Fragilità, Storie, Diritti, Minori, donne, anziani -  Ricciuti Daniela - 2016-07-13

Bambini - Daniela Ricciuti

Biagio ha otto mesi, quattro dentini e pesa quasi dieci chili.

Solo tre chili in meno della sorellina, che ha tre anni di più.

Lei, Maria Francesca, è uno scriciolo, sottile e piccolina. Ha capelli color miele a caschetto e occhi nocciola tanto dolci.

Quando è nata, poteva stare in una mano. Ha trascorso i primi due mesi di vita in incubatrice, per sopravvivere. Non poteva essere allattata dalla mamma, nè abbracciata. Ma il calore e l'amore della sua famiglia forse le è arrivato comunque.

Oggi è una bimba buona, tranquilla, ubbidiente. Per niente viziata, anche se è sempre stata al centro del mondo di mamma e papà e dei nonni. Dolce, sensibile, delicata, una bambolina: proprio femminuccia.

Biagio, invece, è un vero maschietto. E' una forza della natura, non si ferma mai, è un katerpillar.

Arriva ovunque gattonando; spinge con una gamba sola. Sembra Pisellino di Braccio di Ferro. Ma non si accontenta e cerca di mettersi su in piedi, arrampicandosi a qualsiasi cosa gli capiti (una sedia, un tavolo, la gamba di qualcuno): vuole già camminare e non manca tanto...

Cade, sbatte, mette in bocca la sabbia, assaggia l'acqua di mare...ma non piange mai. Sorride sempre ed è troppo simpatico, con i due dentini di sopra e due di sotto in bella mostra.

Piange per un solo motivo: quando ha fame. Allora non sente ragioni, urla finchè non ottiene quello che vuole.

Valeria, la mamma, guardandolo teneramente, dice che quando è nato non aveva latte, ma lui ha ciucciato per tre giorni, instancabilmente, e ci è riuscito: "avrebbe fatto venire il latte anche a una statua!".

E' deciso, determinato, inarrestabile. Ed è un bambino gioioso, vivo, allegro, simpatico, buffo, tenero. Riesce a esprimere tutte le sue emozioni, a comunicarle e trasmetterle.
Ride e fibrilla tutto e batte le manine, quando è felice. E lui è praticamente sempre felice! Soprattutto quando la sorellina gli si avvicina, ne è davvero innamorato, le si butta addosso, l'abbraccia e, a suo modo, la bacia, premendo la boccuccia aperta sulla sua guancia.

Che dolci quando li portano in giro, ognuno nel proprio passeggino, e si tengono per mano.

Curioso come i bambini sin da piccolissimi abbiano un proprio carattere, una propria indole, i propri gusti.

E' furba la natura: li ha resi teneri, dolci e indifesi, in modo da risvegliare negli adulti - e persino negli animali - un forte istinto di protezione e attaccamento nei loro confronti.

Non sempre, però, non in tutti.

Marco ha sei anni e cammina zoppicando. E' stato portato via dagli assistenti sociali, quando si è scoperto che non è nato con una malformazione dell'anca, ma erano state le botte che aveva preso sin da piccolo.

Andrea, invece, è diventato cieco, perchè la madre gli spegneva addosso le sigarette, non solo sulla pelle ma anche negli occhi.

Entrambi non volevano essere portati via dalla loro "famiglia" (può esser chiamata così? è certamente un altro il significato della parola!).

Per i bambini il modello di riferimento è quello che apprendono sin da piccoli e i "genitori" sono il bene, comunque. Anche quando sono picchiati, maltrattati, cacciati dalla mamma, è da lei che vanno, piangendo, per farsi consolare, e cercano nel suo abbraccio calore e protezione.

E' stato un trauma, per Marco e Andrea, dover andare via, anche se per andare a stare meglio, per trovare finalmente un po' di amore.

Forse un giorno capiranno. Certo non dimenticheranno mai. Non si dimentica.

Ilia è stata adottata appena nata e subito portata in Italia, e non ha mai conosciuto il Paese in cui è nata. Eppure, mentre gioca a far addormentare la sua bambola, canticchia un motivetto che nessuno le ha insegnato. E' una ninna nanna ucraina: non può che averla sentita quando era ancora in grembo. Ma non l'ha dimenticata.

Daniel veniva da Kinshasa. Aveva l'epilessia e per questo era stato abbandonato, come tanti altri bambini "dannati" del Congo, cacciati dalla famiglia in quanto additati come stregoni (enfant sorciers li chiamano), per il solo fatto di avere una malattia o una disabilità, o anche solo il sonno agitato, lo stomaco gonfio o un comportamento avventato.

Padre Ugo lo aveva portato a Pisa perchè fosse curato. Era ridotto malissimo: nel suo paese era stato sottoposto a esorcismi torture e riti crudeli da pseudo preti e guaritori. Non ce l'ha fatta. Almeno è morto tra le braccia di qualcuno che per la prima volta gli aveva dato affetto.

Destini così diversi, ma tutti bambini.



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