Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-07-21

AUTORITA DAMBITO ED ENTI LOCALI: QUALE RAPPORTO? – Cons. St. 3236/15 – Alceste SANTUARI

Gli ATO erano già stati disciplinati nella l. n. 142/1990

Nel corso degli anni, la normativa che si è succeduta ha confermato la validità degli ATO

I comuni necessariamente fanno parte degli ATO che, quindi, operano "in nome e per conto" degli stessi

Il Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza n. 3236 del 26 giugno 2015 ha ribadito che gli ATO (ambiti territoriali ottimali):

  1. Costituiscono strutture organizzative dotate di una propria soggettività giuridica
  2. Contemplano la necessaria partecipazione (adesione) degli enti locali ricadenti in quel territorio;
  3. Assumono le iniziative di pertinenza (precedente) degli enti locali che ad essi partecipano.

Da quanto sopra discende che all"ATO non solo spettano le competenze e le responsabilità, nonché il potere di rappresentanza di tutti i soggetti facenti parte dell"Autorità d"Ambito, ma che essi "si sostituiscono" agli enti locali che ne fanno parte. In una delle memorie presentate per la causa amministrativa si può leggere che "l"ATO, quindi, non sarebbe semplicemente un modulo organizzativo, ma l"ente esponenziale al quale i singoli comuni hanno trasferito le competenze a tutela dei propri interessi, tanto che [la legge regionale] gli riserverebbe la stipula della Convenzione [in materia di servizio idrico integrato]".

Le autorità d'ambito erano già previste dagli artt. 8 e 9 della l. n. 36 del 1994 e dagli artt. da 24 a 26-bis della l. 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali), che ne consentivano l'istituzione, da parte delle Regioni, con strutture e forme giuridiche diverse alle quali pure partecipavano necessariamente gli enti locali, come le convenzioni, i consorzi, le unioni di comuni, l'esercizio associato delle funzioni. Tali disposizioni sono state attuate dalla legislazione regionale mediante l'adozione di moduli organizzativi scelti tra quelli consentiti dalle disposizioni stesse, seppure diversamente denominati (agenzie, consorzi, autorità). Con la sentenza n. 246/2009, la Corte costituzionale ha chiarito che l'art. 148 D. Lgs. n. 152/2006, ha razionalizzato il suddetto quadro normativo, superando la frammentazione della gestione del servizio idrico, nel rispetto delle preesistenti competenze degli enti territoriali ed unificando le modalità di esercizio della gestione delle risorse idriche, prevedendo espressamente il trasferimento delle relative competenze dagli enti locali all'autorità d'àmbito; autorità della quale gli enti locali necessariamente fanno parte. La necessità di attribuire le funzioni ad un autonomo soggetto giuridico è rimasta ferma anche all'indomani dell'abrogazione del citato art. 148. Sul punto, ancora, è intervenuta la Corte cost., con la sentenza n. 50/2013, secondo la quale: "Per quanto riguarda le Autorità d'ambito, preposte alla programmazione ed alla gestione del servizio idrico integrato nel territorio delle Regioni, l'art. 2, c. 186-bis, della l.23 dicembre 2009, n. 191 (l. finanziaria 2010), nel sopprimere le Autorità d'ambito territoriale, di cui agli artt. 148 e 201 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, ha stabilito che "le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza".

Nell"ambito di questa architettura istituzionale del governo delle risorse idriche del e sul territorio, agli enti locali è richiesto un ruolo proattivo di mutua cooperazione in vista del raggiungimento di fini unitari nello spazio territoriale che il legislatore regionale reputa ottimale.



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