Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 2014-01-24

BENI COMUNI. OLTRE L'OPPOSIZIONE NATURA/CULTURA - Maria Rosaria MARELLA

Il bosco può ben essere assunto come metafora dei beni comuni. Luogo che si pone oltre l"opposizione natura/cultura (infatti chi può dire dove finisce l"opera dell"uomo e inizia il dominio della natura in un bosco?) e oltre la dicotomia soggetto/oggetto (è il bosco oggetto di appartenenza da parte della comunità o è esso stesso il soggetto che con le risorse che contiene provvede alla sopravvivenza della "sua" comunità?) è un prodotto collettivo e si trova in una relazione circolare con la comunità che lo abita e lo usa: si identifica in funzione di quella comunità, ma a sua volta la comunità che ne gode è individuata attraverso quell"uso.

I beni comuni anche sono un prodotto collettivo, e questo è autoevidente se facciamo riferimento ai beni comuni di carattere immateriale, alla conoscenza, per esempio; ma è altrettanto vero in riferimento alle risorse materiali: oltre l"opposizione natura/cultura, la cooperazione sociale produce, trasforma e preserva anche risorse come l"acqua, il paesaggio, l"ambiente, ecc. Questi caratteri fanno dei beni comuni una nozione sovversiva per il diritto vigente, che è diritto, ricordiamolo, di solide basi liberali.

I beni comuni non tollerano la distinzione natura/cultura, e questo il giurista che ha ragionato sul corpo e sul bios lo accetta di buon grado. I beni comuni però mettono in scacco altresì l"opposizione soggetto/oggetto e la dicotomia pubblico/privato. E qui il giurista vede messe in discussione le strutture logiche fondanti del suo ragionare. Come per il bosco, un bene comune si trova in una relazione circolare con una comunità di riferimento: comunità e risorsa sono reciprocamente costitutive, sicché è impossibile e fuorviante ordinare questa relazione in termini di soggettività giuridica e oggetto di diritti. Una prima difficoltà di un discorso giuridico sui beni comuni è dunque questa. Ma è forse ancor più problematico rinunciare a leggere i fenomeni giuridici attraverso la lente della contrapposizione pubblico/privato, un punto assai nevralgico anche sul piano del discorso politico, soprattutto a sinistra. Tuttavia la consapevolezza dell"eccedenza del comune rispetto a quella dicotomia rappresenta la conditio sine qua non di un possibile diritto dei beni comuni. Un diritto che in tanto ha ragion d"essere in quanto contiene un progetto di trasformazione. Su questo punto vorrei spendere qualche riflessione.

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Da LETTERA INTERNAZIONALE n. 113 – III trimestre 2012, pp. 9-14



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