Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Crovetto Monica - 2013-11-08

ATTIVITA' OCCASIONALE COMPATIBILE CON LO STATO DI MALATTIA: LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO - Cass. Lav. 23365/2013 - Monica CROVETTO

Un lavoratore impugna il licenziamento comminatogli in quanto, sebbene in malattia, gli viene contestato di aver svolto attività lavorativa in favore di un congiunto. Trattasi, a suo dire, di un'attività saltuaria e del tutto compatibile con lo stato di malattia. Il lavoratore risulta vittorioso sia in primo che in secondo grado. La Corte d'Appello, così come già il Tribunale, ha ritenuto la contestazione disciplinare generica in quanto non forniva elementi precisi circa i fatti contestati e posti a base del provvedimento espulsivo. Inoltre, essendo stato appurato che il lavoratore si era recato presso l'agenzia immobiliare gestita dal congiunto per soli tre giorni, non solo l'attività svolta non poteva considerarsi di tipo "lavorativo", ma pure andava ritenuta compatibile il suo stato di malattia, stante l'occasionalità e la sporadicità che la caratterizzavano. Nessuna violazione, dunque, dei canoni di correttezza e buona fede, in quanto lo stato morboso non poteva dirsi in alcun modo compromesso dalle marginali attività svolta dal dipendente. La Suprema Corte avalla tali conclusioni. In primis, ritiene la contestazione assolutamente generica poichè "non individua né i giorni né l'attività in concreto svolta ... e quindi non offre gli elementi di ordine qualitativo e quantitativo per consentire al lavoratore di difendersi adeguatamente". Sul punto la Corte si uniforma all'orientamento dominante in merito al requisito della specificità della contestazione, che risulta integrato solo laddove vengono fornite indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro ha ravvisato infrazioni disciplinari o comportamenti contrari ai doveri di diligenza e fedeltà di cui agli artt. 2104 e 2105 cod. civ. E ciò al fine di garantiere il pieno esercizio del diritto di difesa da parte del lavoratore. La Suprema Corte ribadisce poi che dai rapporti investigativi commissionati dalla Società datrice di lavoro è emersa "solo un'attività sporadica ed occasionale e non durante l'intero orario di apertura dell'Agenzia ... non assimilabile ad una prestazione lavorativa e certamente poco impegnativa dal punto di vista fisico e psichico che, anzi, non solo - stante la sua dimensione qualitativa e quantitativa - era del tutto compatibile con la malattia sofferta, ma addirittura poteva dirsi funzionale ad una più pronta guarigione". L'attività in contestazione, dunque non avrebbe potuto in alcun modo pregiudicare né rallentare il processo di guarigione del lavoratore.



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