Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2014-09-05

BASTA L'ATTACCAMENTO ALLA FAMIGLIA PER CONSERVARE IL COGNOME DEL MARITO? - Cass. ord. 18141/2014 -V. MAZZOTTA

Può la moglie conservare il cognome del marito dopo il divorzio semplicemente come mero desiderio ?

Secondo la Corte di Cassazione la questione è peculiare e quindi, in assenza di precedenti, va rimessa alla pubblica udienza.

Nel caso all"esame dei Giudici, l"ex moglie ricorreva in Cassazione contro la sentenza di merito che, dopo aver pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio, negava l"autorizzazione a conservare il cognome del marito, aggiunto al proprio.

A fondamento della propria richiesta la donna invocava l"importanza del cognome del marito (noto imprenditore), utilizzato per 32 anni, e  divenuto segno distintivo indelebile della sua identità personale anche nei confronti della famiglia. Sottolineava inoltre  l"assoluta mancanza di pregiudizio che sarebbe potuta derivare all"ex marito dalla conservazione del cognome da parte sua, in quanto persona socialmente stimata e apprezzata.

A norma dell"art. 5 della legge n. 898/1970 successivamente al divorzio, "La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio".

La giurisprudenza ha in diverse occasioni precisato che la moglie può continuare ad utilizzare il cognome del marito soltanto nel caso in cui la donna abbia fatto uso protratto del cognome stesso, sicché questo sia ormai diventato mezzo di identificazione della sua persona. Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 5644/2009 ha affermato che: "L"interesse al mantenimento del cognome del coniuge dopo il divorzio risulta meritevole di tutela qualora riguardi la sfera del lavoro professionale, commerciale o artistico della moglie , oppure, ancora, in considerazione di profili di identificazione sociale e di vita di relazione meritevoli di tutela oltre che di particolari profili morali o considerazioni riguardanti la prole (la cui identificazione con un cognome diverso possa essere causa di nocumento). L"indagine circa la sussistenza di siffatti presupposti può essere effettuata sulla base di documenti attinenti agli ambiti della vita privata della coniuge che possono assumere rilievo in tal senso, come quelli che riguardano la salute della medesima (ad esempio certificati medici dai quali risulta una almeno prevalente intestazione alla donna con il cognome del marito), la vita professionale egli affari. Qualora risulti da tale documentazione – e l"indagine può e deve riguardare tutti i documenti prodotti dalla controparte anche a scopo diverso, come la stessa procura alle liti – che l"utilizzo del cognome del marito non assume, rispetto allo svolgimento della vita della moglie , un rilievo preminente rispetto ai profili sopra menzionati, non ne sussiste a favore della medesima il diritto alla conservazione".

L"attaccamento alla famiglia è sufficiente per conservare il cognome dell"ex marito?

Nel caso in commento, la relazione depositata dal Consigliere  all"udienza filtro in Cassazione, nel proporre il rigetto del ricorso, evidenzia comunque la rilevanza della questione dal punto di vista etico, seppure giuridicamente infondata perché «il principio cui l"ordinamento familiare è ispirato è quello della coincidenza fra denominazione personale e status» e  «la possibilità di consentire con effetti di carattere giuridico-formali la conservazione del cognome del marito, accanto al proprio, dopo il divorzio, è da considerarsi un"ipotesi straordinaria affidata alla decisione discrezionale del giudice di merito secondo criteri di valutazione propri di una clausola generale ma che non possono coincidere con il mero desiderio di conservare come tratto identitario il riferimento a una relazione familiare ormai chiusa quanto alla sua rilevanza giuridica».

Appare quindi di estremo interesse conoscere l"opinione della Cassazione in merito: non ci resta che attendere.



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