Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-11-19

AZIONE DI REGOLAMENTO DI CONFINI E AZIONE DI RIVENDICAZIONE: DIFFERENZE ED AFFINITA' - RM

Premesso che

"tra l'azione di regolamento di confini ed azione di rivendica, non sussiste incompatibilità concettuale, tanto che la prima viene configurata come una "vindicatio incertae partis" e può contenere, implicitamente o esplicitamente, la richiesta di restituzione della porzione di terreno che, in conseguenza dell'accertamento e della determinazione del confine tra i fondi, dovesse risultare indebitamente inclusa nel fondo del convenuto Cass. 22.9.00, n. 12573, GCM, 2000, 1983 – inoltre, l'onere della prova è molto più agevole rispetto alla rivendicazione: Villani, Brevi note sul regime probatorio nell'azione di regolamento di confini, in GI, 2002, 50 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -;

risulta comunque fondamentale, nell"ambito che ci occupa, distinguere tra azione di regolamento di confini e rei vindicatio.

Infatti, quanto all"azione di regolamento di confini,

"non vengono in discussione i titoli di acquisto ma solo la determinazione quantitativa dell'oggetto della proprietà dei fondi confinanti per cui, mentre l'attore è sollevato dall'onere di fornire la dimostrazione del suo diritto di proprietà in virtù di un titolo di acquisto originario o derivativo risalente ad un periodo di tempo atto all'usucapione, su entrambe le parti ricade l'onere probatorio con la conseguenza che ogni mezzo di prova, anche tecnico o presuntivo, può essere utilizzato per la formazione del convincimento del giudice. Tale assunto non viene inficiato dal fatto che anche nel giudizio di regolamento di confini può proporsi la richiesta di rilascio di una zona di terreno compresa tra i due fondi contigui, poiché in tal caso il possesso di essa deriva da semplice incertezza dei confini, per la promiscuità del possesso della zona confinaria o perché si contesti che il confine apparente corrisponda a quello reale. In tale caso infatti, siffatta richiesta non snatura l'azione proposta, trasformandola in rivendicazione, poiché l'effetto recuperatorio è soltanto una conseguenza dell'accertamento del confine. Quando invece l'attore assuma che la superficie del fondo da lui in concreto posseduta sia inferiore a quella indicata nel proprio titolo di acquisto e denunci lo sconfinamento del vicino il quale contesti quanto affermato dall'attore, invocando a sua volta il proprio titolo di acquisto, il conflitto non è più tra fondi ma fra titoli, con la conseguenza che l'attore è soggetto all'onere probatorio dell'azione di rivendicazione" Cass. 21.11.00, n. 15013, GCM 2000, 2391,

mentre, quanto all"azione di rivendica,

"è azione di rivendica della proprietà (art. 948 c.c.) quella fondata e contrastata in base ai rispettivi titoli di acquisto, mentre è azione di regolamento di confini (art. 950 c.c.) quella volta ad individuare la demarcazione tra fondi per rimuovere la relativa incertezza" Cass. 6.2.98, n. 1204, GCM, 1998, 253.

In altri, più esaustivi termini, che si possono riassumere nella contrazione secondo la quale

"l'azione di rivendica presuppone un conflitto di titoli ... mentre nell'azione di regolamento di confini il conflitto è tra i fondi" Cass. 19.9.95, n. 9900, GCM, 1995, 1670,

è stato così argomentato:

"l'azione di rivendica e l'azione di regolamento di confini si distinguono tra loro in quanto, mentre, con la prima, l'attore, sull'assunto di essere proprietario della cosa e di non averne il possesso, agisce contro il possessore o detentore per ottenere il riconoscimento giudiziale del suo diritto di proprietà sulla cosa stessa, con la seconda, invece, tende soltanto all'accertamento della esatta linea di demarcazione tra il proprio fondo e quello del convenuto, allegandone l'oggettiva incertezza, ovvero contestando che il confine di fatto corrisponda a quello indicato nei rispettivi titoli di acquisto. Ne consegue che l'azione di rivendica postula l'esistenza di un conflitto tra titoli determinato dal convenuto che nega la proprietà dell'attore, contrapponendo al titolo da costui vantato un proprio, diverso, incompatibile titolo di acquisto, originario o derivativo, mentre l'"actio finium regundorum" presuppone non una controversia sui titoli, bensì la contestazione della sola delimitazione delle rispettive proprietà, causata dall'incertezza oggettiva o soggettiva del confine, senza che essa perda la sua natura ricognitiva nel caso in cui l'eliminazione dell'incertezza comporti, come corollario, l'obbligo di rilascio di una porzione di fondo indebitamente posseduta" Cass. 23.5.00, n. 6681, GCM, 2000, 1087.

Come facilmente si evince dalle pronunce sopra riportate, la distinzione tra azione di rivendicazione e azione di regolamento di confini va ricavata non dall'esito della lite, bensì dalla natura della domanda proposta,

"la distinzione tra azione di rivendicazione e azione di regolamento di confini va ricavata non dall'esito della lite, bensì dalla natura della domanda proposta. Pertanto, si ha rivendica quando la contestazione ha per oggetto i rispettivi titoli di proprietà, mentre l'azione deve essere qualificata come regolamento di confine, o perché manca una demarcazione visibile (incertezza oggettiva), o perché questa, pur sussistendo, è inidonea a separare i fondi in modo certo e definitivo (incertezza soggettiva), anche se non vi è in atto il possesso promiscuo della zona intermedia" Cass. 28.4.86, n. 2933, GCM, 1986, 4,

e le differenze esistenti tra le due azioni incidono, in special modo, in ordine alla prova, in quanto

"mentre nell'azione di rivendicazione l'attore ha l'onere di provare la proprietà risalendo sino ad un acquisto a titolo originario, a meno che non risulti l'originaria appartenenza del bene conteso ad un comune dante causa, nell'azione di regolamento di confini, invece, non sussistendo un conflitto di titoli bensì una situazione di incertezza sulla estensione e confinazione dei fondi (conflitto di fondi), la prova della proprietà sulla zona contestata può essere data con ogni mezzo di prova. A tal fine, oltre gli atti traslativi della proprietà contenenti indicazioni sull'estensione dei fondi, è utilizzabile ogni mezzo istruttorio, ed anche la prova testimoniale, ammettendosi in ultima ipotesi il ricorso alle risultanze catastali, che hanno mero valore sussidiario" Cass. 11.8.90, n. 8212, GCM, 1990, 8.

In argomento, con particolare riguardo al c.d. thema decidendum:

"mentre nell'azione di revindica il "thema decidendum" è costituito dall'individuazione del titolo che giustifichi il diritto di proprietà vantato dall'attore, nell'azione di regolamento di confini il tema è rappresentato dalla rimozione dell'incertezza relativa ai confini, la quale può avere carattere oggettivo, quando non esista alcun confine di fatto e la zona confinaria sia posseduta promiscuamente dalle parti in contesa o soggettivo, allorché sussista un confine di fatto ma vi sia incertezza circa la sua rispondenza alla realtà giuridica. Nel consegue che si è in presenza di un'azione di regolamento di confini, in relazione alla quale assumono primaria importanza probatoria i titoli ma non sussiste l'onere probatorio di cui all'art. 948 c.c., sia nel caso in cui l'attore sostenga che il confine di fatto non sia conforme ai titoli e chieda l'accertamento di quello reale, sia nell'ipotesi in cui domandi che venga riconosciuta l'esattezza del confine di fatto contestato dal proprietario vicino, mentre l'attribuzione della zona di confine costituisce un corollario dell'accertamento del confine e non vale a snaturare l'azione proposta" Cass. 25.5.81, n. 3427, GCM, 1981, 5.

Per un esempio concreto, si veda la seguente pronuncia dove, nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto doversi qualificare come regolamento di confini l'azione proposta dal proprietario di un fondo, che, senza sollevare questioni in ordine ai rispettivi titoli di proprietà, lamentava che il proprietario del fondo confinante, nell'eseguire lavori di sistemazione, aveva sconfinato; mentre quest'ultimo, pur sostenendo genericamente di avere eseguito lavori nell'ambito della propria sfera di proprietà, invocava a proprio favore il possesso del terreno in contestazione, esercitato da almeno cinquanta anni, da parte sua e del suo dante causa:

"la distinzione tra azione di rivendicazione ed azione dl regolamento di confini va desunta non dall'esito della lite, bensì dalla natura della domanda proposta; si ha, pertanto, rivendicazione quando la contestazione ha per oggetto i rispettivi titoli di proprietà, mentre l'azione va qualificata come regolamento di confini o qualora manchi una demarcazione visibile (incertezza oggettiva), oppure perché questa, pur esistendo, è inidonea a separare i fondi in modo certo e definitivo (incertezza soggettiva), anche se non vi è in atto il possesso promiscuo della zona intermedia" Cass. 11.3.95, n. 2857, GCM, 1995, 582.

Quanto all"appellabilità della questione inerente la qualificazione dell"azione (regolamento di confini o rivendica?),

"la questione della qualificazione dell'azione, se di rivendicazione oppure di regolamento di confine, che sia stata dedotta nel giudizio di primo grado, non può essere riesaminata dal giudice d'appello, ove non sia stata riproposta, neppure implicitamente, con i motivi di gravame, con la conseguenza che sulla stessa si è formato il giudicato" Cass. 7.4.86, n. 2393, GCM, 1986, 4; "La questione della qualificazione dell'azione che sia stata discussa e decisa in primo grado, ma non riproposta neppure implicitamente con i motivi di appello, non può più essere riesaminata di ufficio dai giudici di secondo grado con la conseguenza per l'attore di non poter assolvere gli oneri probatori derivanti a suo carico dalla diversa qualificazione dell'azione. (Nella specie, l'azione era stata qualificata in primo grado come regolamento di confini anziché come rivendicazione" Cass. 3.10.79, n. 5067, GCM, 1979, 10.

Si veda, a completamento, la seguente casistica:

"l'azione di revindicazione si distingue da quella per regolamento di confini in quanto, mentre con la prima l'attore - sull'assunto di essere proprietario della cosa e di non averne il possesso - agisce contro il possessore o il detentore, oltre che per ottenere il riconoscimento giudiziale del proprio diritto di proprietà, anche per conseguire la restituzione della cosa stessa; con la seconda tende ad eliminare soltanto l'incertezza della linea di demarcazione tra due proprietà, sia per difetto dei confini che per la contestata loro corrispondenza a quelli indicati nei rispettivi titoli d'acquisto, ponendosi l'eventuale richiesta della restituzione di parte del fondo come un mero corollario dell'avvenuto accertamento del confine. Va, di conseguenza, qualificata come revindica l'azione con la quale l'attore, deducendo di essere proprietario, a seguito di vari atti di acquisto, di un terreno, del quale il vicino aveva occupato una porzione sita in prossimità del confine, richieda la restituzione della stessa, senza che assuma rilievo la difesa del resistente che eccepisca, tra l'altro, l'inesistenza di termini tra i due poderi e non si opponga, nel corso del giudizio, ad un'indagine tecnica diretta all'accertamento della linea di confine tra gli stessi Cass. 23.4.81, n. 2412, GCM, 1981, 4;

"deve qualificarsi azione di revindica, e non di regolamento di confini, la domanda riconvenzionale con la quale il convenuto in un giudizio promosso ex art. 951 c.c. denunciando l'avvenuta usurpazione a suo danno di una determinata zona di terreno posseduta dall'attore, chieda l'affermazione del proprio diritto di proprietà su detta zona, attraverso un corrispondente spostamento dei termini, sicché tale domanda è insuscettibile di accoglimento ove non sia assolto l'onere probatorio secondo la norma dell'art. 948 c.c." Cass. 30.3.81, n. 1814, GCM, 1981, 3;

"è correttamente qualificata actio finium regundorum, e non rivendica, l'azione proposta dal proprietario che, pur in presenza di un confine apparente, ne deduca l'incertezza per intervenuta usurpazione di una porzione del proprio terreno da parte del vicino, e chieda, per l'effetto, un accertamento giudiziale della superficie dei fondi confinanti senza porre in discussione i titoli di proprietà, dovendosi ritenere del tutto irrilevante, al riguardo, che l'accertamento della proprietà di una delle parti sulla porzione di fondo controversa comporti anche un (inevitabile) effetto recuperatorio della proprietà stessa quale mera conseguenza dell'esperimento della detta azione, la cui finalità è soltanto quella di eliminare l'incertezza e le contestazioni relativa alla linea divisoria, prescindendo da ogni controversia sui titoli. Del tutto irrilevante risultano, ancora, tanto la proposizione di una eccezione di usucapione da parte convenuta (attesane la inidoneità a trasformare, ex se, la controversia in tema di confini in azione di rivendica), quanto il rilievo che il preesistente confine non sia stato alterato da fattori esterni, quale l'opera dell'uomo, bensì da agenti naturali (non rinvenendosi alcuna ragione logico - giuridica per condizionare la disciplina normativa applicabile alla variabile natura delle cause dell'incertezza del confine materiale)" Cass. 27.5.97, n. 4703, GCM, 1997, 852.



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