Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2013-10-04

BILANCIO DI SRL: NECESSITA' D'INFORMAZIONI COMPLEMENTARI E NOTA INTEGRATIVA - RM

Quando le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non risultino sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, nel bilancio devono essere fornite informazioni complementari,

"qualora l'attività svolta dalla società (nella specie, collocamento presso terze imprese di lavoratori temporanei, con obbligo di versare loro la retribuzione rivalendosi verso le imprese terze) richieda che, tra i costi per lavoratori dipendenti, si distinguano quelli di struttura rispetto a quelli connessi alla fornitura di lavoro interinale, trova concreta applicazione il comando (art. 2423 comma 3 c.c.) di fornire informazioni complementari a quelle richieste da specifiche disposizioni di legge" (Trib. Milano 5.4.2006, BBTC, 2008, 2, 201 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON -),

necessarie allo scopo; e se, in casi eccezionali,

"in tema di valutazione degli elementi dell'attivo del bilancio di una società per azioni, le «speciali ragioni» di cui all'art. 2425, ultimo comma, c.c. (nel testo antecedente alle modifiche introdotte dal d.lg. n. 127 del 1991), permettono la deroga agli ordinari criteri di cui ai commi precedenti della citata disposizione e non solo ai criteri massimi di valutazione e trovano giustificazione in peculiari esigenze del caso concreto, tali da rendere inadeguato il valore legale del bene; è pertanto corretta la riduzione delle quote di ammortamento dei beni aziendali operata in ragione della contribuzione degli stessi alla gestione dell'imprese (nella specie, limitata a soli tre mesi l'anno, in considerazione del carattere stagionale dell'attività imprenditoriale), al fine di tener conto del consumo e del deperimento effettivamente verificatisi a causa di tale limitata utilizzazione" (Cass. civ., sez. I, 23.5.2008, n. 13413, GCM, 2008, 5, 799 – secondo Pret. Napoli 14.10.1999, FO, 2000, 9343 non rientra tra i casi eccezionali di cui all'art. 2423 comma 4 c.c., la rivalutazione di un immobile posta in essere al fine di non dover chiudere l'esercizio in perdita o, addirittura, non dover subire una riduzione o un azzeramento del capitale sociale per perdite. Per cui l'iscrizione in bilancio di un fondo di rivalutazione immobiliare pari alla perdita d'esercizio costituisce un atto illegittimo perseguibile con l'azione di responsabilità nei confronti degli organi sociali),

l'applicazione di una disposizione obbligatoriamente prevista dal codice civile risulti incompatibile con detta rappresentazione veritiera e corretta, tale disposizione non deve essere applicata:

"la direttiva comunitaria Ce n. 78/660 del 25 luglio 1989, nel sancire il principio per cui se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione in tema di valutazioni di bilancio contrasta con l'obbligo di dare un quadro fedele della situazione patrimoniale, di quella finanziaria nonché del risultato economico della società, occorre derogare alla disposizione in questione onde fornire un quadro fedele, lascia agli Stati membri di scegliere se precisare i casi eccezionali e fissare il corrispondente regime derogatorio (art. 2, comma 4, dir. cit.); e il legislatore italiano ha scelto di non avvalersi di questo potere, e di rimettere al giudice l'accertamento dell'eventuale ricorrenza nel caso concreto di una ragione di eccezionalità. E il caso eccezionale, che giustifica la disapplicazione delle norme sulla valutazione delle voci di bilancio, è quello in cui le norme medesime siano incompatibili con una rappresentazione "veritiera e corretta"; sicché, non bastando il riferimento al mero criterio della "veridicità" - che, se considerato da solo, come riferito al mercato, avrebbe la portata di rendere sempre inapplicabili i criteri contabili di valutazione - non può ritenersi che il principio di verità e correttezza del bilancio sia violato per il solo fatto che i valori contabili di alcune voci sono inferiori a quelli di mercato" (Cass. civ., sez. I, 8.6.2007, n. 13503, GCM, 2007, 6, GC, 2008, 12, 2942).

In quest'ultimo frangente, dovrà essere la nota integrativa ad evidenziare e motivare la deroga, indicandone doverosamente l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico; eventuali utili, derivanti dalla deroga predetta, dovranno essere iscritti in una riserva, non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato:

"l'amministratore e il sindaco sono diretti destinatari dell'art. 2621 c.c. e delle norme civili, integrative di quelle penali, relative, ai sensi degli art. 2491 e 2423 - 2431, agli obblighi di chiarezza, precisione, completezza e verità che devono essere osservati nella redazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali. In particolare, il sindaco non è un "extraneus" e risponde del reato, eventualmente in concorso con gli amministratori, non per fatto altrui, ex art. 40 cpv. c.p., ma per fatto proprio, e, non solo per fatto omissivo, "sub specie" di violazione dei doveri di vigilanza, ma per fatto commissivo, per aver approvato, in sostanza, la falsa relazione, per averla condivisa, consapevole della non corrispondenza al vero" (Cass. pen., sez. V, 1.3.1999, n. 12018, DPSoc, 1999, 24, 88 - Conforme - Cass. pen., sez. V, 19.3.1999, n. 3685, DPSoc, 1999, 17, 86).



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