Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-04-09

ATTIVITA' PERICOLOSE: L'APPLICAZIONE DELL'ART. 2050 C.C. AGLI INCIDENTI EQUESTRI - RM

I principi generali che regolano l'applicazione dell'articolo 2050 del codice civile trovano, ovviamente, applicazione anche nel caso di incidenti equestri, sicché, in giurisprudenza, sovente si trova affermato, ad esempio, che la prova dell'esistenza del nesso eziologico incombe al danneggiato, tra l'esercizio dell'attività e l'evento dannoso, e resta, invece, a carico del danneggiante l'onere di provare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno;

"in pratica, la prova liberatoria si risolve nella dimostrazione del caso fortuito che interrompa il nesso causale tra l'attività pericolosa e l'evento" Salvi, La responsabilità civile, in Tratt. Iudica, Zatti, Milano, 1998-  cfr., amplius, capitolo diciassettesimo del volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -,

nella pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte. ha rigettato il ricorso proposto ritenendo irrilevante, ai fini della decisione, che la caduta dell'allieva fosse avvenuta a causa dell'andamento del cavallo o della rottura di uno staffile, che la danneggiata conducesse l'animale al passo o al galoppo e che la stessa fosse o meno preparata a farlo, in quanto era stato accertato che l'evento dannoso si era verificato in conseguenza dello svolgimento di un'attività pericolosa - l'esercizio ippico - e che il danneggiante non aveva offerto la prova liberatoria;

"in tema di responsabilità per esercizio di attività pericolosa, la presunzione di colpa a carico del danneggiante, posta dall'art. 2050 c.c., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico, la cui prova incombe al danneggiato, tra l'esercizio dell'attività e l'evento dannoso; resta, poi, a carico del danneggiante l'onere di provare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno" (Cass. civ., sez. III, 15 luglio 2008, n. 19449, GCM, 2008, 7-8, 1142)

o, anche, che il giudizio di pericolosità eventuale dell'attività dev'essere dato, secondo una prognosi postuma, sulla base dell'esame delle circostanze di fatto che si presentavano al momento dell'esercizio dell'attività (nell'enunciare tale principio, la Suprema Corte. ha cassato con rinvio la sentenza del giudice d'appello che, pur in presenza di una ricostruzione dei fatti all'esito della quale il giudice di primo grado aveva, con analitica indicazione dei mezzi di prova, affermato la pericolosità della suddetta attività, era giunta all'opposta conclusione, basandosi su elementi di fatto viceversa apoditticamente affermati):

"ai fini dell'applicazione della norma dell'art. 2050 c.c. il giudizio di pericolosità eventuale dell'attività dev'essere dato secondo una prognosi postuma sulla base dell'esame delle circostanze di fatto che si presentavano al momento dell'esercizio dell'attività. Alla stregua di tale criterio, se può dirsi che l'attività di noleggio di cavalli di per sè non sia intrinsecamente pericolosa, deve ritenersi che, in dipendenza delle circostanze del caso concreto, possa apparire tale il noleggio organizzato su percorsi pericolosi o senza adeguata vigilanza per prevedibili situazioni di emergenza" (Cass. civ., sez. III, 9 aprile 1999, n. 3471, GCM, 1999, 794; DResp, 1999, 656; SI, 1999, 877; VN, 1999, 822).



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