Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Span√≤ Giuseppe - 2016-03-11

AUTORIZZAZIONI, CONCESSIONI E GIURISDIZIONE - Cass. civ. n. 3730/2016 - Giuseppe SPANÒ

Per i beni del patrimonio indisponibile, al fine di ottenerne la restituzione da chi li detenga, si può sia procedere in via amministrativa, sia avvalersi dei mezzi ordinari a difesa della proprietà; con la conseguenza, in quest'ultima ipotesi, che la relativa controversia rientrerà nella giurisdizione del giudice ordinario.

La Cassazione a Sezioni Unite ha sancito che anche per i beni del patrimonio indisponibile vale la regola, già enunciata per quelli di demanio naturale e necessario, per cui l'ente al quale essi appartengono, al fine di ottenerne la restituzione da chi li detenga, può sia procedere in via amministrativa, sia avvalersi dei mezzi ordinari a difesa della proprietà; con la conseguenza, ove si determini in quest'ultimo senso, che la relativa controversia rientrerà nella giurisdizione del giudice ordinario (fattispecie relativa al procedimento di sfratto proposta da una unità sanitaria che aveva affidato a un privato la gestione del servizio di bar all'interno di un ospedale pubblico).
La Suprema Corte ricorda che, nell'ipotesi in cui l'unità sanitaria abbia affidato a un privato la gestione del servizio di bar all'interno di un ospedale pubblico, il rapporto tra l'ente e il privato, avendo ad oggetto un'attività da svolgersi nei locali facenti parte della struttura immobiliare ospedaliera - come tale destinata a pubblico servizio e perciò rientrante tra i beni patrimoniali indisponibili ai sensi dell'art. 830 c.p.c. - deve necessariamente trovar titolo in un atto concessorio, potendo tali beni essere trasferiti nella disponibilità di privati, per usi determinati, solo mediante concessioni amministrative, con la conseguenza che, in via di principio, le relative controversie sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi della L. 6 dicembre 1971, n. 1034, art. 5 (cfr. Cass. civ. sez. un. 21 luglio 2011, n. 15980, Cass. civ. sez. un. 14 novembre 2003, n. 172959).
Tuttavia la Cassazione puntualizza nella sentenza in esame, che ove la ASL agisca per il rilascio dei locali adibiti a servizio bar e ristorazione all'interno di un complesso ospedaliero, adducendo la scadenza del rapporto concessorio, la relativa controversia deve essere devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto non ha per oggetto la concessione, che ne costituisce soltanto un antecedente di fatto ormai esaurito (cfr. Cass. civ. sez. un. 1 luglio 2008, n. 17937), ma piuttosto il diritto del proprietario al recupero del bene.
In particolare, nella fattispecie sottoposta all'attenzione della Corte, la ASL a seguito della morosità della Cooperativa che deteneva il bene, aveva proceduto ad intimare un atto di sfratto,  contestualmente domandando la restituzione del bene e la condanna alla corresponsione dei canoni impagati.
Secondo la Suprema Corte ciò significa che si tratta di controversia contrassegnata da un contenuto meramente patrimoniale, attinente al rapporto interno tra P.A. concedente e concessionario del bene o del servizio pubblico, contenuto in ordine al quale la contrapposizione tra le parti si presta ad essere schematizzata secondo il binomio "obbligo-pretesa", senza che assuma rilievo un potere d'intervento riservato alla P.A. per la tutela d'interessi generali e senza che la controversia coinvolga la verifica dell'azione autoritativa della P.A. sull'intera economia del rapporto concessorio.
Per tali motivi la Cassazione conclude statuendo che deve essere il giudice ordinario a decidere la controversia.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati