Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Bernicchi Francesco Maria - 2013-09-30

AZIONE DI RIVENDICA E REGOLAMENTO DI CONFINI: LA CASSAZIONE CHIARISCE - Cass. Civ. 14660/13 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n. 14660/13 depositata in data 11 Giugno) relativa al tema del diritto di proprietà e differenza tra azione di rivendica rispetto a quella di regolamento dei confini.

Il fatto, in breve: con atto di citazione del Marzo 1993 i coniugi Tizio e Caia convenivano in giudizio i signori Sempronio e Mevia perchè fossero accertati e dichiarati gli esatti confini tra il fondo di loro proprietà e quello dei convenuti e perchè venisse disposta, in conseguenza di ciò, la condanna di questi al rilascio delle porzioni di terreno "occupate senza titolo" e la demolizione di un "ricovero per animali non regolamentare".

I convenuti, costituitisi in giudizio, impugnavano e contestavano le affermazioni degli attori eccependo di aver posseduto, con modalità e tempi conformi alla legge, la maggiore estensione di terreno così da acquistare il bene attraverso l'usucapione dello stess e in secondo luogo di aver rispettato i termini lapidei (vere e proprio pietre che un tempo venivano usate per delimitare i confini) e avere, di conseguenza, costruito legittimamente il ricovero per animali.

Il Tribunale, in primo grado, accoglieva la domanda attorea e dichiarava che i confini erano quelli che emergevano dalle risultanze catastali e rigettava la domanda riconvenzionale di avvenuta usucapione perchè si basava su porzioni di terreno possedute in eccedenza rispetto alla previsioni catastali.

La Corte d'appello di Potenza confermò la determinazione del giudice di primo grado, condannando Sempronio e Mevia al rilascio della zona di terreno controversa e dichiarava che il confine fosse quello emerso nei rispettivi titoli di proprietà.

I soccombenti propongono ricorso in Cassazione con un unico motivo: violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 36 c.p.c. in relazione agli artt. 950 e 948 c.c. adducendo che la Corte territoriale non aveva considerato che la domanda riconvenzionale proposta dai convenuti, fin dal giudizio di primo grado, dovesse essere qualificata come azione di rivendica, con relativa individuazione del conseguente onere della prova da distribuirsi tra gli attori e i convenuti.

In particolare, con tale doglianza i due ricorrenti evidenziavano che, a parer loro, la Corte lucana era incorsa nell'errore di non aver considerato che la domanda riconvenzionale di usucapione aveva determinato un "conflitto fra titoli che avrebbe dovuto costituire la condizione imprescindibile per qualificare la domanda come azione di rivendica anche perchè l'azione di regolamento di confini implica che i rispettivi titoli di proprietà non siano controversi."

In sostanza, la questione sollevata è la seguente:

nell'azione di regolamento di confini i titoli di proprietà non sono controversi e la contestazione attiene alla sola delimitazione dei rispettivi fondi. Tuttavia, se nel corso del giudizio si profilo un conflitto di titoli con il convenuto che nega la proprietà dell'attore contrapponendogli un diritto di proprietà da lui vantato incompatibile con quello attoreo, si può trasformare in azione di rivendica?

Se venisse qualificata come azione di rivendica cambierebbe l'onere della prova.

Per la Corte di Cassazione il motivo è infondato e va respinto.

Alla stregua della consolidata giurisprudenza (Cass. Civ. 9913/2004) si chiarisce che nell'azione di regolamento di confini la proposizione dell'eccezione (o domanda) di usucapione da parte del convenuto proposizione non comporta la trasformazione in "revindica" dell'azione proposta, giacchè il convenuto con quell'eccezione non contesta l'originario titolo del diritto di proprietà della controparte, ma si limita ad opporre una situazione sopravvenuta, idonea, se riconosciuta fondata, ad eliminare la dedotta incertezza del confine.

E' da aggiungere che neanche l'azione di regolamento muta natura quando insieme con la determinazione del confine si chiede anche il rilascio di una zona determinata, configurandosi tale richiesta come mero corollario del suddetto accertamento.

"Infatti è da chiarire che il criterio distintivo dell'azione di rivendica rispetto all'azione di regolamento dei confini risiede nell'esistenza nella prima, del contrasto fra i titoli di proprietà a fronte di un contrasto tra i fondi che caratterizza la seconda"

In conclusione, quindi, deve ribadirsi che è correttamente qualificata come "actio finium regundorum", e non come domanda di rivendica, l'azione proposta dal proprietario che, pur in presenza di un confine apparente, ne deduca l'incertezza per intervenuta usurpazione di una porzione del proprio terreno da parte del vicino, e chieda, per l'effetto, un accertamento giudiziale della superficie dei fondi confinanti senza porre in discussione i titoli di proprietà.

E' da ritenere del tutto irrilevante, al riguardo, che l'accertamento della proprietà di una delle parti sulla porzione di fondo controversa comporti anche un (inevitabile) effetto recuperatorio della proprietà stessa quale mera conseguenza dell'esperimento della detta azione, la cui finalità è soltanto quella di eliminare l'incertezza e le contestazioni relativa alla linea divisoria, prescindendo da ogni controversia sui titoli che diventa una situazione meramente accessoria.

Del tutto irrilevante risulta, in proposito, la proposizione di un'eccezione (o, anche, di una domanda) di usucapione ad opera della parte convenuta, poichè essa è inidonea a trasformare, di per sé, la controversia in tema di confini in azione di rivendica.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in via fra loro solidale, al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori nella misura e sulle voci come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 10 aprile 2013.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2013



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