Legislazione e Giurisprudenza, Persona, famiglia -  Gasparre Annalisa - 2015-04-17

ATTI PERSECUTORI? SOLO UN RAPPORTO INGOMBRANTE PER I GIOVANI PROTAGONISTI - Trib. Genova, 11.6.2014 - A.G.

- minorenni iniziano una "storia" troppo grande per loro, caratterizzata da turbolenza e ripensamenti

- lui viene accusato e processato per atti persecutori

- il giudice, dopo l'istruttoria dibattimentale, lo assolve e afferma che "la fotografia finale della vicenda pare esser semplicemente quella di una reciproca partecipazione difficile ad un rapporto forse troppo lungo, forse troppo ingombrante, e forse con attori troppo giovani e non ancora maturi".

Trib. Genova Sez. I, Sent., 11-06-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

- SEZIONE PRIMA -

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

DR. MASSIMO DEPLANO

in data 30/05/2014 ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente

SENTENZA

nei confronti di:

M.C.B.C., nato a G. (E.) il (...).

Domicilio dichiarato in Via ____ - Genova.

Assistito e difeso di Fiducia dall'Avv. _____ del foro di Genova.

LIBERO - PRESENTE

IMPUTATO

Per il delitto di cui all'art 612 bis co. 1, 2, 3 c.p., perché, con condotte reiterate, minacciava e molestava G.D. in modo da cagionare alla stessa un perdurante e grave stato di ansia e di paura, da ingenerare un fondato timore per l'incolumità della medesima e da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita; in particolare, durante la relazione sentimentale, la chiamava ripetutamente al cellulare per vedersi e - al rifiuto di questa - si presentava sotto casa sua, aspettandola e minacciandola con atteggiamenti aggressivi e frasi del tenore: "tu con me ci devi stare"; la minacciava ogniqualvolta questa cercava di uscire con le proprie amiche o frequentava amici di sesso maschile, costringendola ad evitare diverse frequentazioni per paura delle sue reazioni violente; terminata la relazione per volontà della G., continuava a chiamarla sul proprio cellulare tanto da costringerla a cambiare numero telefonico e - in una occasione - si faceva trovare appostato in attesa sotto la propria abitazione costringendo la G. a ricorrere all'intervento della Polizia per farlo allontanare. In tre diverse occasioni percuoteva la persona offesa, afferrandola per le braccia, sbattendola contra un muro e col pendola con schiaffi al volto (percosse non procedibili in difetto di querela); fatto pluriaggravato perché commesso da persona che aveva avuto una relazione affettiva con la P.O. ed in danno di persona minorenne;

In Genova dal luglio del 2010 fino al 25 luglio 2012 (procedibile d'ufficio ex art. 612 bis ult. c. c.p.)

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con regolare decreto veniva citato a giudizio l'imputato C. per rispondere del reato di cui all'art. 612 bis, commi 1, 2, 3 c.p. in danno di G.D. (minore all'epoca del fatto), per aver minacciato e molestato ripetutamente la persona offesa sia nel corso, sia dopo la fine, della relazione sentimentale, con telefonate ed sms ingiuriosi, e con appostamenti sotto casa della giovane in tre casi esitati con percosse alla stessa; condotte tali da cagionarle un grave stato d'ansia ed ingenerare in lei un fondato timore per l'incolumità personale che la costringevano a cambiare abitudini di vita. In Genova tra il luglio 2010 ed il 25 luglio 2012.

Il processo è stato istruito con audizione di testi, acquisizione di documentazione ed esame dell'imputato.

L.G. ha spiegato che nel 2007 iniziò una relazione con il C. che si rivelò turbolenta, si lasciarono e ripresero diverse volte.

Verso il 2010 la relazione si era fatta un po' morbosa per mentalità forse un po' diversa tra loro. Lei voleva uscire magari con le amiche ma lui non era d'accordo. Scattò allora una gelosia di lui che poi degenerò. Lui voleva che ogni volta che lei usciva di casa lo chiamasse; lei quasi non poteva salutare un ragazzo perchè lui la insultava (che era una troia e simili). Lei era molto succube di questa situazione anche perchè era forse un pochino sottomessa perchè il suo carattere si stava formando. Lui negli ultimi periodi, cioè fino al luglio 2011, quando si lasciarono, si arrabbiava, litigavano e se lei si opponeva lui la teneva e ad entrambi venivano crisi di panico. In quell'anno, in un'occasione lei era a casa sua quando lui trovò una sigaretta nella sua borsa, andò su tutte le furie, spaccò la porta di casa davanti alla madre le diede uno schiaffo e non le permise di uscire di casa mettendosi davanti alla porta fino a che lei non si fece accompagnare a casa da lui. In altra occasione lui le stritolò il cellulare perchè lei non gli voleva mostrare i messaggi.

Lei ci stava per un'abitudine, ma lui di anno in anno peggiorava. L'ultimo anno lei provò in tutti i modi, voleva lasciarlo in modo tranquillo, senza litigi, ma la cosa era degenerata. Lui diventava sempre più violento.

Nell'ultimo periodo, una volta lei andò a casa sua e sulle scale gli disse che voleva finire la storia, lui si agitò le disse che con lui lei ci doveva stare, le diede uno schiaffo e la tenne quando lei voleva scendere dalle scale. Accetto' di farla andare via quando lei gli disse che allora sarebbero stati insieme.

Lei non poteva condurre una vita normale, per ogni cosa doveva non solo chiedergli il permesso, ma implorarlo.

Il 25 luglio 2012 lei andò in piscina dopo che erano stati due giorni al telefono perchè lei potesse avere il permesso di andarci. Là lui la tempestò di chiamate. Lui alla fine le disse di andare a mangiare a casa sua. Lei era con due amiche e gli disse che non ci sarebbe andata. Lui continuò a tempestarla di chiamate anche con minacce di morte. Dopo mezz'ora o 1 ora lui arrivò sotto casa sua e continuò da sotto a tempestarla di chiamate perchè scendesse. Il padre non voleva ed allora decise di chiamare i carabinieri che arrivarono e presero la sua denuncia. Poi lui riiniziò a tempestarla di chiamate.

Da quel giorno la situazione peggiorò, lei cambiò numero e lui non poteva più chiamarla, allora ogni tanto si piazzava sotto casa sua e quando lei usciva lui la seguiva.

In particolare una mattina dei primi di agosto lei uscì, trovò lui sotto casa, tranquillamente andarono insieme verso l'autobus, lo presero, una volta scesi, lui volendo che riprendesse la storia, la tenne ferma fino a che non arrivò il suo educatore, che lei aveva chiamato, per liberarla. In quell'occasione lei si dimenò. La teste non ha ricordato se ricevette qualche schiaffo.

Nel periodo 2010-2012 loro si vedevano praticamente tutti i giorni anche se solo per mezz'ora; si sentivano tanto per telefono.

Lei partecipò a qualche cerimonia della famiglia di lui.

Il M. soffriva di depressione che poi degenerò in esaurimento. Aveva crisi di panico, anche una volta prima del 2012. Anche a lei venivano lievi crisi di panico perchè la situazione era diventata pesante.

Lei voleva solo staccarsi da lui ma non voleva che diventasse una cosa grave più del dovuto.

Lei andava spesso a casa del M.. All'epoca viveva in via ____ con la madre, due sorelle ed il nipote. Spesso in certi periodi andava a B---- dagli zii. Litigava spesso con sua madre ed allora voleva cambiare aria. Lui aveva rapporti migliori con gli zii che non con madre e sorelle.

Quando lui inizio' ad andare a B---- nel 2011/2012 prese anche ad andare a giocare a calcio, a carte e ad uscire con amici.

La teste ha definito il rapporto come malato.

La ricostruzione degli accadimenti fornita dalla giovane persona offesa è stata con pari precisione ed opposto contenuto, contestata dall'imputato nel corso dell'articolato esame.

Il M. ha raccontato un'altra versione dei fatti.

Ha detto che la loro relazione iniziò il 30 giugno 2007 e fini' una prima volta nel settembre 2008. La storia, ha aggiunto, era finita male perchè anche lui aveva sofferto di attacchi di panico per atteggiamenti della ragazza che -come riferito da amici di lui- lei aveva attenzioni verso di loro. Nel 2008 andarono entrambi dalla psicologa all'ASL, che gli disse di allontanarsi da lei e prendersi una vacanza. Gli diedero anche dei calmanti sia per lo stress sia per dormire. Allora lui partì un mese e mezzo in Ecuador e lei ebbe il suo numero e lo chiamo' al cellulare. Lui però le disse che non c'era nulla di cui parlare perchè lei si era messa con un suo amico. In seguito lui venne a sapere che lei era stata anche con un altro amico. Lui cambio' numero ma lei continuò a cercarlo e dopo alcuni mesi loro iniziarono la storia che continuo' fino al 2009. Si lasciarono di nuovo e lui venne a sapere che lei era stata anche con altri amici comuni.

Nel dicembre 2009, dopo circa 3 mesi, lei lo ricerco' dicendogli che voleva parlargli, si diedero appuntamento a B---. Lui non andò ma se la trovo' sotto casa sua e gli disse che era cambiata, che era più seria e voleva stare con lui. Lui le disse di no. Poi si penti' e le disse che potevano rivedersi. Iniziarono a frequentarsi di nuovo e verso febbraio 2010 si rimisero insieme ma lei salutava i tipi con cui era stata quando loro erano insieme. Lui si secco' e la storia proseguì, ma lui non riusciva a dimenticare ciò che aveva fatto lei.

L'unica volta che lui si seccò con lei fu quando incontrarono un amico e questi la prese e cercò di baciarla in bocca senza aver visto che c'era anche lui. Lui si seccò perche' lei non gli aveva detto nulla. Rimasero insieme per un minuto e lui se ne andò. Litigarono poi in strada e lei lo spinse in strada. Lui ci stette perchè lei diceva che aveva problemi in casa.

Lui iniziò a vedersi con i suoi amici (che preferiva non presentarle). Lei iniziò a frequentare due amiche che a lui andavano bene. A quel punto iniziarono ad uscire loro due con l'amica che era gelosa di lui.

Quando lui andava a giocare a carte il telefono non prendeva ed allora lei lo chiamava e si seccava perchè non rispondeva. Lui nell'ultimo periodo non aveva molto piacere di stare con lei ma le cose continuarono ma senza grande piacere. In ordine alla storia del cellulare, ha negato che sia mai successa anche dicendo che se fossero state vere tutte quelle cose la storia non sarebbe potuta proseguire. Ha anche aggiunto di non averla mai picchiata ma che lei a volte gli dava dei colpi, lui allora la teneva e lei gli dava dei calci.

Un giorno a giugno 2012 lei arrivò a casa di lui ma gli disse che non voleva entrare, poi gli disse che non voleva più stare con lui. Lui chiese se voleva stare con qualche altro. Lei iniziò a "sclerare" si agitò e iniziò a dare testate contro il muro. Lui la tenne ma per farla smettere. Allora anche lui le disse che era meglio lasciarsi, la accompagnò a casa e si lasciarono ma il giorno dopo si rimisero.

Ogni volta che lei andava a casa sua lui doveva avere l'autorizzazione della madre.

Il 25 luglio loro avevano appuntamento a -----, lui ando' ma lei alle 12,30 non c'era. Lui chiamò e la cercò inutilmente fino alle 13,30. Quindi si seccò e andò a casa dove lei lo chiamò per dirgli che era con due amiche dicendogli di andare da lei per le 3 circa. Lui non andava più a casa sua ma stava vicino perchè il padre non voleva che si vedessero e cercava di fargli del male. Lei lo chiamò e gli disse che stava arrivando ma che il padre la seguiva. Arrivò ed il padre iniziò a minacciarlo ed insultarlo. Lui allora se ne andò perchè lui lo minacciava di picchiarlo. Lei allora gli disse che era meglio che la storia finisse perchè non voleva che il padre stesse così.

Lui la chiamò e si misero d'accordo per incontrarsi sotto casa di lei e lui attese fino a che lo trovarono i poliziotti dicendogli che le amiche di lei avevano detto che lui l'aveva minacciata con sms. I poliziotti controllarono i messaggi e non trovarono minacce.

Dopo la fine si videro un giorno verso settembre 2012 e loro parlarono e si misero d'accordo per rivedersi. Si rividero un giorno a novembre, lui andò e fece per accompagnarla a scuola, ma lei era nervosa. In bus lui le chiese come stava e lei gli diede uno schiaffo. Poi scesero e lui le disse che la storia era finita allora lei gli disse di lasciarla in pace e si mise a chiamare uno. Era poi arrivato un educatore che lei non aveva chiamato, che gli disse che era meglio se lui la lasciava perdere per il comportamento di lei.

La ricostruzione del C. è stata confermata su diversi punti dalle testi a difesa.

La madre dell'imputato, C.B.N.N., ha detto di conoscere la giovane G., ex ragazza del figlio. La relazione all'inizio, nel 2007, andò bene anche se la ragazza aveva un problema con i genitori. Nel 2008 dovette portare il figlio in Ecuador perchè ebbe problemi depressivi per il rapporto con questa ragazza. Quando tornò lui non ne voleva sapere nulla e andò a vivere a B----- dalla zia e tornarono insieme. Il rapporto però era un po' agitato, si lasciavano e si rimettevano insieme. Ebbero dei litigi nell'ultimo anno perchè tutti e due erano combattuti tra lasciarsi e stare insieme. Una volta lei era in cucina e sentì che i due litigavano allora andò in salotto e vide che il figlio le dava uno schiaffo, lei disse alla ragazza di andare a casa, ma la ragazza non voleva andarsene e non l'ascoltava. Dopo circa due ore (i due si erano tranquillizzati) lei se ne andò. Poi vide che lei lo chiamò verso mezzanotte.

Capitava a volte che, negli intervalli in cui i due si lasciavano, la ragazza andasse a cercare il figlio a casa.

La sorella dell'imputato, M.C.S.L., ha detto di aver vissuto con il fratello fino al marzo 2012. Conosceva la ragazza del fratello perchè lei andava a casa loro e parlavano. La relazione era un storia tra ragazzi poi lentamente deteriorò. Nel primo anno si lasciarono, lui partì in Ecuador e la teste venne chiamata da una cugina della ragazza D. e chiese informazioni sul fratello ed il numero di telefono.

Loro stavano sempre insieme anche a casa. A volte sentiva liti al telefono. In seguito, dopo che lei si sposò, notò che il rapporto era peggiorato tra i due. Capitava che litigassero con partecipazione reciproca. Erano liti tra ragazzi, la solita gelosia da entrambe le parti.

Da quanto riportato consegue -sotto un profilo squisitamente processuale e probatorio- che il raffronto delle prove a carico dell'imputato (in verità limitantesi alla pur precisa ricostruzione della persona offesa) con quelle a discarico (non solo le testimonianze ma anche la precisa e altrettanto particolareggiata ricostruzione fornita dall'imputato) non consentono di ritenere provata con la necessaria certezza processuale la stessa sussistenza del non lieve reato di stalking.

Alle accuse dell'una si oppongono infatti le difese dell'altra parte.

L'unico dato che emerge con sicurezza è che i due giovani iniziarono una relazione (ma sarebbe meglio chiamarla "storia") quando lei aveva circa 13 anni e lui circa 15. La proseguirono, contemporaneamente crescendo e formandosi come persone. Ed ebbero a gestirla senza quell'esperienza che non sempre aiuta in questi casi, ma almeno fornisce qualche spunto interessante.

Le opposte particolareggiate descrizioni si elidono quanto a veridicità lasciando ipotizzare (ma certamente non con valore probatorio) che forse la verità stia nel mezzo e che forse, a tratti, ciascuno si è lasciato prendere la mano dalle contingenze. E, se così è, la fotografia finale della vicenda pare esser semplicemente quella di una reciproca partecipazione difficile ad un rapporto forse troppo lungo, forse troppo ingombrante, e forse con attori troppo giovani e non ancora maturi.

Il M. dev'essere pertanto assolto, ex art. 530 comma II c.p.p. dal reato ascritto perchè il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Visti gli artt. rubricati, 530 comma 2, c.p.p. assolve M.C.B. dal reato ascritto perchè il fatto non sussiste.

Così deciso in Genova, il 30 maggio 2014.

Depositata in Cancelleria il 11 giugno 2014.



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