Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Mazzotta Valeria - 2014-05-06

AZIONE DEGLI ASCENDENTI: A CHI SPETTA LA COMPETENZA ? - Trib. Min. Emilia Romagna ord. 2-5/5/2014 - V. MAZZOTTA

Il Tribunale per i Minorenni dell'Emilia Romagna ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell"art. 38, comma I, disp. att. c.c. nella parte in cui prevede che «sono, altresì, di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli articoli 251 e 317-bis del codice civile», limitatamente alla parte in cui include l"art. 317-bis, per violazione degli artt. 76, 77 e 3, 111 della Costituzione.

Il tema è quello dei rapporti con gli ascendenti: i nonni, si sa, sono figure insostituibili per i nipoti; nelle famiglie unite, i figli mantengono normalmente rapporti regolari con i parenti di entrambi i rami genitoriali, e in particolare con i nonni, che svolgono funzioni spesso insostituibili di cura e di accudimento, accanto o in sostituzione dei genitori in caso di impedimento.

Ma quando la famiglia si disgrega, può accadere che anche i rapporti tra i nipoti e i nonni subiscano ripercussioni negative.

La legge 54/2006, riformulando l"art. 155 cod. civ., aveva sancito il diritto che il figlio minore a mantenere rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, senza tuttavia espressamente prevedere in capo agli ascendenti una facoltà di intervento nei giudizi di separazione e divorzio, non trattandosi di parti in senso proprio.

Poiché la possibilità per i parenti prossimi di rivestire ruoli attivi nell"ambito di quei procedimenti era questione molto discussa, la l. 219/2012 si è fatta carico di dare una risposta alle legittime rivendicazioni delle parti coinvolte, inserendo, quale oggetto di delega al Governo, anche la previsione della legittimazione attiva degli ascendenti a far valere il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minori.

Il successivo decreto legislativo 154/2013 ha così riformulato integralmente l"art. 317 bis cod. civ. rubricandolo "rapporti con gli ascendenti" e disponendo, appunto, che "Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni".

Ai nonni, quindi, è riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo al mantenimento dei rapporti con i nipoti: mantenere, attenzione. Si presume quindi che un rapporto già esista; qualora così non fosse, l"ascendente non avrebbe diritto a creare, al momento della separazione dei genitori del nipote, un rapporto con lo stesso. Tutt"al più sarebbe portatore di un mero interesse.

Tornando all"ordinanza in commento, essa affronta un problema non nuovo, già evidenziato da autorevole dottrina (in primis, il Dr. Giuseppe Buffone del Tribunale di Milano) agli esordi del decreto legislativo: la competenza per i provvedimenti di cui all"art. 317 bis cod. civ..

La legge delegata, infatti, modifica l"art. 38 disp. Att. C.c. prevedendo che "sono altresì di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli artt. 251 e 317 bis del c.c.". Si è scelto, dunque, di aderire a quell"orientamento giurisprudenziale che riconduce tali controversie nell"ambito dell"art. 333 c.c.: i comportamenti dei genitori che, senza giustificati motivi, impediscono od ostacolano i rapporti dei figli, sono contrari all"esercizio corretto della potestà genitoriale.

Ma esiste anche un altro orientamento, minoritario, e preferibile a parere di chi scrive, secondo il quale le controversie in oggetto afferiscono, piuttosto, alla regolamentazione della frequentazione dei figli presso l"uno o l"altro genitore, ossia la materia regolata dal nuovo art. 337 ter che sostituisce l"art. 155 c.c.: materia di competenza del tribunale ordinario.

L"eccesso di delega si palesa allora di tutta evidenza.

Ma le questioni sollevate dal Giudice Bolognese sono molte, e tutte rilevanti.

La parola adesso passa alla Consulta.



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