Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-11-10

ATTIVITA' PERICOLOSA E RISARCIMENTO DANNI: LA VALUTAZIONE DELLA PERICOLOSITA' - Riccardo MAZZON

- il giudice di merito valuta quando un'attività può dirsi pericolosa

- il pericolo può essere trasfuso nell'oggetto dell'attività

-  i casi dell'esplosione in negozio, dell'esplosione dovuta ad incendio e dell'esplosione di bombola vuota

La valutazione sulla pericolosità dell'attività, che nel caso in cui non sia stata compiuta direttamente dal legislatore, è rimessa all'apprezzamento del giudice del merito,

"ai fini della responsabilità per l'esercizio di attività pericolose si ritiene "pericolosa" non solo ogni attività così definita dal t.u. di pubblica sicurezza, ma anche ogni altra attività che abbia una pericolosità intrinseca o comunque dipendente dalle modalità di esercizio o dai mezzi di lavoro impiegati" (App. Milano 8 luglio 1977, GM, 1979, 605 - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

è da effettuarsi non sulla base dell'evento dannoso effettivamente verificatosi, bensì, attraverso una prognosi postuma, sulla base cioè delle circostanze di fatto che si presentavano al momento stesso dell'esercizio dell'attività ed erano conoscibili dall'uomo medio, o, comunque, dovevano essere conosciute dall'agente in considerazione del tipo di attività esercitata;

"si distingue, anche, tra pericolosità della condotta e pericolosità dell'attività in sé considerata" Gentile, Responsabilità per esercizio di attività pericolose, in RCP, 1950, 97

nella pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte, in applicazione del sotto riportato principio, ha cassato per carenza di motivazione la sentenza del merito, la quale, in relazione all'esercizio di una pista di autoscontro, aveva escluso la natura pericolosa dell'attività, limitandosi a rilevare che essa non era così classificata dalla legge e che il mezzo posto a disposizione del danneggiato non aveva una sua intrinseca pericolosità:

"ai fini dell'accertamento della responsabilità di cui all'art. 2050 c.c., il giudizio sulla pericolosità dell'attività - ossia su quell'attività che, per sua natura o per i mezzi impiegati, renda probabile, e non semplicemente possibile, il verificarsi dell'evento dannoso, distinguendosi, così, dall'attività normalmente innocua, che diventi pericolosa per la condotta di chi la eserciti, comportando la responsabilità secondo la regola generale di cui all'art. 2043 c.c. - va espresso non sulla base dell'evento dannoso effettivamente verificatosi, bensì, attraverso una prognosi postuma, sulla base delle circostanze di fatto che si presentavano al momento stesso dell'esercizio dell'attività ed erano conoscibili dall'uomo medio, o, comunque, dovevano essere conosciute dall'agente in considerazione del tipo di attività esercitata. Tale valutazione, nel caso in cui non sia stata compiuta direttamente dal legislatore, è rimessa all'apprezzamento del giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente e logicamente motivata" (Cass. civ., sez. III, 30 agosto 1995, n. 9205, GCM, 1995, 1576; GI, 1996, I, 1, 466; DR, 1996, 255).

Tale valutazione ben può prescindere dall'attività in sé e per sé considerata, il che si verifica quando il pericolo si sia materializzato e trasfuso negli oggetti dell'attività medesima (ad es., materie infiammabili, proiettili di arma da fuoco, gas in bombole, ecc.):

"la responsabilità per esercizio di attività pericolosa ex art. 2050 c.c. ben può prescindere dall'attività in sè e per sè considerata, il che si verifica quando il pericolo si sia materializzato e trasfuso negli oggetti dell'attività medesima , i quali, anche per un'imperfetta costruzione, a livello progettuale o di confezione, conservino un'intrinseca potenzialità lesiva collegata allo svolgimento dell'attività di cui costituiscono il risultato, anche quando il danno si produca in una fase successiva, purché ne dipenda in modo sufficientemente mediato; una volta accertato che il bene (nel caso, minivogatore) costituisce strumento pericoloso ex art. 2050 c.c., anche il soggetto che abbia provveduto alla relativa distribuzione in commercio incorre nella responsabilità da tale norma sancita, in relazione a tutti gli eventi dannosi che si verifichino in dipendenza o in occasione del relativo uso" (Cass. civ., sez. III, 30 agosto 2004, n. 17369, GCM, 2004, 7-8).

Esempio tipico di pericolosità trasfusa in un oggetto - si veda, in argomento, anche la seguente pronuncia, che precisa come l'ente (o la persona) che provvede alla raccolta od alla produzione di gas ed alla distribuzione delle bombole ripiene agli utenti è, nell'esercizio di tale attività - da ritenersi pericolosa per natura del prodotto e per i mezzi adoperati -

"nel concetto di esercizio e di svolgimento di attività pericolosa si devono ricomprendere anche singoli atti tra di loro indipendenti e non coordinati: spesso il pericolo è maggiore in caso di atti occasionali, dal momento che l'atto è compiuto da una persona inesperta e priva della organizzazione tecnica di persone e cose caratteristiche dell'impresa. Pertanto può considerarsi esercente un'attività pericolosa anche chi non è imprenditore" Franzoni, Dei fatti illeciti, in Comm. Scialoja, Branca, sub artt. 2043-2059, Bologna-Roma, 1993, 511

soggetto alla presunzione di responsabilità prevista dall'art. 2050 c.c. con riguardo a tutti gli eventi dannosi dipendenti dall'uso del gas, salvo che provi l'adozione, anche con riguardo alle prescrizioni della legge n. 1083 del 1971, di tutte le misure idonee ad evitare il danno o che le operazioni di rifornimento e di distribuzione sono state affidate a soggetti non dipendenti dall'ente, i quali svolgono attività autonoma con rischio proprio ovvero condotta concretamente e specificamente colposa dall'utente:

"tale condotta non è riconducibile alla sola circostanza dell'omesso impiego di personale specializzato per l'allacciamento della bombola al fornello, atteso che la normativa di cui alla citata legge n. 1083 del 1971 prevede obblighi a carico soltanto di chi confeziona e commercializza tale prodotto, senza imporre all'utente di servirsi di personale specializzato per effettuare l'allacciamento" (Cass. civ., sez. III, 24 novembre 1988, n. 6325, GCM, 1988, 11) -,

lo si recupera nell'attività di produzione e distribuzione di bombole a gas

"la norma imperativa ed inderogabile dell'art. 2050 c.c. esige che in relazione alla natura del mezzo (bombola che può diventare bomba o innescare un incendio) l'esercente della attività pericolosa debba adottare tutte le misure idonee ad evitare il danno, esigendo dal terzo cui consegna la bombola tutte le garanzie necessarie ad evitare che siano cagionati danni da scoppio o da incendio. Garanzie che debbono risultare da un complesso di clausole contrattuali e da adeguate informazioni sul montaggio delle bombole in condizioni di assoluta sicurezza. Un affidamento non garantito da un servizio sicuro rende imputabile per negligenza grave la condotta del fabbricante fornitore, ai sensi dell'art. 2050 c.c., ed evidenzia il suo concorso attivo nella produzione del danno ingiusto" (Cass. civ., sez. III, 19 luglio 2008, n. 20062, RCP, 2009, 2, 300; FI, 2009, 4, 1163),

dove, in particolare, nell'ipotesi in cui sia ignota la causa dell'evento dannoso, la responsabilità va affermata ove risulti non interrotto il nesso di causalità con l'esercizio dell'attività pericolosa – argomenta, in particolare, in materia di mezzo eziologico la seguente pronuncia, che precisa come l'applicabilità della disciplina dettata dall'art. 2050 c.c. postuli solo l'accertamento del fatto obiettivo della derivazione causale del danno dall'esercizio di una attività pericolosa e, pertanto, non esige la dimostrazione del nesso eziologico tra un fatto specifico imputabile all'agente e l'evento dannoso, essendo invece sufficiente l'accertamento di tale nesso tra l'evento dannoso ed il generico esercizio dell'attività pericolosa:

"il soggetto che esercita l'industria di produzione e distribuzione di gas compresso in bombole, costituente attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c., incorre nella responsabilità sancita da tale norma in riferimento a tutti gli eventi dannosi che abbiano a verificarsi in dipendenza o in occasione dell'uso del gas e che possono comunque collegarsi alle operazioni da lui compiute (in quanto il pericolo di scoppi e di esplosioni perdura anche dopo che le bombole vengono messe in commercio, distribuite e consegnate alla clientela per l'uso), ancorché non causati da fatti specifici a lui imputati" (Cass. civ., sez. III, 28 ottobre 1980, n. 5799, GCM, 1980, 10),

mentre va esclusa ove sussista incertezza sul fattore causale e sulla riconducibilità del fatto all'esercente – nella pronuncia che segue, ad esempio, la Corte ha accolto le domande avanzate dal ricorrente, che aveva subito ingenti danni a causa di un incendio provocato dalla fuoriuscita di gas da una bombola, cassando con rinvio la sentenza di appello che aveva escluso la responsabilità del fornitore di bombole a gas sul rilievo che l"erogatore difettoso, responsabile dell"incendio, non costituiva parte integrante della bombola; secondo la Cassazione, il contratto di utilizzazione imponeva al debitore della prestazione di garantire il servizio in condizioni di assoluta sicurezza e la valutazione doveva essere compiuta su tutti gli elementi necessari per la somministrazione del gas, compreso l"erogatore:

"in tema di responsabilità per esercizio di attività pericolosa (nella specie, produzione e distribuzione di bombole a gas), la presunzione di colpa in capo al danneggiante presuppone l'accertamento del nesso eziologico, la prova del quale incombe al danneggiato, tra l'esercizio della attività e l'evento dannoso, non potendo il soggetto agente essere investito da una presunzione di responsabilità rispetto ad un evento che ad esso non è riconducibile" (Cass. civ., sez. III, 19 luglio 2008, n. 20062, DeG, 2008; conforme Cass. civ., sez. III, 17 luglio 2002, n. 10382, DEA, 2003, 261; GCM, 2002, 1254; conforme Cass. civ., sez. III, 2 aprile 2001, n. 4792, GCM, 2001, 667, conforme, con la precisazione che il nesso di causalità non è da individuarsi nel rapporto tra il fatto specifico imputabile all'agente e l'evento dannoso, essendo sufficiente che il rapporto di causa efficiente sussista con l'attività pericolosa in senso generico: Trib. Perugia 7 giugno 2000, RGU, 2000, 699; conforme Cass. civ., sez. I, 19 gennaio 1995, n. 567, GI, 1996, I, 1, 276; RCP, 1996, 687; GCM, 1995, 97; conforme Cass. civ., sez. III, 4 giugno 1998, n. 5484, GCM, 1998, 1212; Studium Juris, 1998, 1119; RCP, 1999, 115; GI, 1999, 707; contra, in quanto dal momento in cui una cosa, in sè pericolosa, sia dal fabbricante consegnata ad altra persona si trasferiscono a carico del consegnatario gli oneri di custodia, di sorveglianza e di prudenza e, con essi la presunzione di responsabilità di cui all'art. 2050 c.c.: Cass. civ., sez. III, 13 gennaio 1982, n. 182, GCM, 1982, 1),

il relativo accertamento rientra tra i poteri del giudice di merito ed è incensurabile in cassazione, ove sufficientemente e logicamente motivato.

Si vedano, a conferma di quanto appena riferito, le seguenti pronunce riguardanti fattispecie relative a esplosione di bombola avvenuta nel negozio di un rivenditore – sulla premessa che l'industria della produzione e distribuzione del gas in bombole costituisce attività pericolosa, nell'esercizio della quale (comprendente la raccolta e la produzione del gas, il riempimento e la distribuzione delle bombole agli utenti), colui che vi provvede è soggetto alla responsabilità prevista dall'art. 2050 c.c., con riguardo a tutti gli eventi dannosi che si verifichino in dipendenza o in occasione dell'uso del gas o che possono, comunque, collegarsi alle dette operazioni, in quanto il pericolo delle esplosioni perdura anche dopo l'avvenuto riempimento delle bombole, cioè quando queste siano poste in commercio, distribuite e consegnate alla clientela per essere adoperate:

"pertanto, nell'ipotesi di esplosione di una bombola avvenuta nel negozio di un rivenditore, deve ritenersi responsabile dell'evento dannoso l'ente o la persona che provvede alla produzione e distribuzione del gas in bombole (art. 2050 c.c.), salva la prova di aver adottato ogni cura o misura idonea ad impedire il danno mentre va esclusa la responsabilità del rivenditore, ex art. 2051 c.c., giacché questi ha una semplice detenzione materiale dei recipienti" (Cass. civ., sez. III, 20 luglio 1979, n. 4352, GCM, 1979, 7; RCP, 1980, 84) -,

danni provocati dallo scoppio delle bombole, determinato da incendio, sviluppatosi per cause ignote, nel locale ove le bombole di gas erano custodite

"il produttore di gas in bombole, anche dopo la loro consegna all'utente, può essere chiamato a rispondere, ex art. 2050 c.c., dei danni che abbiano la loro diretta derivazione causale in attività in precedenza esplicate dal produttore medesimo. Ma la responsabilità di quest'ultimo per attività pericolosa va esclusa nel caso in cui i danni siano stati provocati dallo scoppio delle bombole, determinato da incendio, sviluppatosi per cause ignote, nel locale ove le bombole di gas erano custodite" (Trib. Forli' 12 marzo 1981, AGCS, 1981, 438);

nonché esplosione di una bombola vuota, data in prestito ad un terzo, per un uso diverso da quello cui era destinata:

"poiché l'industria della produzione e distribuzione di gas in bombole costituisce attività pericolosa, non solo nelle fasi di riempimento, trasporto e distribuzione, ma altresì in quelle di conservazione, commercio, o, comunque, consegna a qualsiasi titolo delle bombole vuote, che abbiano contenuto gas, senza un preventivo trattamento idoneo a renderle innocue (e ciò anche in riferimento all'art. 249 d.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, il quale, per tali contenitori, vieta usi diversi da quelli originari, senza una preventiva completa bonifica del loro interno), l'esercente una tale attività è responsabile, ex art. 2050 c.c., con riguardo a qualsiasi evento dannoso che possa comunque collegarsi ad una di dette operazioni, salvo che fornisca la prova liberatoria di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno, in relazione all'intrinseca pericolosità di quello strumento. Questa responsabilità, in particolare, sussiste, in mancanza di tale prova, anche in riferimento ai danni provocati dall'esplosione di una bombola vuota data in prestito ad un terzo, per un uso diverso da quello cui era destinata, da un commesso del suddetto esercente, ove risulti dimostrata l'esistenza di un nesso di occasionalità necessaria fra le incombenze attribuite al commesso e la dazione in prestito della bombola stessa" (Cass. civ., sez. III, 13 gennaio 1981, n. 294, RGCT, 1982, 812; GCM, 1981, 1; FI, 1981, I, 1325).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati