Articoli, saggi, Generalità, varie -  Anceschi Alessio - 2014-01-25

AVVOCATI O PECORE? L'IMPORTANZA DEL PRECEDENTE NEL DIRITTO DEL XXI SECOLO - Alessio ANCESCHI

La ricerca giurisprudenziale è certamente importante e supportare la propria tesi con un maggior numero di "precenti" è sicuramente utile, così come conoscere l'orientamento di un dato foro su una certa questione di diritto.

Tuttavia, nell'epoca della "ricerca facile" mediante smartphone od altre apparecchiature del genere, capita sempre più spesso di vedere giovani colleghi spaesati dall'impossibilità di trovare una risposta ad un determinato quesito giuridico in uno specifico precedente giurisprudenziale.

Ecco che se un "quesito giuridico" non trova la propria soluzione in un precedente giuridico, tale quesito diventa irrisolvibile, impossibile, antigiuridico.

Sarà che ho formato la mia cultura sullo studio dei libri cartacei, ma sinceramente ho difficoltà a comprendere questo modo "semplicistico" e "comodo" di atteggiarsi al mondo del diritto, tantopiù da parte di persone che hanno in tasca una laurea in giurisprudenza e dovrebbero pertanto avere compreso concetti come "interpretazione", "analogia", "principi generali" ed "eccezioni".

Lo studio del diritto ... un attento studio del diritto deve permettere di trovare una soluzione a qualsiasi quesito, certo anche con l'aiuto dell'esperienza, ma alla base di tutto vi stà la teoria.

Avendo frequentato gli studi "tecnici", un giorno ebbi l'occasione di rincontrare un mio vecchio professore di elettronica, una di quelle persone cresciute a "Io, robot" e  che ragionano secondo la matematica booleana, per cui tutto è bianco o nero, giusto o sbagliato, zero o uno.

Mi disse che un giorno, in un immaginario mondo perfetto, la Giustizia avrebbe potuto essere amministrata dai computer. Inserendo i dati in un calcolatore, la sentenza avrebbe potuto arrivare in tempo "zero".

Certamente una manna nel nostro immaginario !!!

Ricordo di avergli risposto, all'epoca fresco di laurea, che il diritto non è sempre bianco e nero, che ogni caso và "sentito" e trattato con umanità secondo principi che talvolta sono generici, divergenti.

Diremmo quindi che il diritto è in buona parte discrezionale e sfuggente come l'arte e la poesia, adattabile al singolo caso concreto secondo ragionamenti (algoritmi) non sempre univoci.

Nella mia esperienza ho certamente imparato quanta matematica vi sia in realtà nel diritto, ma è certamente vero che lo studio e l'applicazione del diritto non può sempre risolversi in un SI o NO, in un VERO o FALSO, in un BIANCO o NERO, perché il diritto è in fondo impregnato della nostra umanità e del nostro umano "sentire".

Rimango quindi profondamente perplesso quando persone che come me hanno o dovrebbero avere faticosamente studiato per apprendere i fondamenti del diritto, si abbandonano a questa comoda percezione del diritto.

"Se c'è il precedente giuridico allora c'è la soluzione, se non c'è, siamo fottuti !! nun sè pò fà !!!

L'affidarsi ciecamente alla "giurisprudenza", al "precedente" impedisce l'evoluzione del diritto, ma soprattutto dell'interprete del diritto.

Tralasciando peraltro che molto spesso sia gli avvocati che gli stessi Giudici, affidandosi ciecamente alla giurisprudenza finiscono per fargli dire l'esatto contrario di quello che in realtà tale pronunce dicono, questo "comodo" sistema finisce per favorire l'idea che il diritto si traduca in un manuale di procedure e l'avvocato un mero venditore di enciclopedie.

Certamente la comoda tecnologia è nemica dell'intelligenza, intesa come "ragionamento".

Con l'avvento di internet, capita sempre più spesso di vedersi arrivare clienti con la sentenza scaricata da internet che pretendono di avere trovato la soluzione al suo problema quando la sentenza parla di mele ed il loro caso di cocomeri.

Un esortazione pertanto a tutti, ad applicare il diritto secondo i suoi principi, senza affidarsi a "facili meccanismi". La realtà che l'interprete del diritto si trova ad affrontare è complessa e và risolta con la conoscenza approfondita del diritto. Nel diritto, come nella matematica, esistono le somme e le sottrazioni dei numeri decimali, quanto i calcoli complessi. L'adattamento della teoria alla realtà deve quindi presupporre, prima di tutto la conoscenza, ma anche affidarsi al ragionamento, che non può essere suplito da nessuna facile predeterminazione.



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