventi carattere oggettivamente ingiurioso.

In tema di stalking, oltre ai numerosi contributi su questa Rivista, affronta l'argomento in modo completo, Gasparre,

Il reato di stalking tra profili teorici e applicazioni giurisprudenziali. Un viaggio tra procedure e diritto, Key Editore, settembre 2015

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 173 del 2012, proposto da:

-------, rappresentato e difeso dagli avv.ti -----, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in -------;

contro

l'Amministrazione dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura distrettuale Stato, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;

nei confronti di

------- non costituitasi in giudizio;

per l'annullamento

del provvedimento decreto prot. n. PA02/Area1^/2011 di rigetto del ricorso gerarchico proposto avverso il provvedimento di ammonimento prot. Cat. Q2/2 GPS n. 16055 del 5 agosto 2011, del predetto provvedimento di ammonimento, e del verbale di esecuzione della richiesta di accesso nella parte in cui nega l'accesso ai verbali delle testimonianze assunte dalla Questura.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 febbraio 2013 il dott. Stefano Mielli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Il Questore della provincia di Rovigo con provvedimento prot. Cat. Q2/2 GPS n. 16055 del 5 agosto 2011, ha ammonito il ricorrente ai sensi degli artt. 7 e 8 della del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38, invitandolo a mantenere una condotta conforme a legge e ad astenersi per il futuro dal compiere atti persecutori nei confronti della sua ex compagna, con la quale ha avuto una stabile relazione affettiva dalla quale è nato un figlio, dal 1988 al maggio 2008.

Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso gerarchico al Prefetto che, con decreto prot. n. PA02/Area1^/2011, lo ha respinto.

Il ricorrente ha anche presentato istanza di accesso ai documenti del fascicolo istruttorio che è stato concesso salvo che per i verbali delle testimonianze assunte dalla Questura.

Il provvedimento di ammonimento, unitamente al decreto di rigetto del ricorso gerarchico e al diniego, sono impugnati, con domanda di risarcimento dei danni subiti, per le seguenti censure:

I) violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e difetto di motivazione relativamente al diniego di accesso ai verbali delle testimonianze assunte;

II) violazione e falsa applicazione dell'art. 24, comma 7, della legge 7 agosto 1990, n. 241, per la mancata considerazione della prevalenza del diritto di accesso in una caso nel quale la conoscenza dei documenti è strumentale alla difesa dei propri diritti ed interessi giuridici;

III) violazione e falsa applicazione degli artt. 7, 8 e 10 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché dell'art. 97 della Costituzione, per la mancata acquisizione dell'apporto procedimentale del ricorrente;

IV) violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e dell'art. 97 della Costituzione per l'assenza di esigenze di celerità che giustifichino l'omissione dell'acquisizione dell'apporto procedimentale del ricorrente;

V) violazione e falsa applicazione dell'art. 8 del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38, difetto di istruttoria e sviamento perché non sono state assunte sufficienti informazioni dagli organi investigativi, né risultano sentite le persone informate sui fatti che avrebbe indicato il ricorrente;

VI) violazione e falsa applicazione dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dell'art. 612 bis c.p. nonché dell'art. 8 del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38, carenza di motivazione e travisamento dei fatti, perché i comportamenti posti in essere non sono riconducibili nell'ambito della fattispecie disciplinata dalla normativa di cui è fatta applicazione.

Si è costituita in giudizio l'Amministrazione concludendo per la reiezione del ricorso.

Con ordinanza n. 140 del 24 febbraio 2012, è stata respinta la domanda cautelare.

Alla pubblica udienza del 6 febbraio 2013, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Il ricorso non può essere accolto.

Quanto al mancato accoglimento dell'istanza di accesso dei verbali delle testimonianze assunte, va respinto il primo motivo di ricorso, in quanto tali atti sono riconducibili, come peraltro specificato espressamente nel verbale di diniego, nella fattispecie di atti non accessibili di cui agli artt. 3, comma 1, lett. b (informazioni ed atti, compresi quelli relativi al contenzioso amministrativo, che contengono notizie relative a situazioni di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica e l'attività di prevenzione) e lett. c (atti e documenti attinenti ad informazioni fornite da fonti confidenziali) di cui al DM 10 maggio 1994, n. 415.

Il secondo motivo, con cui il ricorrente lamenta di non aver potuto svolgere le proprie difese a causa del diniego all'accesso ai verbali delle testimonianze, va parimenti respinto, in quanto il ricorrente in realtà ha acquisito tutti gli elementi necessari a formulare i propri rilievi, atteso che le parti salienti della testimonianza sono state rese note mediante l'ostensione della relazione predisposta dalla Questura nella per le controdeduzioni al ricorso gerarchico (ed in effetti il ricorrente, per sua stessa ammissione, è stato anche in grado di identificare il testimone nel fratello della ex compagna).

Con il terzo e quarto motivo, il ricorrente lamenta la mancata acquisizione del suo apporto procedimentale e l'insussistenza di ragioni di urgenza che giustificassero tale omissione, posto che tra la presentazione dell'istanza e la notifica del provvedimento è intercorso un intervallo di un mese e mezzo che avrebbe consentito di sentire la versione del ricorrente sui fatti narrati dalla ex compagna.

Anche queste doglianze non possono essere accolte.

Il provvedimento di ammonimento, infatti, nel caso di specie contiene l'espressa indicazione che è la situazione contingente che è stata rappresentata all'Amministrazione, che ha raccolto dei riscontri in proposito, ad aver richiesto l'immediata adozione del provvedimento senza attendere l'esperimento degli adempimenti previsti dall'art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e la motivazione del provvedimento fa esplicito riferimento a condotte che effettivamente integrano i presupposti di urgenza che giustificano l'omissione dell'adempimento.

Con il quinto e sesto motivo il ricorrente contesta la sussistenza dei presupposti per l'adozione del provvedimento di ammonimento, sotto il profilo del difetto di istruttoria, perché non sono stati acquisiti sufficienti riscontri a quanto raccontato dalla ex compagna, e perché in realtà gli episodi narrati non sono riconducibili ad atti persecutori, non sono attuali perché risalenti a diversi anni prima, in particolare al 2007, e non vi è la prova che abbiano generato uno stato d'ansia nella ex compagna.

Alla luce di quanto emerge dalla difese dell'Amministrazione e dalla documentazione versata in atti, tali censure non possono essere accolte.

Va premesso che l'ammonimento, avendo la finalità dissuasiva di scoraggiare nel contesto di relazioni affettive e sentimentali contegni violenti o disdicevoli potenzialmente idonei a ledere i valori giuridicamente tutelati dall'art. 612 bis c.p. prima che vengano commessi, non richiede che si sia raggiunta la prova del reato, ma che si faccia riferimento ad elementi dai quali è possibile desumere un comportamento persecutorio o gravemente minaccioso che abbia ingenerato nella vittima un forte stato di ansia e di paura.

La norma ritiene infatti sufficiente che il Questore debba in proposito assumere "se necessario informazioni dagli organi investigativi" e sentire "le persone informate dei fatti", al fine di formarsi un convincimento circa la fondatezza dell'istanza.

Ciò implica l'esercizio di apprezzamenti discrezionali circa la valutazione della fondatezza dell'istanza, aventi ad oggetto l'acquisizione di una ragionevole certezza sulla plausibilità e verosimiglianza delle vicende esposte (cfr. Tar Sicilia, Catania, Sez. IV, 29 aprile 2010, n. 1289), senza che sia necessario un compiuto ed analitico riscontro dell'avvenuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale incriminatrice, individuabile nella libertà morale, compromessa dallo stato di ansia e timore che impedisce alla vittima di autodeterminarsi senza condizionamenti (cfr. Tar Lombardia, Milano, Sez. III, 28 giungo 2010, n. 2639).

Nel caso all'esame va in primo luogo osservato che è vero che i fatti considerati dalla Questura non sono recenti, ma ciò non determina di per sé un vizio dell'istruttoria.

La Questura risulta infatti aver ravvisato un'attualità dello stato di timore e ansia nella ex compagna, determinato dalla preoccupazione della reiterazione di tali condotte in occasione del prossimo avvio di un'azione civile che la medesima si è determinata a promuovere per ottenere la soddisfazione di alcune pretese patrimoniali.

In secondo luogo va osservato che i comportamenti indicati nel racconto dell'istante (comportanti ingiurie, minacce, dispetti e denigrazioni) integrano gli estremi indicati dalle norme sopra citate, e che la Questura, contrariamente a quanto dedotto, non si è limitata ad acquisire acriticamente il racconto dei fatti narrati dall'istante, ma ha basato il proprio convincimento su dei riscontri circa la loro verosimiglianza.

In proposito infatti l'Amministrazione risulta aver ha acquisito:

- una testimonianza del fratello della ex compagna che ha riferito di aver trovato in un'occasione il ricorrente intento a fotografare il citofono della nuova abitazione della sorella, e che negli anni ha assistito a diversi diverbi nel corso dei quali il ricorrente ha mancato di rispetto alla compagna, senza curarsi della presenza del figlio o dei parenti e dello stato di sofferenza che tutto ciò cagionava;

- la registrazione di un colloquio nel corso del quale il ricorrente risulta aver rivolto plurime offese ed anche minacce di morte alla ex compagna in occasione di una delle discussioni aventi ad oggetto la gestione del figlio nato dalla coppia;

- un verbale del pronto soccorso dal quale emerge l'esistenza di una lesione cutanea, con evidente eritema ed ecchimosi mandibolare e lieve tumefazione, che l'ex compagna già allora ha dichiarato di essersi procurata in un'occasione in cui è stata percossa e morsa dal convivente;

- diverse mail dalle quali emerge l'esistenza di uno stato fortemente conflittuale, soprattutto in relazione ai contrasti sulla gestione dei rapporti con il figlio, che spesso sconfina in comunicazioni aventi carattere oggettivamente ingiurioso.

Il ricorrente nelle proprie difese non contesta che tali circostanze ed episodi siano effettivamente accaduti, ma si limita ad allegare una diversa interpretazione dei fatti o l'esistenza di elementi che, a suo giudizio, ne sminuirebbero la gravità (ad esempio affermando che le lesioni per le quali la ex compagna è ricorsa alle cure del pronto soccorso sarebbero state involontariamente causate dallo sfregamento con "la barba nel tentativo di avvicinarsi al suo orecchio per invitarla a smettere di insultarlo", o spiegando che le fotografie al citofono della nuova residenza della ex compagna sono state effettuate al fine di documentare che era stato inserito il nome del figlio minorenne sul campanello, atto che il ricorrente ritiene illecito perché effettuato senza il suo consenso, o ancora contestando con argomenti generici l'autenticità della registrazione, rispetto alla quale è però agli atti una relazione dell'Ispettore Capo della Divisione Anticrimine della Polizia del 2 ottobre 2011, che attesta che la voce femminile è in tutto simile a quella della ex compagna, e che gli argomenti trattati, che riguardano il figlio, sono realisticamente conoscibili nel dettaglio solo dai genitori).

In tale contesto fattuale, nel quale, come emerge dalla relazione dell'Ispettore Capo della Divisione Anticrimine del 2 ottobre 2011, il giudizio circa l'esistenza di uno stato d'ansia e di un timore per le condotte del ricorrente è maturato attraverso più colloqui, avvenuti a partire da sei mesi prima della presentazione della richiesta di ammonimento, in quanto l'istante ha avuto bisogno di molto tempo per determinarsi a formalizzare la richiesta, la convinzione della Questura circa la sostanziale plausibilità e verosimiglianza dei numerosi ed articolati fatti narrati dall'ex compagna nell'istanza di ammonimento (cfr. doc. 13 depositato in giudizio dall'Amministrazione), appare priva di vizi logici.

In definitiva pertanto il ricorso, unitamente alla domanda risarcitoria, deve essere respinto.

Le peculiarità della controversia giustificano tuttavia la compensazione delle spese tra le parti del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 6 febbraio 2013 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Riccardo Savoia, Consigliere

Stefano Mielli, Consigliere, Estensore



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