Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2016-04-07

Autorizzazione alla gestione di un canile: il parere dellAsl è atto endoprocedimentale – TAR Lecce 346/16 – A. Gasparre

In tema di autorizzazioni all"esercizio di una struttura per pensione e ricovero di cani, il parere dell"Asl che dispone che la struttura possa accogliere un numero determinato di animali è un atto endoprocedimentale che non può essere impugnato autonomamente in assenza del provvedimento del Sindaco.

A fronte di un parere favorevole dell"Asl locale all"autorizzazione all"esercizio di una struttura per pensione e ricovero di cani, la ricorrente realizzava la struttura e il Sindaco la autorizzava all"esercizio di un canile per massimo 200 cani.

Successivamente, tuttavia, in autotutela, l"Asl disponeva che l"impianto, costituito da recinti, non potesse ospitare più di 30 cani.

La proprietaria ha quindi proposto ricorso avverso quest"ultimo atto, sostenendo, tra l"altro, che solo il Sindaco ha competenza all"emanazione di atti provvedi mentali, che il provvedimento dell"Asl non è motivato e che il canile era dotato di tutte le strutture necessarie e che già il TAR nel 2012 riteneva legittimo il numero di 200 cani.

Di contro, l"Asl rilevava che l"autorizzazione sanitaria non specifica la tipologia e la natura del canile e cioè se questo fosse destinato ad ospitare cani randagi o di proprietà e che la Regione aveva precisato che i canili per i randagi possono essere autorizzati solo in favore dei Comuni che li devono gestire direttamente o in convenzione o in concessione alle associazioni protezionistiche mentre il rifugio dell"interessata non risponde alla legge che richiede specifici requisiti per ospitare cani randagi.

Il TAR non entra nella questione dichiarando il ricorso inammissibile perché proposto avverso un atto endoprocedimentale, nell"ambito dell"attività istruttoria, tecnica ed amministrativa che è espletata dal Servizio di Igiene e Assistenza Veterinaria dell"ASL. Organo competente ad emanare il provvedimento autorizzativo è invece il Sindaco.

L"atto impugnato, quindi, è mero atto endoprocedimentale, privo di autonoma efficacia lesiva e quindi non suscettibile di autonoma lesione, in mancanza del provvedimento finale di competenza del sindaco.

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T.A.R. Puglia Lecce Sez. II, Sent., 18-02-2016, n. 346

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1899 del 2014, proposto da:

D.S. Srl, rappresentata e difesa dagli avv.ti ________;

contro

Azienda Sanitaria Locale Brindisi, rappresentata e difesa dall'avv. ___________;

nei confronti di

Ditta i G.D.P., rappresentata e difesa dall'avv. _______-;

e con l'intervento di

ad opponendum:

A.C., V.M., rappresentati e difesi dall'avv. ___________;

Assocanili, Associazione Sindacale dei Proprietari e Gestori di Strutture di Ricovero per Animali d'Affezione, rappresentata e difesa dall'avv. ________---;

per l'annullamento

della nota prot. n. (...) del 7 maggio 2014, comunicata successivamente, con cui il Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Brindisi, dott. ____, ha disposto, in autotutela che la struttura canile della ricorrente possa accogliere non più di 30 animali.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Azienda Sanitaria Locale Brindisi e della Ditta i G.D.P.;

Visti gli atti ad opponendum;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 dicembre 2015 la dott.ssa Claudia Lattanzi e uditi l'avv. _____-, per la ricorrente, l'avv. ______- per l'Asl, l'avv. ____, per la controinteressata, l'avv. ____-, per Assocanili, e l'avv. _______, in sostituzione dell'avv. ___, per i sigg.ri ________;

La ricorrente, ha realizzato in _____, una struttura per pensione e ricovero di cani, per la quale l'Asl, con nota del 26 ottobre 2011, ha rilasciato parere favorevole all'autorizzazione all'esercizio per un numero massimo di 200 unità.

Il Sindaco ha poi autorizzato (in data 4 novembre 2011) la ricorrente all'esercizio di un canile per un numero massimo di 200 unità.

L'Asl, con nota del 7 maggio 2014, ha disposto "in autotutela che l'impianto, essendo costituito da recinti, non dovrà ospitare complessivamente più di 30 (trenta) cani".

Avverso quest'ultimo atto è stato proposto il presente ricorso per i seguenti motivi: illegittimità dell'atto impugnato per incompetenza; straripamento di potere; contraddittorietà e perplessità; difetto di motivazione; carenza di istruttoria; falsa ed erronea applicazione della delibera di giunta regionale n. 6082/1995; illogicità e irrazionalità manifesta; elusione del giudicato amministrativo di cui alla sentenza Tar Lecce 1195/2012.

Sostiene la ricorrente: che solo il Sindaco ha la competenza esclusiva all'emanazione di atti provvedimentali; che il provvedimento non è motivato; che comunque il canile della ricorrente è dotato di tutte le strutture necessarie, che con sentenza 1195/2012 questo Tribunale ha già ritenuto legittimo il numero di 200 cani.

L'Asl, con memoria del 21 agosto 2014, ha rilevato: che l'autorizzazione sanitaria non specificava la tipologia e la natura del canile, e cioè se fosse utilizzato per ospitare cani randagi o di proprietà; che la Regione ha precisato che i canili per i randagi possono essere autorizzati solo in favore dei comuni che li devono gestire direttamente o in convenzione o in concessione alle associazioni protezionistiche; che il rifugio della ricorrente non risponde alla legge la quale richiede requisiti specifici per ospitare cani randagi.

I G.D.P., con memoria del 3 settembre 2014, hanno precisato: che nella relazione tecnica descrittiva per il permesso di costruire si parla di impianto a stabulazione libera; che il canile della ricorrente non corrisponde ai requisiti richiesti per ospitare cani randagi.

L'Assocanili e i sig.ri ___ e _____ (in qualità di proprietari di terreni limitrofi), con due diversi atti di intervento ad opponendum del 9 settembre 2014, hanno eccepito l'inammissibilità del ricorso perché avverso un atto endoprocedimentale e hanno controdedotto nel merito.

Con ordinanza 489/2014, questo Tribunale ha respinto la richiesta misura cautelare.

Le parti hanno depositato ulteriori memorie.

Alla pubblica udienza del 17 dicembre 2015, il legale della controinteressata ha chiesto la condanna ex art. 96 c.p.c. e il ricorso è stato trattenuto in decisione

Il ricorso è inammissibile perché proposto avverso un atto endoprocedimentale.

La L.R. n. 13 del 1989, stabilisce all'art. 4 "1. Il Sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, adotta, in materia di igiene e sanità veterinaria, i   provvedimenti autorizzativi, prescrittivi e di concessione, ivi compresi quelli già demandati al veterinario provinciali e al veterinario comunale, nonché quelli relativi alle materie delegate di cui al successivo articolo 6 ed emana i provvedimenti contingibili ed urgenti. 2. L' attività istruttoria, tecnica ed amministrativa, è espletata dal Servizio di Igiene e Assistenza Veterinaria dell'Unità Sanitaria Locale".

Dalla lettura dell'articolo in esame si evince che l'organo competente ad emanare il provvedimento autorizzativo è il Sindaco, mentre le Asl sono gli organi competenti ad esercitare le attività istruttorie, tra le quali i pareri quali quello oggetto del presente giudizio.

In sostanza, l'atto impugnato è un mero atto endoprocedimentale, privo di autonoma efficacia lesiva, come tale non suscettibile di autonoma lesione, in mancanza del provvedimento finale di competenza del Sindaco.

In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Deve essere poi respinta la richiesta di condanna ex art. 96 c.p.c. in quanto "la domanda di risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c non può trovare accoglimento tutte le volte in cui la parte istante non abbia assolto l'onere di allegare (almeno) gli elementi di fatto necessari alla liquidazione, pur equitativa, del danno lamentato" (Cass. civ. sez. III, 27 ottobre 2015, n. 21798).

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali nei confronti della Asl e della società I G.D.P., mentre compensa le spese nei confronti delle altre parti del giudizio.

PQM

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese nei confronti della Asl e della società I G.D.P., che si liquidano nella misura di Euro 1.000,00, oltre accessori di legge, a favore di ciascuna parte.

Compensa le spese nei confronti delle altre parti del giudizio.

Respinge la richiesta di condanna ex art. 96 c.p.c..

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.



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