Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-09-24

ATTI SESSUALI CON MINORE: SE L'ADULTO E' CONDUCENTE DELLO SCUOLABUS - Cass. pen. 37849/2014 - Annalisa GASPARRE

Il conducente di scuolabus è incaricato di pubblico servizio e gli alunni sono affidati alla sua vigilanza e custodia durante il trasporto. Qualora tale soggetto sia responsabile di reati di violenza sessuale o di atti sessuali con minorenne, i reati sono procedibili d'ufficio, per cui non è indispensabile la querela da parte della persona offesa.

Unico limite a tale disciplina è che gli atti siano compiuti nell'esercizio delle funzioni o comunque durante il periodo in cui il minore è affidato alla vigilanza e custodia del pubblico incaricato.

Nel caso scrutinato dalla Suprema Corte il conducente dello scuolabus era indagato per tentata consumazione di atti sessuali con minorenne, in quanto aveva intrattenuto una corrispondenza telematica con la minore per indurla ad avere rapporti sessuali. L'oculata vigilanza dei genitori ha permesso di evitare conseguenze interrompendo il corso del reato; senonché i genitori non querelavano l'indagato, il quale, però, giacché non era nell'esercizio delle sue funzioni e non aveva la custodia della minore (che invece si trovava a casa con i genitori) non è perseguibile penalmente per difetto di querela, in quanto, come accennato, la procedibilità d'ufficio è riservata ai casi in cui il pubblico dipendente commetta tali reati nell'esercizio delle proprie mansioni.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 7 maggio – 16 settembre 2014, n. 37849

Presidente Squassoni – Relatore Aceto

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 28/01/2014, il Tribunale di Perugia ha respinto l'istanza di riesame proposta dal sig. G.A. avverso l'ordinanza cautelare del 09/01/2014 con la quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Spoleto aveva applicato nei suoi confronti la misura coercitiva personale degli arresti domiciliari ritenendolo gravemente indiziato dei reato di cui agli artt. 56, 609-quater, 609-septies, comma 4, n. 2) e n. 3), cod. pen..

1.1. Si contesta al ricorrente, autista dello scuolabus utilizzato dalla minorenne infraquattordicenne A.A. per recarsi a scuola, di aver compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco ad avere il suo primo rapporto sessuale con lui, convincendola in tal senso mediante conversazioni anche telematiche e adoperandosi per organizzare il modo di trovarsi solo con lei.

2. Per la cassazione dell'ordinanza ricorre l'A., proponendo, per il tramite dei difensore di fiducia, i seguenti motivi.

2.1. Con il primo eccepisce, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) e lett. e), cod. proc. pen., violazione e falsa applicazione dell'art. 609-septies, cod. pen., nonché omessa motivazione in ordine alla sua ritenuta sussistenza.

2.2. Con il secondo eccepisce, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b), lett. c) e lett. e), cod. proc. pen., violazione degli artt. 56, 609-quater, cod. pen., omessa motivazione sulla distinzione tra atti preparatori e atti esecutivi, inutilizzabilità, ai sensi dell'art. 191 cod. proc. pen., degli «screen shot».

2.3. Con il terzo motivo eccepisce, ai sensi dell'art. 606 comma 1, lett. e), cod. proc. pen., omessa e illogica motivazione sulle esigenze cautelare di cui all'art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

Considerato in diritto

3. E' fondato il primo motivo di ricorso.

3.1. La vicenda riguarda il rapporto tra un conducente di scuolabus ed una ragazzina tredicenne, conosciuta proprio perché utilizzatrice dei servizio pubblico, con la quale egli aveva intrattenuto una corrispondenza telematica la cui finalità era quella - si contesta al ricorrente - di indurre la ragazzina ad avere il suo primo rapporto sessuale con lui.

3.2.1 genitori della minorenne non hanno inteso sporgere querela, tuttavia, sia il GIP che il Tribunale del riesame hanno ritenuto il reato procedibile d'ufficio in virtù dell'incarico pubblicistico svolto dal ricorrente (art. 609-septies, comma 4, n. 3, cod. pen.) e del fatto che la minorenne era persona a lui affidata per ragioni di vigilanza e custodia (art. 609-septies, comma 4, n. 2, cod. pen.).

3.3. Come già affermato da questa Suprema Corte, il conducente di scuolabus è un incaricato di pubblico servizio poiché durante il trasporto gli alunni sono comunque affidati alla sua vigilanza e custodia (Sez. F, n. 32822 del 31/07/2007, Orrù, Rv. 236831; Sez. 3, n. 8813 del 31/01/2002, Marcheschi, Rv. 221435; Sez. 4, n. 9212 del 22/04/1988, Valere, Rv. 179154).

3.4. Sez. 3, 8813/2002, cit., ha, anzi, espressamente affermato che «si configura una ipotesi di procedibilità d'ufficio, ai sensi dell' art.609 septies, comma 4 n. 3, cod. pen., nel caso in cui i delitti previsti dagli artt. 609 bis, ter e quater cod. pen. siano posti in essere da un autista di uno scuolabus, al quale gli alunni risultavano affidati con compiti di controllo sugli stessi, attesa la qualità di incaricato di un pubblico servizio da attribuire allo stesso».

3.5. Come condivisibilmente affermato nella citata pronuncia, i dipendenti di un ente o di un'impresa cessionari, anche in via non esclusiva, di un servizio di interesse pubblico, debbono essere considerati incaricati di un pubblico servizio, in quanto concorrono allo svolgimento dell'attività ad esso connessa, a nulla rilevando la natura pubblica o privata dell'imprenditore al quale detta attività sia riferibile (cfr. sez. 6A, 199706687, Russo, riv. 209734 in relazione all'autista di ambulanza di proprietà di società privata), e, altresì, che l'indicata qualità deve essere attribuita anche al personale ausiliario, quali i bidelli scolastici, le cui mansioni implicano compiti di sorveglianza sugli alunni (sez. 3^, 199710657, Francini, riv. 209430; sez. 3^, 199807152, P.M. in proc. Gigante, riv. 211222). Lo svolgimento di funzioni di autista di uno scuolabus, pertanto, in considerazione della minore età degli alunni il cui trasporto gli viene affidato, implica certamente compiti di controllo su predetti minori (essendo indubbio il suo dovere di intervenire qualora si verifichino comportamenti che possano costituire fonte di pericolo durante il percorso) che vanno oltre lo svolgimento di semplici mansioni di ordine e di mansioni prettamente materiali.

3.6. Si tratta di principi peraltro affermati da circa un trentennio, e senza tentennamenti, dalla giurisprudenza delle Sezioni Civili di questa Suprema Corte secondo la quale «l'affidament(o a un Comune), comporta per questo - e per chi agisce su suo incarico, come la persona alla quale l'istituto ha affidato il compito di provvedere al trasporto del minore dalla sua abitazione al luogo ove si svolge l'attività di istruzione e viceversa - il dovere di vigilare il minore, controllando, con la dovuta diligenza e con l'attenzione richiesta dall'età e dallo sviluppo fisio-psichico, che questi non venga a trovarsi in situazioni di pericolo, con possibilità di pregiudizio per la sua incolumità. Tale vigilanza deve essere esercitata dal momento iniziale dello affidamento sino a quando ad essa si sostituisca quella, effettiva o potenziale, dei genitori, senza che possano costituire esimenti della responsabilità dell'istituto (e del suo incaricato) le eventuali disposizioni, date dai genitori, (nella specie: di lasciare il minore senza sorveglianza in un determinato luogo) potenzialmente pregiudizievoli per il minore, derivandone - ove attuate - una situazione di possibile pericolo per l'incolumità dello stesso» (Sez. Civ. 3, n. 5424 del 05/09/1986, Rv. 447950; cfr. anche, nello stesso senso, Sez. Civ. 3, n. 15408 del 10/08/2004, Rv. 575930).

3.7. Tuttavia è certo che il fatto, così come contestato, non è stato commesso né nell'esercizio delle funzioni di conducente di scuolabus, tantomeno durante il periodo in cui la minore era affidata alla sua vigilanza e custodia.

3.8. Osserva, a tal fine, la Corte che, ai fini della procedibilità d'ufficio dei reato contestato, è necessario che il fatto sia commesso «nell'esercizio delle proprie funzioni», non a causa delle stesse, e che il reato venga consumato in costanza dell'affidamento per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza e custodia, non, come nel caso di specie, mentre il minore si trovava a casa propria, insieme con i genitori che, peraltro, denunziando il fatto per aver osservato in tempo reale la conversazione della figlia con l'indagato, hanno dimostrato di possedere il pieno controllo delle attività della stessa.

3.9. Ne consegue che il reato contestato all'A. è procedibile a querela di parte e non d'ufficio.

3.10. Poiché il buon fondamento del primo motivo di ricorso è causa di annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata e di quella cautelare, l'esame dei residui di motivi di ricorso è superfluo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la ordinanza impugnata; revoca la misura cautelare, ordina l'immediata remissione in libertà dello A. se non detenuto per altra causa.

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti ex art. 626 cod. proc. pen.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell'art. 52 d.lgs. 196/03 in quanto imposto dalla legge.



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